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Tumori, un test per avere la diagnosi anche con quattro anni di anticipo

La biologa cellulare molecolare Patrizia Peterlini, italiano docente in Francia già nel 2016 aveva presentato il nuovo test per la diagnosi anticipata del tumore messo a punto da lei della sua équipe. Il test consiste in due tappe, una è l’isolamento delle cellule tumorali rarissime a partire dal sangue del paziente. La seconda analisi consiste in un’analisi cito patologica che permette di dire in modo precise senza errori se ci sono cellule tumorali nel sangue.

In una intervista al Corriere, ha spiegato cosa l’ha spinta a dedicarsi alla lotta contro i tumori e come vorrebbe rendere disonibile a tutti il suo test anti-cancro. “Da circa un anno e mezzo è a disposizione il test Iset (Isolation by Size of Tumor Cells) per l’individuazione delle cellule tumorali nel sangue – spiega – Con questo sistema il professor Paul Hofman a Nizza ha scoperto cellule tumorali nel sangue di cinque pazienti a rischio, fumatori affetti da broncopatia, ben prima che il cancro al polmone fosse visibile. Il test è per ora disponibile per aiutare a prevenire le metastasi in pazienti con diagnosi di tumore, anche se non lo si può rifiutare ai soggetti senza tumore che firmano il consenso informato. Costa 486 euro, non ancora rimborsati dall’assistenza sanitaria”. In teoria, per essere certi di non avere il tumore e di non star per svilupparlo, il test andrebbe ripetuto ogni 6 mesi.

l suo funzionamento si basa sulla capacità di riconoscere nel sangue le cellule tumorali “figlie”, ovvero quelle che si staccano dalla cellula tumorale “madre” (non ancora una massa vera e propria) e vanno ad attecchirsi negli organi per poi trasformarsi in tumore maligno. “Testerei tutta la popolazione gratis – dice la dottoressa al Corriere – ma non posso, è terribile”. La sua scoperta è arriva da un anno, ma non se ne è parlato molto. “La sensibilità e specificità del test sono ormai convalidate da circa 60 pubblicazioni indipendenti – aggiunge la Paterlini-Bréchot – Non abbiamo milioni di dollari a disposizione per il marketing, avanziamo solo con i risultati scientifici e quindi ci vuole tempo”.

La ricerca la impegna per 24 ore. “Dormo tre o quattro ore a notte, non di più – racconta – A fine giornata ci sono sempre cose che non sono riuscita a fare, non stacco mai”. Il suo test richiederà ancora finanziamenti, che però l’oncologa seleziona accuratamente per evitare che qualcuno decida di influenzare i risultati delle ricerche. “Oggi il test indica se ci sono cellule tumorali nel sangue – conclude la Paterlini – e a quel punto bisogna poi cercare l’organo coinvolto con i soliti esami (radiografie, tac). Lavoriamo perché il test in futuro ci dica subito quale organo curare o sorvegliare, e risparmieremo altro tempo prezioso. Le prime cellule tumorali sono sentinelle: danno l’allarme quando la minaccia è lontana, e si fa in tempo a sventarla.

Fra un mese e mezzo in Italia ci sarà un test capace di individuare cellule tumorali nel sangue» dice Patrizia Paterlini-Bréchot, professore di oncologia e biologia molecolare all’Università di Parigi Descartes. A lei si deve la scoperta di Iset, un metodo diagnostico che predice il rischio di metastasi. Paterlini-Bréchot ha studiato e insegnato medicina in Italia fino al 1988, poi si è trasferita a Parigi dove ha ottenuto un dottorato con una tesi sull’oncogenesi. Le sue ricerche sulle cellule tumorali circolanti l’hanno spinta a fondare una compagnia, Rarecells Diagnostics.

