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Tim Cook al 60 Minutes con Charlie Rose ci svela la Apple e il suo legame con Steve Jobs

Tim Cook mette a nudo alcuni caratteri della Apple al programma di Charlie Rose

Tim Cook al ‘60 Minutes‘ di domenica di Charlie Rose ha fornito uno sguardo dettagliato e unico della Apple, abbattendo quel muro impenetrabile che avvolge la società. Durante l’intervista, che ha catalizzato i riflettori di quasi tutti gli Stati Uniti e non solo si è parlato di come la dirigenza sia riuscita a mantenere la società un passo avanti rispetto alla concorrenza in tutto questo tempo, e su molte altre curiosità riguardanti.
Oltre a Tim Cook, ’60 Minutes’ ha concesso spazio allo Chief Design Officer Jony Ive, al Senior Vice President Worldwide Marketing Phil Schiller, Senior Vice President di Hardware Engineering Dan Riccio e ad altre personalità di spicco del settore per discutere tutti insieme sulla sicurezza, sulla crittografia, sulla privacy e sul product design.

Il rapporto speciale di Tim Cook co Steve Jobs

Ovviamente la questione non poteva non toccare Steve Jobs, di cui Tim Cook ha detto che “non ho mai incontrato nessuno sulla faccia della terra come lui prima … che ha avuto questa incredibile e misteriosa capacità di vedere dietro l’angolo. Che ha avuto questa forza trainante implacabile per la perfezione” e ha ribadito che la Apple è “ancora la società di Steve“, nonostante sia già passato qualche anno dalla sua scomparsa. Suggerendo che il rapporto di amicizia instauratosi tra i due era molto più forte di quello lavorativo, che a portato la Apple sulla cima del mondo, mostrando anche un lato umano della società, che starebbe alla base del grande successo.
Poi Cook ha parlato della versione 2.0 di Apple Watch che potrebbe rivelarsi lo smartwatch che tutti attendono dal mercato. Il flop dell’Apple Watch non deve in realtà stupire più di tanto, se si guarda indietro alla storia dell’iPad, ci si ricorderà che è stato lanciato con una grande campagna pubblicitari, ma non è diventato un must-have fino all’uscita dell’iPad 2,lanciato un anno più tardi con un design più sottile, prestazioni più veloci e dotato di camere FaceTiming e molto altro ancora.
Nessuna notizia sul fronte della Apple Car Cook non ha svelato assolutamente nulla sui lavori dell’auto dotata di auto-guida, “una delle grandi cose sulla Apple è che probabilmente abbiamo più segretezza qui che la CIA“.

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Al giornalista Charlie Rose e è stato inoltre concesso l’accesso raro in studio top-secret di design industriale, il laboratorio più interno in cui i progettisti e gli ingegneri della Apple lavorano su tutti prodotti futuri che devono ancora essere rilasciato, dagli iPhone, agli iPad fino ai pc. Jony Ive, capo dell’ufficio design, ha rivelato a Rose la sua squadra di 22 persone “ha fatto 10 diversi prototipi [iPhone 6 e 6S plus] prima di decidere quale funzionava meglio.”
Ive, noto per la grande cura verso la sensazione tattile dei materiali, ha spiegato a Rose come è stato scelto il design dell’iPhone finale 6 e 6 Plus.
Si arriva così a scoprire che l’attenzione per i dettagli non conosce limiti: il Senior Vice President di Hardware Engineering Dan Riccio ha spiegato come Ive sia andato a lui cercando di progettare una batteria che riuscisse a durare un giorno intero, adattandosi al design in alluminio ultra sottile dei modelli progettati. Così si è approdati ad una batteria “a schiera” che stringe più di quanto sia possibile la batteria all’interno del telaio.
L’iPhone 6S ha senza dubbio la migliore fotocamera disponibile attualmente sul mercato degli smartphone; secondo Flickr, l’iPhone ha la fotocamera più popolare nel mondo, più usata di quella del Samsung e addirittura delle reflex digitali di livello professionale.

Tim Cook parla delle questione alla tassazione USA

Cook ha chiarito che la Apple non cercato in alcun modo di evadere le tasse mantenendo ricavi detenuti all’estero, definendo le accuse senza mezzi termini “merda politica totale” e che non “c’è stato nulla di vero dietro” e la società paga ogni dollaro che deve al governo USA. Sui ricavi all’etero ha detto: “perché mi sarebbe costato il 40 per cento portarli a casa e non credo che sia una cosa ragionevole da fare. Si tratta di un codice fiscale, Charlie, che è stata fatto per l’era industriale, non per l’era digitale. E ‘al contrario. E’ terribile per l’America. Avrebbe dovuto essere fissato molti anni fa.”
Chiarendo che la scelta di produrre in Cina si basa sulla professionalità del lavoro, non dei guadagni, “la Cina ha messo un enorme contrazione sulla produzione“. La Apple prende le condizioni di lavoro nelle fabbriche cinesi molto seriamente e svolge costantemente revisioni interne presso i suoi produttori, per garantire che i lavoratori non vengano maltrattati e oberati di lavoro.

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