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Tfa per diventare (forse) insegnante: lo Stato vuole il pizzo

La disoccupazione giovanile fa registrare cifre da record. A livello nazionale i senza lavoro sono circa un terzo. Al Sud i giovani disoccupati sono il 50%. Da uno Stato che – Costituzione alla mano – considera il lavoro un diritto nonché un dovere di ogni cittadino, ci si dovrebbero aspettare politiche che vanno in tal direzione. La nostra classe politica, invece, fa l’esatto opposto. I parlamentari insultano un giorno sì e l’altro i precari (chiamati “sfigati”, “bamboccioni”, “mammoni”, “brontoloni”…). Quando non dicono idiozie e si mettono a fare qualche riforma, l’unico scopo è quello di abbattere i diritti e rendere più facili i licenziamenti.

E allora quanto avviene con gli aspiranti insegnanti non stupisce nemmeno, pur essendo qualcosa di vergognoso. A luglio ci saranno i test preliminari per accedere al Tfa, ovvero il corso di formazione rivolto ai docenti non ancora abilitati. Per potere soltanto partecipare, bisogna sborsare 100-150 euro. E fin qui… Chi, superati tutti i test, avrà diritto a frequentare il Tfa, pagherà una cifra compresa tra i 2mila e i 3mila euro! Gli aspiranti docenti dell’Abruzzo sborseranno la bellezza di 3.077 euro. E pazienza se parliamo di una popolazione ancora stremata dal terremoto del 2009.

Il ragionamento che fa lo Stato è semplice: vuoi avere una possibilità, seppure remota, di lavorare nella scuola? Paga il “pizzo”! Badate bene, si sta parlando di un corso che abilita solamente all’insegnamento, ma che non dà nessuna garanzia di accedere realmente alla professione. Anzi, visti i tagli all’organico degli ultimi anni, e vista la “riforma delle pensioni”, le chances dei giovani laureati sono pochissime.

Siccome, però, la disoccupazione dilaga, e la voglia di un posto pubblico resta tanta, si prevede una partecipazione in massa. Insomma, siamo alla speculazione pura e nuda. E come si potrebbe parlare diversamente, quando a un giovane precario o senza lavoro, quindi ai più poveri, vengono chiesti 3mila euro? In quale altro concorso pubblico funziona così? Semplice: in nessun altro concorso pubblico.

La verità è che la classe politica non perde occasione per mortificare la scuola e i giovani. Le borse di studio, ormai, sono state quasi abolite. La professione insegnante è quasi inaccessibile agli under 30. Edifici e strumenti didattici non vengono mai rinnovati. E’ evidente che per governo e parlamento abbattere l’istruzione è una priorità. Questo, si capisce, non lo ammetteranno mai. Anzi, speculando sulla morte della povera Melissa Bassi, hanno avuto persino il coraggio di sottolineare la fondamentale importanza della scuola. C’è solo da chiedersi se almeno un po’ si vergognano.

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