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Uova al fipronil: partita contaminata e ritirata dal mercato, scandalo senza fine

Tracce rilevanti dell’insetticida Fipronil sono state trovate nel corso di un controllo in un campione di uova fresche proveniente dalla Calabria, e anche in un allevamento in Sardegna scatta l’allarme
È allarme fipronil in Sardegna, con migliaia di uova sotto esame. La partita di uova tossiche sarebbe dell’azienda agricola “Tomaino Rosina”, con sede in località San Nicola a Serrastretta, in provincia di Catanzaro. Vengono anche fornire indicazioni sul tipo di uova in questione: categoria A; il lotto di produzione e’ quello con indicato il codice 3IT129CZ079; marchio di identificazione dello stabilimento: IT 079047; data di scadenza o termine minimo di consumazione: preferibilmente entro 28 giorni dalla data di ovo deposizione. Le confezioni sono da 30 uova.

Il provvedimento è stato disposto dai Servizi veterinari delle AASSPP Calabria perché in alcuni campioni di uova proveniente da questo lotto è stato riscontrato un livello di fipronilsuperiore al limite di tossicità acuta di 0.72 mg/kg. Non vorremmo infatti in giorno scoprire, come più volte accaduto, che gli ‘esperti’ si sono sbagliati.

“Nonostante le rassicurazioni del Ministro Lorenzin ‘quelle italiane sono sicure’, emergono campioni di uova contaminate in tutto il paese e, da ultimo, anche nel catanzarese. Il caso delle uova contaminate dall’insetticida Fipronil – dichiarano in una nota dal Codacons – si allarga a macchia d’olio. Oggi per la prima volta sono stati chiamati in causa allevamenti nel catanzarese. Si apprende, infatti, di campioni di uova contaminate rinvenute in un allevamento a Serrastretta. Anziché correre ai ripari e segnalare la situazione di pericolo, come sarebbe stato doveroso, per ragioni di precauzione e semplice buon senso, il Ministro della Salute ha pensato bene di non intervenire.

Anzi ha fatto peggio. Ha inteso rassicurare i consumatori fino ad affermare che ‘quelle italiane sono uova sicure’. In questo modo, ha lasciato che i cittadini continuassero ad acquistare tranquillamente uova e prodotti composti con uova contaminate, esponendoli a un rischio diretto. Ora il Codacons sollecita controlli a tappeto anche sui prodotti derivati. Tuttavia riteniamo doveroso, dopo il coinvolgimento anche di allevamenti calabresi, chiedere le immediate dimissioni del Ministro della Salute ed inviamo tutti coloro che dovessero aver mangiato o acquistato uova contaminate a denunciare direttamente il Ministro – afferma Francesco Di Lieto vicepresidente nazionale del Codacons – per concorso nei reati di immissione in commercio di prodotti tossici ed attentato alla salute pubblica. Attendiamo le dimissioni del Ministro – proseguono dal Codacons – che anche in questa circostanza si è dimostrata del tutto inadeguata a rivestire un ruolo istituzionale così importante e delicato e sollecitiamo un controllo a tappeto sui prodotti derivati. Chiediamo campionamenti random di alimenti in commercio – conclude il Codacons – come carni di pollo e composti dalla trasformazione delle uova come maionese, prodotti da forno, pasta fresca all’uovo. Nel contempo pretendiamo di conoscere i nomi delle aziende coinvolte per la dovuta trasparenza”.

Vietato abbassare la guardia sui pericoli delle uova contaminate, che tanto hanno causato panico questa estate a causa di un insetticida, il fipronil, vietato per questo scopo. Altrimenti c’è il rischio che un altro allarme ci colga di nuovo impreparati. E’ il messaggio lanciato da veterinari, allevatori ed esperti del settore durante il convegno dedicato alle infestazioni aviarie che si è svolto oggi a Parma, organizzato da Msd Animali Health. Il nemico delle uova si chiama Dermanyssus gallinae, che è certamente l’ectoparassita più diffuso negli allevamenti avicoli intensivi in Europa. In Italia l’infestazione stimata di questo acaro è del 75%, ma in altri paesi come Spagna, Belgio e Olanda può arrivare al 90%. Nelle infestazioni più gravi possono attaccare le galline fino a 50 mila acari a notte.

