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Uova contaminate da Fipronil ritirate nel cagliaritano

Si torna a parlare di uova contaminate al fipronil e dunque considerate pericolose per la nostra salute, visto che nella giornata di ieri sono state scoperte durante un controllo ufficiale effettuata dal Servizio Veterinario di Lamezia Terme dell’Asp di Catanzaro alcuni lotti contaminati. Sarebbero stati dunque trovati in un’azienda agricola di Serrastretta tre campioni di uova positivo al fipronil, l’ insetticida vietato negli allevamenti a destinazione alimentare, il quale è divenuto negli ultimi mesi un caso allarmante in molte regioni d’Italia. Come abbiamo detto, la scoperta è stata effettuata nel corso di alcuni controlli effettuati dal servizio veterinario dell’Asp di Catanzaro sezione C diretta dal dottor Caparello e nonostante la scoperta sono tuttora in corso altri analisi al fine di valutare l’eventuale abbattimento delle galline.

In seguito a questa scoperta è stato anche diffuso un comunicato, invitando i consumatori che dal 31 agosto hanno acquistato le uova a restituire alla scuola stessa azienda; queste uova sono state distribuite in alcune zone della regione, ma comunque non fuori dalla dalla Regione Calabria, quindi al momento non ci sarebbe alcun allarmismo è questo quanto ribadito dall’Azienda sanitaria che a breve fornirà altre informazioni molto utili ai consumatori.Il prodotto che è risultato contaminato presenta il seguente nome commerciale UOVA FRESCHE CAT. A; il marchio del prodotto: UOVA ROSSE Azienda Agricola Tomaino Rosina; Nome o ragione sociale dell’OSA con cui il prodotto è commercializzato: AZIENDA AGRICOLA TOMAINO ROSINA – Serrastretta (Cz) località San Nicola; Lotto di produzione: le uova riportano stampigliato il cod. 3IT129CZ079; marchio di identificazione dello stabilimento: IT 079047.

La data di scadenza fissata sulla confezione è la seguente, ovvero entro 28 giorni dalla data di ovo deposizione. Il motivo del richiamo è il rischio per la grave per la salute dei consumatori, per pericolo di tossicità acuta da fipronil visto che è stato intercettato il superamento della dose acuta di riferimento e di 0.72 mg/kg. Ricordiamo che il fipronil è un insetticida che agisce contro pulci, zecche e parassiti spesso presenti nel pollame creando problemi al sistema nervoso dell’insetto che deve colpire.

Il caso delle uova contaminate dall’insetticida Fipronil si allarga a macchia d’olio. Oggi per la prima volta sono stati chiamati in causa allevamenti nel catanzarese. Si apprende, infatti, di campioni di uova contaminate rinvenute in un allevamento a Serrastretta. Anziché correre ai ripari e segnalare la situazione di pericolo, come sarebbe stato doveroso, per ragioni di precauzione e semplice buon senso, il Ministro della Salute ha pensato bene di non intervenire. Anzi ha fatto peggio. Ha inteso rassicurare i consumatori fino ad affermare che “quelle italiane sono uova sicure”, è questo quanto dichiarato dal Codacons in una lunghissima nota che è stata diffusa nelle scorse ore e che si pone come un’accusa al Ministero della Salute.