Professoressa, a che cosa serve il test?
A rivelare in modo molto sensibile la presenza di cellule tumorali. Queste cellule circolano nel sangue per lungo tempo prima che le metastasi si formino, e ne sono all’origine. Il test è utile per i pazienti che hanno subito un’operazione per il tumore e vogliono sapere se darà metastasi. Queste ultime possono formarsi perché le cellule del cancro primitivo sono penetrate nel sistema sanguigno e hanno proliferato in altri organi.
Quali sono le caratteristiche di Iset?
È una sorta di pap-test del sangue, il nome completo è Citopatologìa sanguigna Iset. Per fare un paragone: il test del Psa per la prostata misura la concentrazione di certe glicoproteine; ma fornisce solo una probabilità
che vi sia un tumore e può dare falsi positivi. Invece Iset ci dice se le cellule tumorali ci sono o non ci sono.
E se il test rivela cellule tumorali?
Significa che è alto il rischio di metastasi, ed è molto importante saperlo per adattare la cura. Qualsiasi sia il tumore originario, esistono terapie specifiche che si possono applicare senza aspettare. Il test serve anche per sapere se la cura è stata efficace; in tal caso, le cellule tumorali scompaiono dal sangue. Permette di personalizzare tempi e terapie adeguandoli al caso del paziente.
Dove e quando sarà pronto?
Fra un mese in Francia e poi in Italia. Non posso dire dove, ma stiamo collaborando con un laboratorio italiano. Chi vuole saperne di più può andare su www, isetbyrarecells.com e scriverci.
Esistono altre applicazioni possibili?
Iset potrà servire anche per la diagnosi precoce del cancro in soggetti apparentemente sani: se ci sono cellule maligne nel sangue di una persona considerata senza tumore vuol dire che il sistema immunitario non è stato capace di distruggerle. Allora bisogna intervenire. Siamo anche impegnati nella diagnosi prenatale su semplice prelievo dì sangue: isolando le cellule fetali del sangue materno siamo capaci di rivelare anomalie genetiche, come la trisomia.

Tumori, un test per avere la diagnosi anche con quattro anni di anticipo

Abbiamo iniziato i nostri studi con l’intenzione di trovare una nuova strada che potesse far diminuire la mortalità per malattie tumorali. Sapevamo bene di dover combattere una partita difficile, intervenendo in particolare su quello che si definisce “processo metastatico”, che è la vera causa di morte dei pazienti affetti dal cancro. Ora, dopo quasi vent’anni di studi e ricerche, abbiamo trovato un sistema dimensionale per isolare le cellule tumorali in circolo e fare una diagnosi citopatologica che consente di anticipare la diagnosi “tradizionale” da uno a quattro anni». A parlare è la professoressa Patrizia Paterlini Bréchot, docente di biologia cellulare e molecolare della Paris Descartes University e inventrice del rivoluzionario test «Iset», presentato ufficialmente per la prima volta in Italia all’Istituto Sdn di Napoli. L’acronimo «Iset» sta per «Isolation by size of tumor cells», ovvero isolamento per dimensione delle cellule tumorali, ben più di una speranza nella lotta alle malattie oncologiche. L’aspetto rivoluzionario di questa metodologia diagnostica è infatti nella capacità predittiva a lungo termine, il test (che sarà disponibile in Francia tra poco più di un mese) permette di individuare cellule tumorali causa di metastasi con grande anticipo. L’Iset test è infatti una sorta di «caccia» alle cellule tumorali circolanti. Una circolazione che avviene anni prima che si formino le metastasi. E questa «caccia» è molto difficile perché, come spiega la Paterlini, «i tumori più invasivi diffondono le cellule tumorali quando sono ancora minuscoli (con dimensioni di circa 1 millimetro di diametro) e non sono, quindi, individuabili con la diagnostica per immagini». Questo ha sempre reso l’individuazione delle cellule tumorali in circolo un’impresa quasi impossibile, trattandosi di cellule rarissime: una per millilitro di sangue (quindi una cellula per 5 miliardi di globuli rossi e 10 milioni di globuli bianchi). Unico difetto predittivo da mettere a punto: il test individua la presenza del tumore ma non è ancora in grado di dire a quale organo ricondurre la presenza. Almeno per ora, perché anche su questo la ricerca è già in fase avanzata. Per il momento il test lancia l’allarme per poi sviluppare indagini successive, ma lo fa con un anticipo così importante da aumentare notevolmente la speranza di cura efficace per la malattia. In un primo momento l’Iset test sarà accessibile al pubblico con due prime importanti applicazioni per pazienti già malati di cancro: nei pazienti con trattamenti radioterapici e chemioterapici in corso servirà per verificare l’effetto positivo o negativo della cura, e quindi eventualmente per cambiarla e migliorarne l’efficacia; nei pazienti con tumore in remissione (guariti dal cancro) per verificare con grande anticipo l’eventuale insorgenza di recidiva e intervenire subito. I segnali lanciati dall’Iset test andranno poi approfonditi grazie alle più avanzate tecniche e tecnologie diagnostiche dell’imaging, e proprio all’Sdn di Napoli si svilupperanno nuove ricerche su questi temi, anche perché, conclude la Paterlini, «la combinazione del test Iset con l’imaging di ultima generazione è un’ottima “chance” per una diagnosi tumorale sempre più precoce».

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