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Tasse e ticket: otto regioni italiane rischiano aumenti. Quali saranno?

Tasse e ticket: la nuova manovra del governo Renzi sulla legge di stabilità rischia di dare una stoccata alla tasche dei cittadini italiani di ben otto regioni. Ore di ansiosa attesa si respirano prima che dalle camere arrivi la comunicazione definitiva, al momento intanto restano solo minacce spinte o sospinte dalla paura. O forse sotto c’è qualcosa di più grosso? Sono gli stessi enti locali a lanciare il primo allarme, che rischiano anche di dover fronteggiare un nuovo turn over per le Pubbliche Amministrazioni e accontentarsi di tirare avanti con fondi decurtati.

Matteo Renzi rassicura e al contempo ammonisce: “nessun comune o regione potrà alzare le tasse rispetto al 2015”. Annuncio che a conti fatti non sembra rincuorare proprio nessuno, perché il 2015 sta finendo, e sul 2016 il premier non si è espresso, lasciando un enigmatico, quanto imprevisto futuro. D’altra parte Confindustria dichiara che la nuova manovra avrà un “impatto positivo pari allo 0,3 per cento del Pil il prossimo anno”. Il tutto ovviamente resta legato a quanto accadrà per il prossimo anno.

Intanto arrivano anche i nomi delle regioni per cui è previsto il cosiddetto ‘piano di rientro’ in ‘disavanzi sanitari’, si legga buchi che dovranno essere colmati svuotando i portafogli dei cittadini, e dunque aumento delle tasse e ticket. Le regioni in disavanzo sono: Sicilia, Lazio, Puglia, Abruzzo, Campania, Molise, Calabria, Piemonte, per le quali è previsto l’aumento dell’Irpef e dell’Irap, e forse anche sugli stessi ticket per le prestazioni sanitarie.

Né arriva peregrina la notizia che il presidente della conferenza delle regioni Sergio Chiamparino, nonché presidente di una delle regioni in disavanzo sanitario (più la si pronuncia la frase, più la si sente suonare come una defixio), il Piemonte, ha dichiarato le proprie commissioni, proprio a causa del bilancio della sua regione, almeno queste le ragioni ufficiali. Chiamparino chiede al governo perché il fondo del Servizio Nazionale è sceso a 11 miliardi di euro, rispetto ai 23 promessi durante l’estate.

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