Ucciso Adnani, il sanguinario portavoce dell’lsis

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Uno dei massimi esponenti dello Stato Islamico, Taha Subhi Falaha, meglio conosciuto come Abu Mohammad al Adnani al Shami, sarebbe stato ucciso ieri in circostanze ancora da chiarire nella provincia di Aleppo. A riportare per primo la notizia il controverso Site di Rita Katz, sito americano che monitora l’estremismo islamico a livello globale. La notizia sarebbe stata in precedenza pubblicata da Amaq, l’agenzia di stampa legata allo stato islamico. Non è la prima volta che il portavoce dell’Isis e numero due dell’organizzazione viene dato per morto o ferito. Era già successo lo scorso quattro gennaio, quando fonti militari irachene avevano riferito che l’uomo era stato gravemente ferito in un bombardamento aereo a Barwana, vicino Haditha. La notizia riportava anche di un suo trasferimento in un ospedale di Mosul.

Nato a Idlib nel 1977, in precedenza vicino ad Abu Mus’ab al Zarqa- wi, capo di al Qaeda fino al 2006 (anno della sua morte), è stato uno degli ispiratori degli attentatori che hanno colpito l’Europa nel nome del califfato. Nel settembre 2014 infatti al Adnani, dopo che Parigi aveva iniziato le sue operazioni in Siria, aveva invocato attacchi contro «l’odiosa Francia». Un invito a colpire obbiettivi occidentali ripetuto lo scorso maggio poco prima dell’inizio del Ramadan, quando il terrorista aveva esortato i «combattenti sulla via del jihad» ad attaccare i miscredenti ovunque essi fossero e di ucciderli con qualsiasi mezzo, anche con un coltello. «Se non siete in grado di procurarvi un ordigno esplosivo o una pallottola allora scegliete un infedele americano o francese o qualunque altro loro alleato e rompetegli la testa con una pietra, o accoltellatelo, investitelo con un’auto, buttatelo giù da un’altura, strangolatelo o avvelenatelo», aveva detto. Quasi un segnale per chi poi, come il franco-tunisino Mohamed Lahouaiej Bouhlel, ha colpito nel mucchio a Nizza, lo scorso 16 luglio, uccidendo con un mezzo pesante ottantasei persone (tra i quali sei italiani) e ferendone trecentodue.

Secondo alcuni media (come il New York Times) al Adnani sarebbe stato a capo di una unità speciale conosciuta come “Emni”, costituita nel 2014 e con, tra i suoi compiti, anche quello di addestrare uomini per condurre operazioni extraterritoriali.

Al Adnani (sempre che sia vera la notizia della sua morte) era considerato il numero uno dello Stato islamico in Siria. Gli Stati Uniti, dallo scorso cinque di maggio, hanno messo una taglia di cinque milioni di dollari per chiunque avesse fornito informazioni utili alla sua cattura. Notizia sempre legata allo Stato islamico intanto riporta di decine di fosse comuni trovate tra Iraq e Siria e contenenti, secondo alcune stime, tra i cinque e i quindicimila corpi. Lo ha comunicato l’agenzia di stampa americana Associated Press che riferisce di almeno settantadue fosse comuni contenti da tre a centinaia di corpi. I luoghi delle sepolture sarebbero stati individuati grazie a interviste, fotografie anche satellitari e ricerche incrociate. Tra le tante, una in Siria con i cadaveri di un centinaio di persone appartenenti a una unica tribù, probabilmente quella degli Al Shaitat. Ma per alcuni di questi siti è impossibile anche tentare una stima del numero dei corpi e le autorità irachene ritengono che al momento sia troppo pericoloso provare a recuperare i cadaveri.

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