Molestie e insulti i racconti delle donne che accusano Trump

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NEW YORK Commenti inappropriati, mano lunga, scherzi umilianti, vanterie: sapevamo già che Donald Trump non è il campione del femminismo, ma un’inchiesta del New York Times aggiunge particolari che pochi conoscevano. Il business man che al liceo era noto come “ladies man” non ha mai fatto mistero di quel che pensava quando incontrava una bella donna, al punto di piantarle a tradimento un bacio in bocca o carezzarle le gambe sotto la tovaglia al ristorante. Il quotidiano ha intervistato 40 donne che hanno avuto contatti con Trump negli ultimi 40 anni, e il quadro che ha disegnato è abbastanza vario. Se è vero infatti che “the Donald” non sembra aver mai capito cosa sia appropriato con le donne – amiche, conoscenti, dipendenti o sconosciute – è anche vero che tante gli sono grate per aver creduto in loro e aver garantito loro sbocchi professionali che altri imprenditori non si sognavano di concedere.

GLI ATTACCHI A HILLARY

Il rapporto del New York Times arriva proprio quando Trump sta cercando di diminuire l’immagine di Hillary Clinton facendo leva sulle infedeltà di Bill negli anni Novanta. Trump sostiene che Hillary era colpevole come il marito, per non aver aiutato quelle giovani, e aver anzi contribuito a rendere la loro vita un inferno. Per ora l’accusa non sembra aver sortito l’effetto desiderato, e le donne continuano ad avere opinioni negative su di lui. Per di più le storie delle sue infedeltà stanno ricomparendo su vari media. I nomi di Madonna, Carla Bruni, Kim Ba- singer, per non parlare di varie modelle e miss, stanno risalendo alla superficie, così come la storia del suo tradimento della prima moglie, Ivana, con la modella Marla Maples, poi diventata la seconda moglie. il candidato repubblicano alla presidenza ha già compiuto varie gaffe durante la campagna, esprimendo pareri pesanti su giornaliste, donne politiche ecc. E ha anche causato sconcerto per l’ammirazione più volte espressa sulla bellezza della propria figlia, ivanka, sul suo corpo perfetto, al punto di aver detto che se non fosse sua figlia le avrebbe chiesto un appuntamento galante.

L’OSSESSIONE

Questa ossessione per il corpo delle donne sembra essere un tema ricorrente nella vita di Trump, che ha avuto la fortuna di diventare il proprietario del concorso di Miss Universo e Miss Usa, occasioni in cui ha preteso di studiare le ragazze in gara, facendole sfilare solo per lui, e in alcuni casi esprimendo la sua ammirazione baciandole sulla bocca: «Pfui, inappropriato!» pensò la 21enne Miss Utah, Temple Taggart, quando Trump le appiccicò le labbra sulla bocca. imbarazzata una giovane che doveva lavorare per lui, e che al ristorante, con al fianco il suo boy-friend, si è sentita la mano di Donald esplorarle le cosce. Umiliata la direttrice del settore costruzioni dell’azienda, perché essendo ingrassata veniva presa in giro pubblicamente da Donald: «Ti piacciono i dolci, eh?» Eppure, nell’azienda ci sono più donne che uomini, e tutte si dicono contente, perché, dice Trump, «le donne lavorano più sodo degli uomini».

Una cinquantina di donne che avevano avuto a che fare con Trump sono state intervistate in sei settimane,eda una trentina di essere è emerso un ritratto da molestatore seriale. Eppure dall’attacco del New York Times, tutto sommato,Trump esce fuori un po’ meglio di quanto non ci si sarebbe potuto aspettare. «Passare la linea,come Donald Trump si comporta con le donne in privato», è il titolo Sottotitolo:«Le interviste rivelano avance sgradite, un affidamento furbastro sull’ambizione, e decenni di condotte inquietanti sui luoghi di lavoro».

Non solo sui luoghi di lavoro negli uffici della Trump Tower o nei cantieri in realtà,ma anche nelle sue case e nei backstage di concorsi di bellezza. Episodi che probabilmente lui ha già dimenticato, ma che invece per le donne coinvolte avrebbero rappresentato traumi. Storia di apertura è ad esempio quella di Rowanne Brewer Lane, una modella allora 26 enne che nel 1990 era presente a un party in piscina offerto da Trump a Mar a Lago, Florida. C’era un’altra cinquantina di modelle, oltre a una trentina di uomini. Ma Trump, nel mezzo di una causa di divorzio, le prese la mano e iniziò a mostrarle la villa. «Mi chiese se avevo un costume da bagno. Io risposi di no perché non intendevo tuffarmi», ha raccontato. «Mi portò in una stanza, aprì i cassetti e mi chiese di mettermi il costume.

Andai in bagno e me ne provai uno.Era un bikini.Uscii fuori e lui disse: Wow». Poi accompagnò la ragazza in piscina e disse: «questa è una straordinaria Trump girl, non è vero?». «Gli piaceva millantare le sue prodezze sessuali e la capacità di conquistare le donne, senza curarsi di chi aveva a fianco», ha testimoniato un’altra delle intervistate. Temple Taggart, 21enne Miss Utah nel 1997, ricorda: «mi baciò direttamente sulle labbra.Ai tempi era sposato con Marla Maples,edio ho pensato:che schifo!». «Ci veniva chiesto di metterci in costume emetterci tutte in fila perlui sul palco, e Donald Trump arrivava con il suo entourage per passarci in rassegna,come un generale»,ha raccontato Carrie Prejean, Miss California 2009. All’architetto Barbara Res, che lavorò alla costruzione della Trump Tower negli anni ’80 ripeteva in continuazione «ti piacciono le caramelle», per rimproverarla di essere sovrappeso.

