Unioni civili, pronto il ricorso alla Consulta

Quaranta senatori annunciano il ricorso alla Corte Costituzionale per conflitto di attribuzione. In occasione dell’esame del disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili, denunciano, «non sono state rispettate le normali procedure» previste dall’articolo 72 della Carta, cioè l’esame di un provvedimento in Commissione parlamentare prima del suo approdo in Aula. «Sono stati violati i nostri diritti di parlamentari», dice Carlo Giovanardi, primo firmatario del ricorso, che ha illustrato l’iniziativa insieme a Gaetano Quagliariello, Luigi Compagna, Mario Mauro e Andrea Augello.

Alla raccolta firme, organizzata dal gruppo “Idea”, hanno aderito senatori di Lega Nord, Forza Italia e altri gruppi di opposizione. «Un espediente da azzeccagarbugli», è stato il commento ruvido di Pietro Grasso, «una pessima idea», ha aggiunto il presidente del Senato ironizzando sul nome del gruppo dei promotori. C’è stato un’ampio dibattito, spiegala seconda carica dello Stato, «iniziato in Commissione Giustizia il 18 giugno del 2013», si sono celebrate «ben 69 sedute della Commissione in 29 ore di discussione». Pronta la replica di Quagliariello, altrettanto ironica: «Grasso? Non ha idea della Costituzione…».

Polemiche a parte, il lavoro di disboscamento degli emendamenti va avanti. L’obiettivo è di scendere da seimila a un massimo di 4-500. Una scrematura che servirà anche a ridurre allo stretto necessario il ricorso al voto segreto. Chepro- voca sempre un brivido lungo la schiena dei vertici democratici. A carte scoperte la maggioranza c’è. Ma quando si spengono le luci del tabellone che dà a ogni voto un nome e un cognome cominciano i dolori. Il pezzo forte della Cirinnà è il famigerato articolo 5. Sull’intraduzione della stepchild adoption sono favorevoli buonaparte dei democratici, i Cinquestelle, Sel, il gruppo Per le autonomie, Ala e vari spezzoni del Misto. Mentre sono contrari i senatori di Area Popolare, Lega, Conservatori e riformisti, Gal e quasi tutti quelli di Forza Italia.

Il fatto è che tutto si regge intorno ai voti dei grillini. Logico che Matteo Renzi non stiatran- quillo. Nel corso dell’assemblea dei senatori pentastellati è emersa una linea abbastanza chiara: «Se il ddl Cirinnà rimane invariato, lo votiamo», spiega Mario Giarrusso. Ma se emergono posizioni di mediazione come quella proposta da Giorgio Tonini («Stralcio dell’articolo 5 per inserire lo stepchild adoption in una legge ad hoc»), i Cinquestelle non ci stanno più: «Quando il Pd dice “poi lo facciamo”, è il loro modo per non fare le cose…». Questo significa che il premier ha tra le mani una coperta corta. Se lascia intonsa la legge sulle unioni civili, si perde un pezzo di maggioranza al centro. Se tratta delle modifiche con il Ncd, dice addio al soccorso grillino.

Angelino Alfano insiste. La geometria variabile può far danni irreversibili alla maggioranza: «È traumatico votare un provvedimento così divisivo con il sostegno dei Cinquestelle». Anche nel Pd rischia di aprirsi una breccia. Il partito arriverà al voto sugli emendamenti con due linee divergenti. Tuttavia i “cattodem” rimangono una minoranza che non incide sulla linea del gruppo parlamentare guidato da Luigi Zanda.

Anzi: in ambienti renziani si fa presente che la proposta di mediazione è una iniziativa personale di Tonini, non avallata da Palazzo Chigi. Dove si ragiona sul fatto che una manifestazione di disponibilità verso il centro non metterebbe la maggioranza al riparo da possibili agguati parlamentari. Pertanto, «meglio puntare sul gruppo grillino», dove 30 senatori su 35 sono disponibili a votare l’articolo 5 del ddl. La linea del partito è stata ribadita dalla vice segretaria Deborah Serracchiani, ieri al Senato con il relatore Beppe Lumiaper seguire la trattativa con i Cinque- stelle: «Si possono apportare altri miglioramenti, ma appare decisamente inopportuno lavorare con le forbici su un testo di legge che nel suo complesso ha un’intrinseca coerenza».

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