Il Dermanyssus – spiega il professor Antonio Camarda, del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari – causa molti fastidi alle ovaiole che di conseguenza fanno uova di bassa qualità. Ma produce effetti negativi anche sull’uomo. Per gli operatori addetti al governo degli animali e per gli allevatori che con l’acaro vengono a contatto durante il lavoro in allevamento, la dermanyssosi è una vera e propria patologia professionale che si manifesta con una sindrome di tipo allergico e, nei casi gravi, addirittura con lesioni di tipo eczematoso”. Contrastare questo acaro è una sfida non semplice.

“In allevamento si utilizzano principalmente composti chimici di sintesi, ma è possibile anche ricorrere a sistemi di controllo biologico (polveri di silicio, olii di origine vegetale) o fisico (ad esempio il calore) che però non sempre hanno risposto alle aspettative – sottolinea Camarda – a volte per la difficoltà nell’impiego, altre volte perché Dermanyssus ha sviluppato resistenze che riducono l’efficacia del trattamento”. Proprio per queste difficoltà a volte ci si affida a farmaci sbagliati, come il fipronil. “Alcuni dei farmaci impiegati per il controllo delle infezioni da Dermanyssus non sono autorizzati per l’impiego nel pollame e il loro uso costituisce un grave pericolo per la salute degli animali ma anche per quella del consumatore – dichiara Camarda -. Questi farmaci, infatti, vengo utilizzati senza controllo e spesso a dosi non corrette o con modalità errate che influenzano efficacia e pericolosità. È infatti documentata l’azione tossica e cancerogena sui tessuti di alcune molecole impiegate illegalmente per il controllo degli insetti infestanti negli allevamenti avicoli intensivi”.

Il controllo delle infestazioni da Dermanyssus gallinae – conclude – deve pertanto avvenire mediante un approccio integrato sotto il coordinamento di medici veterinari esperti del settore e deve prevedere esclusivamente l’impiego di farmaci registrati per l’uso in presenza di animali, che sono sicuri ed efficaci”.

