Trapianto di pene ad ex soldato negli USA, l’ultima sfida della chirurgia

Il trapianto di pene sarà la nuova frontiera della medicina che il team di chirurghi della Johns Hopkins University School of Medicine tenteranno di valicare. Se il delicatissimo trapianto avverrà con successo tutti gli ex soldati che hanno subito danni potranno tornare a ripristinare le loro normali funzioni urinarie, nonché ritornare ad avere nuovamente rapporti sessuali e forse recuperare anche la loro fertilità.
Negli ultimi anni il settore dei trapianti ha fatto numerosi passi avanti: dall’ultimo impressionante trapianto di faccia fatto ad un vigile del fuoco negli Stati Uniti, fino al trapianto di utero per le donne transgender che potrebbe permettere loro di avere addirittura dei bambini.
Per il momento, il sistema sanitario statunitense ha stabilito che tali trapianti saranno offerti esclusivamente ai membri delle forze armate che hanno subito lesioni alla loro pene e testicoli, mentre erano impegnati in missioni di guerra.
trapianto di pene
Le lesioni genito-urinarie, nonostante non vi se ne parli molto, sono tra le ferite più comuni riportate nelle forze armate, forse perché non sono così visibili come la perdita di un braccio o una gamba. Secondo un rapporto recentemente stilato da un quotidiano inglese, il The Times, circa 1.367 uomini in servizio militare hanno riportato gravi ferite all’apparato genito-urinario soltanto tra il 2001 e il 2013. Questo genere di infortuni sono per lo più causati da esplosioni di ordigni improvvisati. In un articolo pubblicato nel 2010 sul Canadian Medical Association Journal si affermava che il 12% di tutte le ferite di guerra consistono in traumi all’apparato genito-urinario.
Queste lesioni genitourinarie non sono cose di cui sentiamo parlare o che si leggono molto spesso“, ha detto Andrew Lee, presidente di chirurgia plastica e ricostruttiva presso la Johns Hopkins, che ha continuato esprimendo un sentimento comune “è devastante, per un giovane tornare a casa nei suoi 20 anni con la zona pelvica completamente distrutta.” Infatti il danno maggiore avviene non in termini fisici, ma psicologici. La perdita del pene o dei testicoli, con conseguente perdita della fertilità e della capacità di procreare, sono la parte più dura da dover affrontare una volta ritornati in società nella vita di ogni giorno.

Trapianto del pene, i danni più gravi potrebbero interessare il paziente a livello psicologico

Il team di chirurghi della Johns Hopkins University School of Medicine ha annunciato che entro un anno o al più entro pochi mesi la loro struttura sarà in grado di eseguire il nuovo trapianto di pene. Secondo il Dipartimento della Difesa, oltre 1.300 militari sostenuto una qualche forma di trauma genitale tra il 2011 e il 2013. Il pene protesico finora utilizzato verrà così finalmente sostituito da uno funzionante; il pene protesico non è infatti in grado di ripristinare l’intera gamma di funzioni, come invece può avvenire con un trapianto di pene da un donatore. Allo stesso modo, una sostituzione delle cellule attive dal paziente è possibile, ma mancano ancora circa cinque anni prima che possa essere realmente praticata dai medici. Anche la stessa procedura di riattacco del pene è un’operazione delicata e rischiosa: il team, che si occuperà del trapianto, ritiene che ogni intervento chirurgico durerà non meno di 12 ore, se qualcosa dovesse non funzionare, il danno psicologico procurato al paziente potrebbe essere enorme. Se invece, come si spera d’altra parte, il trapianto di pene dovesse andare a termine come previsto, allora il paziente riguadagnerà una buona dose di autostima, con grandi vantaggi per il suo stato psicologico.

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