Tutto cominciò nell’estate del 2015 quando un piccolo bus arrivò in ima fattoria di un contadino molto conosciuto in zona, Theo Bos, che allevava pollame a livello industriale. In realtà non era il solo, in quanto il paese olandese Bame- veld, dove è cominciata la storia delle uove infette esportate in tutto il mondo, è interamente circondato da fattorie per la produzione e vendita su larga scala di polli ed uova. Ne scesero due ragazzi, Martin van de B. e Mathijs IJ, con le loro attrezzature per la disinfestazione delle stalle dove c’era stata ima moria di pollame colpito dall’influenza aviaria. Da poco avevano iniziato una loro ditta, la Chickfriends, proprio per questo scopo. Di strada ne hanno fatta, da allora e da quel loro primo cliente importante: un percorso che li ha portati direttamente in prigione.
Infatti sono proprio loro gli artefici della cosiddetta «crisi delle uova» contenenti una sostanza, il fi- pronil, che può provocare danni alla salute dell’uomo e sta mettendo in ginocchio un commercio su cui è basata una parte rilevante dell’export olandese. Ma chi sono questi «bravi ragazzi» che hanno avuto l’idea di disinfettare stalle ed aie con il fipronil? Entrambi provengono da famiglie riformiste della zona, di origine contadina. Martin ha 31 anni, Mathijs 24 . Come tutti i bambini di questi tipici paesi olandesi anche loro cominciarono a guadagnarsi la paghetta inseguendo e catturando polli destinati al macello o tenendo fermi i vitelli a cui il veterinario doveva fare un prelievo di sangue per i controlli sanitari. Dopo la scuola media entrambi si si iscrissero alla scuola agraria, compiendo uno stage in Canada e poi iniziando a lavorare presso altri allevamenti. È stato forse il desiderio di uscire dal loro ambiente ristretto e soprattutto di guadagnare facilmente a portarli a cercare un nuovo sistema per raggiungere velocemente la meta prefissa. La possibilità arrivò con la diffusione di un tipico parassita, chiamato «acaro rosso del pollo», che aveva cominciato a produrre seri problemi agli allevamenti di pollame. Già da tempo i contadini erano alla ricerca di rimedi efficenti: qualcuno usava il carboleum (una specie di vernice), ma con il tempo fu proibito. Addirittura ci furono contadini che sparsero la coca cola nelle stalle,
dopo aver sentito dire che in Israele la usavano per combattere le invasioni di formiche. In quel periodo il supermercato Aldi esaurì in poco tempo tutte le riserve di questa bevanda ma lo zucchero contenente in essa attirava nugoli di mosche: mentre le uova dei parassiti continuavano a proliferare. Si attendeva quindi un miracolo, che arrivò da ima ditta belga, la quale aveva acquistato in Romania un disinfettante veramente efficace.
Martin e Marhijs presero la palla al balzo e pensarono di introdurlo loro stessi in esclusiva anche nei Paesi Bassi, a cominciare da quel loro primo cliente di Barneveld. E fu il successo; un successo talmente grande da portare a guadagni inaspettati, ingenti (si parla di lOOmila euro), con cui Martin pensava di pagare i debiti accumulati a causa di una sua prima ditta di commercio di uova, fallita nel 2012. L’autorevole quotidiano olandese nrc, che ieri ha raccontato la loro storia ha rivelato, sulla base di alcune fatture provenienti dalla Romania e dal Belgio ( trovate nei loro uffici), che questo commercio va avanti da più di un anno. Ma come è possibile che nessuno si sia accorto di quello che stava succedendo?
Soprattutto da parte dell’ente statale NVWA, addetto ai controlli sanitari sugli alimenti e sulle regole ( spesso molto severe) a cui debbono attenenersi i contadini? I quali contadini adesso hanno denunciato sia la ditta Chicfriebd, sia quella belga, la Poultry Vision, e anche l’N- VWA, chiedendo i danni. I due giovani sono stati arrestati in attesa che vengano chiarite le loro responsabilità in questo scandalo che ha messo a repentaglio la salute pubblica, anche a livello intemazionale. Alcuni amici, conoscenti e parecchi clienti hanno dichiarato che sicuramente erano a conoscenza delle possibili conseguenze delloro disinfettante, che rispondeva al nome di DEGA 16. Infatti, quando questi ultimi gli chiedevano che cosa contenesse, loro tergiversavano, assicurando che era a base di sostanze naturali. D’altra parte, hanno aggiunto, «il mattino dopo la disinfestazione le nostre stalle profumavano di menta ed eucalipto (probabilmente diluiti nella sostanza usata), per cui ci fidavano ciecamente di questi bravi ragazzi, lavoratori ed ingegnosi imprenditori»… i quali però adesso potranno subire una condanna molto pesante.