Uova al Fipronil: tutto quello che c’è da sapere

Il “tormentone” alimentare che ha preoccupato i cittadini la scorsa estate ha riguardato i residui dell’insetticida Fipronil nelle uova. La questione ha colto di sorpresa un po’ tutti compresi gli addetti ai lavori e molti hanno puntato il dito su alcuni allevamenti olandesi nei quali sono state trovate per primi le uova contaminate. Si è però visto che il problema riguarda anche altri Paesi inclusa l’Italia. Probabilmente le Autorità di controllo olandesi hanno avuto qualche “soffiata” e per primi hanno fatto i controlli.
Cerchiamo di capire come sono andate le cose
Le galline ovaiole, come tutti gli animali, sono esposte alla infestazione di ectoparassiti ed in particolare della pulce rossa; quando si verifica questa malattia il benessere degli animali viene compromesso e si ha anche una diminuzione della produzione di uova. Per combatterla sono disponibili dei “preparati” a base di sostanze naturali quali mentolo e eucaliptolo da impiegare come “spray” negli allevamenti, ma la loro efficacia è modesta. Sono molto efficaci invece alcune sostanze come Fipronil e Amitraz il cui impiego è consentito come disinfestanti ambientali, per combattere gli ectoparassiti dei cani e dei gatti e anche in agricoltura.
Quello che sembra sia successo è che alcuni allevatori abbiano impiegato in modo improprio il Fipronil (e forse anche l’Amitraz) nei loro allevamenti. Le modalità non sono chiare, ma sembra che questi insetticidi siano stati miscelati fraudolentemente nelle soluzioni di sostanze naturali e quindi diffusi negli allevamenti mediante spray.
In questo modo potrebbero essere state contaminate l’acqua di bevanda e i mangimi e quindi, indirettamente, le galline li hanno ingeriti con la conseguente contaminazione delle uova. Fortunatamente la “tossicità” del Fipronil per l’uomo è modesta; inoltre i livelli di residui sono molto bassi. Ne consegue l’assenza di pericoli significativi per i consumatori. Questo però non giustifica in nessun modo l’uso illegale degli insetticidi. Infatti le partite di uova contaminate sono state distrutte e interventi drastici sono stati fatti anche negli allevamenti sottoposti a trattamenti illegali.
La proposta proveniente da qualcuno di etichettare le uova come “Fipronil free” sembra fuori da ogni logica perché i residui di insetticidi non debbono esserci in Bisogna aggiungere che agli allevatori è imposto un sistema di autocontrollo e che esiste anche un rigoroso sistema di controllo pubblico esercitato dei Servizi Veterinari delle ASL. Semmai si debbono ulteriormente migliorare le procedure dei controlli e reprimere con sanzioni adeguate le infrazioni.
Dobbiamo tracciare le uova di importazione?
Qualcuno sta proponendo di tracciare le uova e i prodotti derivati di importazione per distinguerli dalle produzioni nazionali lasciando ritenere che le nostre uova siano più sicure.
Dai dati forniti da Unaitalia (l’associazione dei produttori di pollame), nel nostro Paese vengono prodotte circa 13 miliardi di uova, se ne importano circa un miliardo e se ne esportano circa 800 milioni. In pratica quindi esiste una autosufficienza che si avvicina al 99 %.
Sulle uova in guscio è già stampigliata l’origine italiana e anche di che tipo di allevamento si tratta (biologico, a terra, in batteria) quindi non sembra utile un appesantimento della etichettatura.
Leggi a riguardo Uova: l’etichetta più completa
La preoccupazione potrebbe riguardare gli “ovoprodotti”. Si tratta di uova non in guscio utilizzate dall’industria alimentare o dagli artigiani (pasticcerie, forni, produttori di pasta fresca, ecc.) e che difficilmente arrivano come tali al consumatore. Si vorrebbe che negli alimenti finiti sia indicata l’origine dell’ovoprodotto. A parte la difficoltà degli operatori a fare delle etichette ogni volta che si cambia fornitore, esistono problemi obiettivi, soprattutto per controllare l’origine delle uova nelle fettuccine o nei pasticcini alla crema che acquistiamo nei negozi.
Considerato che i sistemi di allevamento sono simili nei diversi Paesi non sembra utile impegnarsi in una nuova forma di etichettatura che ha il sapore di una misura protezionistica.
Forse è meglio spiegare al consumatore che le uova che trova in commercio sono sicure e che episodi come quelli dei residui di Fipronil si scoprono grazie ai controlli costanti condotti sia in Italia, sia in altri Paesi soprattutto se comunitari.
Indipendentemente dall’episodio delle uova al Fipronil che non sembra destare particolari preoccupazioni, si può affermare con una ragionevole certezza che i controlli sono efficaci e tali da impedire l’immissione in commercio di alimenti potenzialmente pericolosi.
Per discutere delle uova contaminate e dell’importanza di una corretta comunicazione, il ministero della Salute, a seguito di una nostra proposta (leggi a riguardo ALIMENTAZIONE: uova contaminate, riunione al ministero), ha convocato per lo scorso 7 settembre, la Sezione consultiva delle associazioni dei consumatori e dei produttori in materia di sicurezza alimentare del Comitato nazionale per la sicurezza alimentare. Durante la riunione i Direttori Generali Silvio Borrello e Giuseppe Ruocco, hanno illustrato le attività svolte dal Ministero per controllare e prevenire il fenomeno delle contaminazione delle uova con l’insetticida Fipronil.
A seguito delle segnalazioni in Olanda e Belgio, sono stati fatti dei campionamenti su uova, ovoprodotti e prodotti da forno, sia di importazione, sia di produzione nazionale. Si è visto che la contaminazione con Fipronil riguarda anche uova di produzione nazionale. Tra i vari campioni esaminati al momento risulta che uno solo ha una contaminazione dell’ordine di 0,71 mg/kg, ritenuto potenzialmente pericoloso qualora ci sia un consumo giornaliero protratto nel tempo. La Regione Marche, che avrebbe dovuto ritirare dal commercio la partita contaminata, non ha ancora provveduto a farlo.
Circa il 5 % delle uova finora esaminate è positivo all’insetticida a concentrazioni nettamente inferiori al valore di 0,71 mg/kg e comunque in gran parte sono state ritirate dal commercio.
Il Ministero ha intensificato i controlli sull’intera filiera produttiva delle uova è ha esteso la ricerca di residui anche all’Amitraz e altri insetticidi. Inoltre ha concordato con le Associazioni dei produttori dei piani di autocontrollo ancora più severi.
I Direttori Generali hanno anche sottolineato il ruolo dei Servizi Veterinari e di Prevenzione delle ASL, nonché degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali che con i
loro interventi hanno consentito di evitare pericoli significativi per i cittadini.

