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Tassa equo compenso: dopo Apple stangata anche da Samsung

samsung-equo-compensoEquo compenso, reazioni a catena. Dopo l’aumento del 500% dell’equo compenso, la tassa sui prodotti tecnologici – telefonini, tablet, ma anche memorie flash, pennette USB, CD e DVD – sta scatenando le case produttrici che per i clienti italiani stanno alzando i rispettivi listini.

“Non è una tassa e comunque l’aumento dell’equo compenso non lo pagheranno i cittadini”, ha detto il Ministro promotore di questo aumento, Franceschini, dimostrando chiaramente di non sapere nemmeno di cosa stesse parlando. L’equo compenso va alla Siae come una sorta di “risarcimento” per la pirateria, ma è chiaro che aumentarlo comporta l’aumento dei prezzi e un doppio danno.

I clienti, infatti, quando non sono del tutto scoraggiati a comprare, si rivolgono agli store stranieri, che vendono a prezzi inferiori, affossando così l’economia di settore. Dopo Apple, anche Samsung ha aumentato i propri listini in Italia e senza alcuna comunicazione ufficiale: smartphone, tablet, tv, USB key, gadget audio, hard disk (che passano da 80 a più di 100 euro), schede di memoria e tanto altro ancora.

Insomma, un governo che a parole parla di digitalizzazione, di abbassamento delle tasse, di rilancio dell’economia, e poi prende provvedimenti che affossano il settore e che gravano anche sui costi di mantenimento di uffici e aziende. Un vero salasso.

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