Sequestri in Emilia Il 66% degli italiani teme perla salute

Tre lotti di prodotti alimentari derivati da uova provenienti da Germania, Belgio e Olanda sono stati sequestrati in via cautelativa a Bologna e Parma. A dame notizia è la stessa Regione Emilia- Romagna, che parla di «massima collaborazione con ministero e Nas» e si dice «pronta a mettere in campo tutti controlli e le azioni necessarie». La vicenda è collegata a quelfia delle uova contaminate dal Fipronil, sostanza che può essere dannosa per l’uomo: dall’Olanda, doVè avvenuta la contaminazione, centinaia di migliaia di uova sono poi state esportare soprattutto in Belgio, Germania e Francia e da lì in tutta Europa.
Nel frattempo, cresce fa paura: due italiani su tre (66%) sono preoccupati dell’impatto di quello che mangiano stilla salute anche per effetto del ripetersi di emergenze sanitarie che hanno caratterizzato l’ultimo secolo, dalla mucca pazza fino allo scandalo delle uova contaminate. È quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixè divulgata dopo che sono stati fatti i primi sequestri anche in Italia.
L’inizio del secolo – riferisce fa Coldiretti – è stato segnato dall’emergenza mucca pazza (BSE) del 2001 che dall’Inghilterra si è diffusa in tutta Europa per l’utilizzo di farine animali nell’alimentazione del bestiame. A seguire c’è stato l’alfarme aviaria partito dal sud est asiatico che si è riproposto in maniera diffusa anche nel 2005 con un calo dei consumi che in Italia ha superato il 60% nella fase più critica e danni valutabili complessivamente in quasi un miliardo di euro.
Nel 2008 è stata invece fa volta della carne alla diossina dall’Irlanda a seguito della contaminazione dei mangimi con una sostanza pericolosa. Tre anni più tardi (2011) – continua fa Coldiretti – a rovinare Testate è stato il batterio killer, che fece salire ingiustamente i cetrioli sul banco degli imputati.

Altre 1500 tonnellate di pesche e nettarine saranno ritirate dal mercato, per sostenere i produttori e fronteggiare fa crisi del settore. È questa fa prima immediata risposta del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che arriva dopo l’incontro del Tavolo di co- ordinamento ortofrutta. La decisione sarà formalizzata nei prossimi giorni, nel quadro delle azioni previste dal regolamento sull’embargo di prodotti verso fa Russia. La crisi del mercato di pesche e nettarine risente infatti in modo particolare dell’embargo russo imposto dal 2014. La riduzione delle esportazioni e un andamento produttivo fortemente influenzato da caldo e siccità,
con produzione di frutti di piccole dimensioni e una maturazione anticipata e diffusa, ha determinato una crisi dei prezzi e l’esaurimento, già al 31 luglio, delle quote di ritiro previste dal regolamento europeo. Per Tltalia tale quota ammontava a 2.380 tonnellate che si aggiungono ai ritiri ordinari previsti dai programmi operativi dell’Ocm ortofrutta.
Sempre nell’ambito delle decisioni assunte dal Tavolo ministeriale per l’ortofrutta, si aggiunge l’impegno a chiedere alla Commissione
Europea di rivedere fa distribuzione tra i Paesi europei, e all’interno degli stessi, delle quote di ritiro per le diverse tipologie di frutta, modificando il regolamento comunitario attualmente in vigore.
Ma per i produttori italiani le brutte notizie non sono finite e c’è un’altra rogna. La speculazione. «Nonostante le ottime condizioni per fa commercializzazione i prezzi della frutta estiva si mantengono irrisori: manovre irregolari che spingono al ribasso le quotazioni».
Questa fa denuncia del presidente
della Cia – Agricoltori Italiani, Dino Scanavino, sottolineando che «il caldo ha sostenuto i consumi, i raccolti sono in calo in Europa mentre noi assicuriamo ancora produzioni di qualità, eppure fa frutta estiva – pesche e nettarine in primis, ma anche a meloni e cocomeri – non viene pagata adeguatamente, anzi i prezzi sono irrisori e al di sotto dei costi produttivi».
Già ad inizio campagna, aggiunge, «abbiamo assistito ad un crollo dei prezzi di albicocche e pesche, solo in parte spiegabile con una abbondante
offerta sui mercati di prodotti esteri e nazionali e a causa del caldo anticipato e prolungato che ha portato fa frutta a maturare contemporaneamente in tanti areali produttivi europei».
Ora, però, sottolinea Scanavino, «abbiamo superato da tempo quella fase, ma siamo al punto di partenza. È chiaro che ci sono manovre speculative che vanno oltre queste considerazioni. Inoltre non si può nemmeno attribuire solo all’embargo russo e a competitori come fa Turchia, che produce a costi inferiori dei nostri, un mercato con quotazioni che si avvicinano ai minimi storici».