Fipronil: meglio un uovo oggi …?
Ministero della Salute: richiamati alcuni lotti di uova nelle Marche CRTCU: gravi carenze nell’informazione tempestiva
Lo scandalo del Fipronil si sta pian piano allargando. Anche in Italia infatti sono spuntate uova contaminate con questo insetticida. Quello che manca sono informazioni concrete per i cittadini. Il CRTCU insieme al CTCU chiede che venga introdotto l’obbligo di etichettatura anche per le uova lavorate.
La cronistoria
Il 20 luglio 2017 l’autorità belga per la sicurezza alimentare informa la Commissione Europea sui residui dell’insetticida Fipronil nelle uova di gallina. Attraverso il sistema di allerta veloce per gli alimenti, il RASFF, vengono informati tutti i paesi europei. Ben presto si scopre che sono coinvolte milioni di uova. Le uova contaminate prima spuntano nei Paesi Bassi e in Belgio, poi anche in Germania. A metà agosto sono giunte segnalazioni di uova contaminate o prodotti derivati dalle stesse, da 15 paesi europei, dalla Svizzera e da Hong Kong. In Germania vengono distrutte milioni di uova. Una catena di negozi alimentari arriva ad eliminare temporaneamente tutte le uova fresche dai propri scaffali di vendita. Lo scandalo porta alla luce anche pratiche piuttosto dubbie: in Austria vengono tolte dalla circolazione delle uova importate allo stato cotto e già sgusciate – erano destinate alla gastronomia.
L’insetticida Fipronil, a quanto pare, è stato aggiunto da una ditta belga in modo illecito al disinfettante e detergente “Dega 16”, per permettere al detergente di debellare il problematico acaro rosso del pollo. “Dega 16” è stato acquistato fra l’altro dall’azienda di pulizie olandese “Chickfriend” e poi usato per pulire pollai anche in Germania. I polli assumendo il veleno attraverso la pelle, gli organi respiratori e beccando il terreno, lo hanno trasmesso alle uova.
L’Italia non rimane indenne
Il 21 agosto si ha notizia che il Fipronil ha raggiunto anche l’Italia: il Ministero della Salute comunica che la sostanza è stata rinvenuta in due campioni. Fino a quel momento, secondo il Ministero, non sarebbero stati commercializzati alimenti contaminati. Nei giorni successivi poi le notizie di nuovi campioni positivi, fino ad oggi otto in totale. Le aziende colpite hanno sede nelle Marche, nel Lazio, in Lombardia, in Campagna e in Emilia Romagna. Pare si tratti di aziende di galline ovaiole, aziende confezionatrici ed un produttore di pasta. Il Fipronil è stato trovato sia nelle uova che nei derivati (come uovo liquido pastorizzato) e negli omelette surgelati. Per il momento non é chiaro come la sostanza sia giunta nelle uova. I NAS dei Carabinieri hanno sequestrato 92 tonnellate di uova ed oltre 25.000 galline, ed hanno annunciato di voler formalizzare sette accuse.
E’ stato possibile togliere dalla circolazione la maggior parte dei prodotti prima della loro commercializzazione. Gli omelette surgelati del produttore germanico Kagerer, contaminati, erano però già stati venduti, e ora vengono richiamati anche in Lombardia. Si attendono al momento i risultati di ulteriori analisi.

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One comment

  1. Vincenzo Caporale

    Il governo non ha alcuna credibilità quando afferma che tiene sotto controllo la catena alimentare in modo efficace. Il sistema comunitario delle regole sulla sicurezza alimentare si fonda su due elementi fondamentali. Il primo è la responsabilizzazione dei produttori che hanno il dovere di attivare sistemi di autocontrollo sulla loro produzione. Il secondo è il controllo da parte dell’autorità competente – Servizi veterinari e Servizi di sanità pubblica delle AUSL – basato sull’analisi del rischio. In Italia NON si applica l’autocontrollo a livello di produzione primaria, in altre parole a livello degli allevamenti o dei produttori i frutta e vegetali e l’autorità competente non effettua i controlli basandosi su un’analisi del rischio scientificamente sostenibile. I produttori di uova, pertanto, NON applicano i sistemi di autocontrollo richiesti dall’Unione Europea perché, il Governo non lo richiede, anche perché le organizzazioni sindacali agricole, per es.: la Coltivatori diretti NON le vuole! Le dichiarazioni trionfalistiche sugli interventi dei Nuclei Antisofisticazione dei Carabinieri e della politica sono uno dei più classici esempio di post-verità somministrati quotidianamente ai cittadini italiani.

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