Anche Alicia Machado, Miss Universo del 1996, poco dopo la vittoria del titolo fu portata in una palestra dove vi era Trump con giornalisti e telecamere per annunciare l’inizio di una dieta. «Stavo per piangere, ho detto “non lo voglio fare” e luiha risposto “non mi importa”, dopo di allora mi sono ammalata di anoressia e bulimia, negli ultimi 20 anni sono andata da un sacco di psicologi per combatterla». Ma un’altra testimone ancora ha spiegato la sua preferenza per le donne con la motivazione da lui data: «spesso lavorano sodo, molto più duramente degli uomini». Lo stesso New York Times riconosce infine che ne viene fuori un ritratto «complesso e a volte contraddittorio». «Da una parte favorisce le carriere delle sue dipendenti, dall’altra prende in giro il loro aspetto o fa loro delle avancesnon richieste». In sintesi: Trump «può essere volgare in un momento e un gentiluomo subito dopo».

new york Donald Trump definito un molestatore da decine di donne che hanno avuto a che fare con lui negli anni e che sono state intervistate dal New York Times nell’ambito di una grande inchiesta su un uomo che tra un anno potrebbe essere alla Casa Bianca. Ma sul significato da dare in questo caso alla parola «molestie» è meglio essere prudenti: arrogante, volgare, prepotente, Trump può passare in un attimo dalla gentilezza galante alla brutalità verbale che degrada le donne, le rende impersonali secondo un’abitudine ereditata dal padre Fred. Non violenze fisiche (a parte il noto caso dell’ex moglie Ivana che si è rimangiata la sua denuncia), ma molte ragazze attirate e poi schiacciate dal «tycoon» sotto il peso del suo potere, della sua celebrità, della ricchezza e della rete di conoscenze che contano. Rapporti spesso controversi: alcune di queste donne, dopo essere fuggite per sottrarsi alle umiliazioni, sono tornate per ottenere soldi, favori, un aiuto per la carriera.
L’inchiesta-«monstre» dedicata dal New York Times ai rapporti di Trump col mondo femminile sicuramente farà discutere e si presta a commenti di vario tipo. Certamente contribuisce a definire meglio la psicologia contorta e i modi grossolani
di un personaggio brutalmente istrionico, che spesso si è lasciato andare a prevaricazioni e violenze psicologiche. Ma ci sarà anche chi noterà che, a fronte di uno sforzo enorme — un’inchiesta durata sei settimane nel corso della quale sono state intervistate una cinquantina di donne che hanno avuto a che fare con Trump tra vita sociale, concorsi di bellezza e rapporti di lavoro nelle sue società immobiliari — il ritratto del palazzinaro- playboy prepotente non è molto diverso da quello che viene fuori da articoli sullo stesso argomento pubblicati da media come Politico.com o l’Huffin- gton Post.
Il motivo dei limitati risultati dell’inchiesta sta, forse, proprio nelle caratteristiche psicologiche del personaggio che, stando al racconto delle sue vittime (spesso vere, a volte presunte), non cerca di sfruttare il suo potere per atti di violenza sessuale fisica, ma sembra godere soprattutto per l’umiliazione pubblica delle donne che ha deciso di colpire. Sono queste le caratteristiche delle storie che aprono e chiudono l’inchiesta.
Nel 1990, durante una festa con 50 modelle e una trentina di uomini nella sua residenza di Mar-a-Lago a Palm Beach, in Florida, Trump si invaghì di una «new entry» che non conosceva,
Rowanne Brewer Lane. La portò in camera, ma non cercò di fare sesso con lei. Le fece indossare un bikini, e poi la riportò nella festa, esibendola come una sua nuova conquista, una «Trump girl».
Più amara la storia finale, anch’essa rivelatrice di un gusto per la prevaricazione, più che per la lussuria: nel 1996 Alicia Machado vinse il concorso di Miss Universo, un’organizzazione acquistata anni prima da Trump per poter avere sempre donne da passerella, bambole perfette, attorno a sé. Subito dopo successe una cosa abbastanza umana: Alicia ingrassò. Il miliardario, prendendo la cosa come una specie di offesa personale, la ribellione di una donna-oggetto, cominciò a sbeffeggiarla in pubblico. La Machado ha raccontato al Times che, umiliata, chiese all’organizzazione del concorso di aiutarla a dimagrire: la chiamarono a New York, la misero in un bell’albergo, organizzarono sedute di attività fisica per farle perdere peso ma, quando arrivò la prima volta in palestra, trovò Trump che aveva chiamato 90 giornalisti. Assediata dalle telecamere, disse all’immobiliarista di non voler essere ripresa. «Non mi importa» fu la secca risposta. Alicia ha passato i 5 anni successivi oscillando tra anoressia e bulimia.
Nell’inchiesta c’è un po’ di tutto: anche donne che hanno giudicato corretti e positivi i loro rapporti con Trump (che, intervistato, ha negato molte delle malefatte attribuitegli). Ci sono poi ragazze che, pur essendo fuggite per le umiliazioni, sono poi tornate nel «clan» per i vantaggi economici o di carriera. E la figlia Ivanka non è la prima donna stimata da Trump come manager alla quale lui ha dato ampi poteri: negli anni Ottanta nominò capo delle costruzioni Barbara Res. Fu dura, racconta lei oggi: «Mi diceva: le donne sono inferiori agli uomini, ma quando ne capita una in gamba è meglio». La Res, comunque, resistette 15 anni: fu lei a dirigere la costruzione della Trump Tower.

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