Vatileaks, Balda in aula “Sì, ho passato io i documenti riservati”

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«Mi scusi, ma che credibilità può avere lei che utilizzava il passi della zia disabile morta per entrare nella zona ZTL di Roma?» Francesca Chaouqui vestita di nero, scura in volto, affiancata da quattro body-guard è entrata nel tribunale vaticano, ieri pomeriggio, bersagliata dalle domande impertinenti di un gruppo di giornalisti. Fendendo la selva di telecamere se ne è andata senza proferire parola. La lobbista si è presentata all’udienza del processo con un trolley di documenti, pare riguardanti la sua gravidanza. In aula l’atmosfera non era delle migliori. Sono volate scintille tra la Chaouqui e il monsignore Spagnolo.

QUATTRO ORE DI UDIENZA La seconda parte del processo sulla divulgazione di documenti riservati ha ripreso in pieno l’attività. Quasi quattro ore di udienza, in un clima teso, pesante, pieno di interruzioni. Il primo ad essere interrogato è stato il giornalista Emiliano Fittipaldi, autore di «Avarizia», imputato assieme a Gianluigi Nuzzi, e subito dopo il monsignore spagnolo, Vallejo Balda, finito nuovamente in cella per inquinamento di prove. Balda avrebbe ammesso nel corso di una deposizione drammatica, il passaggio dei documenti ai due giornalisti. A loro avrebbe fornito le password necessarie per entrare dentro l’archivio della Cosea, l’organismo istituito da Papa Francesco subito dopo la sua elezione al fine di fare chiarezza nelle finanze vaticane e in diversi organismi, tra cui lo Ior.

I documenti pubblicati da Nuzzi e Fittipaldi provengono proprio dalla Commissione Referente di Studio e Indirizzo sull`Organizzazione delle Strutture Economico-Amministrative. Fittipaldi, poco prima di varcare il confine vaticano, aveva affidato ai giornalisti alcune riflessioni: «Io ho scritto solo la verità, e ad oggi nemmeno una riga è stata smentita. Questo non è un processo per diffamazione. Ho scritto dei soldi del cardinale Bertone che poi ha poi dovuto restituire all’ospedale Bambin Gesù, ho raccontato di Pell, della fabbrica dei santi che è stata successivamente riformata perché costava troppo e ci voleva maggiore controllo».

A chi gli chiedeva se coltivasse desiderio di ricevere la grazia, Fittipaldi ha tagliato corto: «La grazia la può decidere solo il Papa». Se inizialmente l’impressione in Vaticano era di un processo rapido, da concludersi prima del Giubileo della Misericordia, dopo i primi intoppi processuali è parso chiaro a tutti che sarebbe risultato lungo e pieno di insidie. Il costituzionalista cattolico Cesare Mirabelli, un po’ di tempo fa, interpellato dalla Radio Vaticana, se il processo in corso mettesse in dubbio o meno la libertà di stampa, ha risposto così. «Non mi pare proprio. La libertà di stampa è comunque garantita. Il giudizio che deve essere dato dai magistrati è se questi documenti siano stati acquisiti in maniera corretta; se sono cose provenienti da reato, se vi è una partecipazione dei giornalisti alla sottrazione illegale – starei per dire delittuosa – di questi documenti». Papa Francesco intanto segue da Santa Marta ogni fase. Si dice certo che la verità verrà ben presto a galla, basta solo aspettare.

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