Uova al Fipronil: tutto quello che c’è da sapere

Il “tormentone” alimentare che ha preoccupato i cittadini la scorsa estate ha riguardato i residui dell’insetticida Fipronil nelle uova. La questione ha colto di sorpresa un po’ tutti compresi gli addetti ai lavori e molti hanno puntato il dito su alcuni allevamenti olandesi nei quali sono state trovate per primi le uova contaminate. Si è però visto che il problema riguarda anche altri Paesi inclusa l’Italia. Probabilmente le Autorità di controllo olandesi hanno avuto qualche “soffiata” e per primi hanno fatto i controlli.
Cerchiamo di capire come sono andate le cose
Le galline ovaiole, come tutti gli animali, sono esposte alla infestazione di ectoparassiti ed in particolare della pulce rossa; quando si verifica questa malattia il benessere degli animali viene compromesso e si ha anche una diminuzione della produzione di uova. Per combatterla sono disponibili dei “preparati” a base di sostanze naturali quali mentolo e eucaliptolo da impiegare come “spray” negli allevamenti, ma la loro efficacia è modesta. Sono molto efficaci invece alcune sostanze come Fipronil e Amitraz il cui impiego è consentito come disinfestanti ambientali, per combattere gli ectoparassiti dei cani e dei gatti e anche in agricoltura.
Quello che sembra sia successo è che alcuni allevatori abbiano impiegato in modo improprio il Fipronil (e forse anche l’Amitraz) nei loro allevamenti. Le modalità non sono chiare, ma sembra che questi insetticidi siano stati miscelati fraudolentemente nelle soluzioni di sostanze naturali e quindi diffusi negli allevamenti mediante spray.
In questo modo potrebbero essere state contaminate l’acqua di bevanda e i mangimi e quindi, indirettamente, le galline li hanno ingeriti con la conseguente contaminazione delle uova. Fortunatamente la “tossicità” del Fipronil per l’uomo è modesta; inoltre i livelli di residui sono molto bassi. Ne consegue l’assenza di pericoli significativi per i consumatori. Questo però non giustifica in nessun modo l’uso illegale degli insetticidi. Infatti le partite di uova contaminate sono state distrutte e interventi drastici sono stati fatti anche negli allevamenti sottoposti a trattamenti illegali.
La proposta proveniente da qualcuno di etichettare le uova come “Fipronil free” sembra fuori da ogni logica perché i residui di insetticidi non debbono esserci in Bisogna aggiungere che agli allevatori è imposto un sistema di autocontrollo e che esiste anche un rigoroso sistema di controllo pubblico esercitato dei Servizi Veterinari delle ASL. Semmai si debbono ulteriormente migliorare le procedure dei controlli e reprimere con sanzioni adeguate le infrazioni.
Dobbiamo tracciare le uova di importazione?
Qualcuno sta proponendo di tracciare le uova e i prodotti derivati di importazione per distinguerli dalle produzioni nazionali lasciando ritenere che le nostre uova siano più sicure.
Dai dati forniti da Unaitalia (l’associazione dei produttori di pollame), nel nostro Paese vengono prodotte circa 13 miliardi di uova, se ne importano circa un miliardo e se ne esportano circa 800 milioni. In pratica quindi esiste una autosufficienza che si avvicina al 99 %.
Sulle uova in guscio è già stampigliata l’origine italiana e anche di che tipo di allevamento si tratta (biologico, a terra, in batteria) quindi non sembra utile un appesantimento della etichettatura.
Leggi a riguardo Uova: l’etichetta più completa
La preoccupazione potrebbe riguardare gli “ovoprodotti”. Si tratta di uova non in guscio utilizzate dall’industria alimentare o dagli artigiani (pasticcerie, forni, produttori di pasta fresca, ecc.) e che difficilmente arrivano come tali al consumatore. Si vorrebbe che negli alimenti finiti sia indicata l’origine dell’ovoprodotto. A parte la difficoltà degli operatori a fare delle etichette ogni volta che si cambia fornitore, esistono problemi obiettivi, soprattutto per controllare l’origine delle uova nelle fettuccine o nei pasticcini alla crema che acquistiamo nei negozi.
Considerato che i sistemi di allevamento sono simili nei diversi Paesi non sembra utile impegnarsi in una nuova forma di etichettatura che ha il sapore di una misura protezionistica.
Forse è meglio spiegare al consumatore che le uova che trova in commercio sono sicure e che episodi come quelli dei residui di Fipronil si scoprono grazie ai controlli costanti condotti sia in Italia, sia in altri Paesi soprattutto se comunitari.
Indipendentemente dall’episodio delle uova al Fipronil che non sembra destare particolari preoccupazioni, si può affermare con una ragionevole certezza che i controlli sono efficaci e tali da impedire l’immissione in commercio di alimenti potenzialmente pericolosi.
Per discutere delle uova contaminate e dell’importanza di una corretta comunicazione, il ministero della Salute, a seguito di una nostra proposta (leggi a riguardo ALIMENTAZIONE: uova contaminate, riunione al ministero), ha convocato per lo scorso 7 settembre, la Sezione consultiva delle associazioni dei consumatori e dei produttori in materia di sicurezza alimentare del Comitato nazionale per la sicurezza alimentare. Durante la riunione i Direttori Generali Silvio Borrello e Giuseppe Ruocco, hanno illustrato le attività svolte dal Ministero per controllare e prevenire il fenomeno delle contaminazione delle uova con l’insetticida Fipronil.
A seguito delle segnalazioni in Olanda e Belgio, sono stati fatti dei campionamenti su uova, ovoprodotti e prodotti da forno, sia di importazione, sia di produzione nazionale. Si è visto che la contaminazione con Fipronil riguarda anche uova di produzione nazionale. Tra i vari campioni esaminati al momento risulta che uno solo ha una contaminazione dell’ordine di 0,71 mg/kg, ritenuto potenzialmente pericoloso qualora ci sia un consumo giornaliero protratto nel tempo. La Regione Marche, che avrebbe dovuto ritirare dal commercio la partita contaminata, non ha ancora provveduto a farlo.
Circa il 5 % delle uova finora esaminate è positivo all’insetticida a concentrazioni nettamente inferiori al valore di 0,71 mg/kg e comunque in gran parte sono state ritirate dal commercio.
Il Ministero ha intensificato i controlli sull’intera filiera produttiva delle uova è ha esteso la ricerca di residui anche all’Amitraz e altri insetticidi. Inoltre ha concordato con le Associazioni dei produttori dei piani di autocontrollo ancora più severi.
I Direttori Generali hanno anche sottolineato il ruolo dei Servizi Veterinari e di Prevenzione delle ASL, nonché degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali che con i
loro interventi hanno consentito di evitare pericoli significativi per i cittadini.

