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Papa Francesco I - Foto 2

Verbitsky: “Bergoglio lavorò per la dittatura, ci sono le prove”

verbitsky horacioFino a ieri Horacio Verbitsky (nella foto), era un perfetto sconosciuto per la quasi totalità degli Italiani. In Argentina, invece, è uno scrittore e giornalista famosissimo, anche perché è tra i massimi conoscitori della dittatura e dei sui legami con la chiesa cattolica. Inevitabile che con l’elezione di Jorge Mario Bergoglio a sommo pontefice, anche Verbitsky salisse alla ribalta.

Nel suo paese è una sorta di simbolo del giornalismo d’inchiesta, della battaglia per i diritti umani e civili e della cultura di sinistra. Ai rapporti tra regime e chiesa cattolica ha dedicato due libri, la cui vendita è destinata a salire vertiginosamente: Doppio gioco e L’Isola del silenzio. Nelle due opere lo scrittore punta il dito anche contro Jorge Maria Bergoglio, oggi papa Francesco I.

Terrificante l’intervista che viene riportata da Micromega e che evidenzia l’estrema crudeltà del clero argentino.

“Ho iniziato ad occuparmi della storia della Chiesa argentina dopo che nel 1994 il capitano di vascello Adolfo Scilingo mi ha raccontato che i suoi superiori avevano giustificato la scelta di eliminare gli oppositori politici gettandoli dagli aerei in volo sull’Oceano, spiegando che la gerarchia ecclesiastica argentina aveva approvato tale metodo considerandolo come una “forma cristiana di morte” – dice Verbitsky. – Non solo, quell’ufficiale mi ha anche confidato che quando lui o i suoi colleghi tornavano da una di quelle missioni terribili ed erano colti da dubbi o rimorsi, i cappellani militari della Scuola di meccanica della Marina, li tranquillizzavano citando le parabole bibliche che parlavano della separazione dell’erba cattiva dal grano. E’ allora che ho capito che dovevo riprendere le mie inchieste sulla Chiesa negli anni della dittatura”.

La collaborazione tra militari e clero fu particolarmente forte, spiega il giornalista d’inchiesta argentino:

“Nel 1979 un campo di concentramento clandestino fu allestito in tutta fretta dai militari in una villa privata di proprietà del cardinale arcivescovo di Buenos Aires, fu fatto per trasferire delle persone che erano state fino al quel momento nei locali dell’Esma. Questo per evitare che la Commissione interamericana per i diritti umani, che era in missione nel paese per indagare sulla sparizione degli oppositori politici alla dittatura, potesse incontrare quei prigionieri, sequestrati del tutto illegalmente”.

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