Fipronil: meglio un uovo oggi …?
Ministero della Salute: richiamati alcuni lotti di uova nelle Marche CRTCU: gravi carenze nell’informazione tempestiva
Lo scandalo del Fipronil si sta pian piano allargando. Anche in Italia infatti sono spuntate uova contaminate con questo insetticida. Quello che manca sono informazioni concrete per i cittadini. Il CRTCU insieme al CTCU chiede che venga introdotto l’obbligo di etichettatura anche per le uova lavorate.
La cronistoria
Il 20 luglio 2017 l’autorità belga per la sicurezza alimentare informa la Commissione Europea sui residui dell’insetticida Fipronil nelle uova di gallina. Attraverso il sistema di allerta veloce per gli alimenti, il RASFF, vengono informati tutti i paesi europei. Ben presto si scopre che sono coinvolte milioni di uova. Le uova contaminate prima spuntano nei Paesi Bassi e in Belgio, poi anche in Germania. A metà agosto sono giunte segnalazioni di uova contaminate o prodotti derivati dalle stesse, da 15 paesi europei, dalla Svizzera e da Hong Kong. In Germania vengono distrutte milioni di uova. Una catena di negozi alimentari arriva ad eliminare temporaneamente tutte le uova fresche dai propri scaffali di vendita. Lo scandalo porta alla luce anche pratiche piuttosto dubbie: in Austria vengono tolte dalla circolazione delle uova importate allo stato cotto e già sgusciate – erano destinate alla gastronomia.
L’insetticida Fipronil, a quanto pare, è stato aggiunto da una ditta belga in modo illecito al disinfettante e detergente “Dega 16”, per permettere al detergente di debellare il problematico acaro rosso del pollo. “Dega 16” è stato acquistato fra l’altro dall’azienda di pulizie olandese “Chickfriend” e poi usato per pulire pollai anche in Germania. I polli assumendo il veleno attraverso la pelle, gli organi respiratori e beccando il terreno, lo hanno trasmesso alle uova.
L’Italia non rimane indenne
Il 21 agosto si ha notizia che il Fipronil ha raggiunto anche l’Italia: il Ministero della Salute comunica che la sostanza è stata rinvenuta in due campioni. Fino a quel momento, secondo il Ministero, non sarebbero stati commercializzati alimenti contaminati. Nei giorni successivi poi le notizie di nuovi campioni positivi, fino ad oggi otto in totale. Le aziende colpite hanno sede nelle Marche, nel Lazio, in Lombardia, in Campagna e in Emilia Romagna. Pare si tratti di aziende di galline ovaiole, aziende confezionatrici ed un produttore di pasta. Il Fipronil è stato trovato sia nelle uova che nei derivati (come uovo liquido pastorizzato) e negli omelette surgelati. Per il momento non é chiaro come la sostanza sia giunta nelle uova. I NAS dei Carabinieri hanno sequestrato 92 tonnellate di uova ed oltre 25.000 galline, ed hanno annunciato di voler formalizzare sette accuse.
E’ stato possibile togliere dalla circolazione la maggior parte dei prodotti prima della loro commercializzazione. Gli omelette surgelati del produttore germanico Kagerer, contaminati, erano però già stati venduti, e ora vengono richiamati anche in Lombardia. Si attendono al momento i risultati di ulteriori analisi.

Il 30 agosto il Ministero della Salute ha comunicato che i Servizi Veterinari delle Marche hanno imposto l’attivazione delle procedure di richiamo di uova di varie categorie, in quanto in un campione di dette uova si è riscontrato un valore di fipronil pari a 0,98 mg/kg, superiore pertanto al limite di tossicità acuta di 0,72 mg/kg.
Cosa è il Fipronil, e quanto è dannoso?
L’insetticida Fipronil è efficace contro pulci, zecche, pidocchi ed altri parassiti, e viene utilizzato per animali domestici come cani e gatti. Per gli animali da fattoria nella produzione di alimenti il suo uso non è consentito. Il Fipronil ha effetti tossici per il sistema nervoso e il fegato, in dosi alte provoca nausea, vomito, mal di testa e finanche paralisi temporanea. Non è però considerato né cancerogeno né genotossico.
L’Istituto per la ricerca dei rischi germanico stima improbabile un pericolo per la salute degli esseri umani anche nelle assunzioni prolungate di alimenti contaminati con Fipronil. Attraverso l’alimentazione possono essere assunti (in un pasto o nel corso della giornata) 0,72 milligrammi di Fipronil per chilo di peso prima che sia riconoscibile un rischio per la salute. Il valore più alto ad oggi misurato è stato in Belgio con 1,2 milligrammi di Fipronil per chilo d’uovo. Una persona media potrebbe quindi assumere dalle 7 alle 8 uova contaminate prima che vi sia un rischio per la salute. I bambini, a seconda del peso corporeo, raggiungono la soglia già con uno o due uova al giorno.
Per gli alimenti vige un limite di residuo massimo di 0,005 mg/kg, che equivale ad una “tolleranza zero”. Se questo valore limite viene superato, l’alimento non è più commerciabile e va tolto dal mercato.
E cosa ne è della tempestiva informazione ai consumatori?
Come si è scoperto soltanto in un secondo momento, l’autorità belga già a giugno 2017 era a conoscenza del primo caso sospetto. La Commissione Europea e gli altri Stati Membri sono stati informati però soltanto in data 20 luglio, quindi circa 7 settimane più tardi. Soltanto in quel momento le autorità nazionali hanno potuto attivarsi per identificare i prodotti coinvolti e togliergli dal mercato. E’ plausibile supporre che già prima del 20 luglio siano state commercializzate – e consumate – uova contaminate e prodotti lavorati che le contenessero. E non è da escludere che tali prodotti contaminati si trovino ancora in commercio o nelle dispense delle famiglie.
Anche a problematica ormai nota le autorità nazionali informano i consumatori soltanto “con esitazione, in modo poco chiaro e in parte contraddittorio”, come afferma l’associazione tedesca Foodwatch.
Il Ministero della Salute riporta i risultati attuali sul proprio sito ogni due-tre giorni. Viene sì indicato il numero di campioni prelevati, ma le aziende coinvolte non vengono indicate per nome.
Il CRTCU chiede che l’obbligo di etichettatura delle uova venga esteso anche ai prodotti lavorati. Sulle uova fresche viene indicata sia la provenienza che il tipo di allevamento, nei prodotti a base di uova invece non si sa nulla, né sulla provenienza, né sul tipo di allevamento. Il caso Fipronil ha mostrato anche che la tracciabilità lungo la filiera dei prodotti lavorati è ben lontana da essere continua e sicura.

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