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Carlo Verdone e Antonio Albanese un duetto inedito: al cinema con “L’abbiamo fatta grossa”

L’abbiamo fatta grossa COMMEDIA, ITALIA,112’ mmi/2 di e con Carlo Verdone, e con Antonio Albanese, Anna Kasyan, Massimo Popolizio, Francesca Fiume, Virginia Da Brescia

Due mattatori di razza. Il milanese Antonio Albanese e il romano Carlo Verdone, che raddoppia l’applauso anche nei panni di regista ne L’abbiamo fatta grossa, film adrenalinico in uscita dal 28 con il Marchio Filmauro. Intelligente, emozionante, battute al vetriolo e situazioni da commedia all’italiana, come non se ne vedevano da tempo: finalmente un film che funziona: «Sentivo il bisogno di staccarmi dal tema dei problemi sociali», spiega Verdone – «per puntare un po’ alla fantasia, partendo dalle figure dei due protagonisti: Arturo Merlino un investigatore privato, senza lavoro, costretto a recuperare cani e gatti smarriti e passare le notti sognando intrighi internazionali o scrivendo racconti, come Le notti insonni di Peter York.

E un attore teatrale, Yuri Pelagatti (Albanese) che, abbandonato dalla moglie, vuole trovare le prove della sua infedeltà. L’incontro tra i due conferma il loro fallimento professionale e matrimoniale, fino al punto di diventare amici. «L’investigatore trovo che anche nella vita sia un personaggio incredibile – prosegue Verdone – ma può essere anche sfortunato come Merlino».

Infatti, durante l’indagine che si presenta notevolmente a rischio, i due «sfigati», si trovano in una situazione a rischio. Quando l’investigatore piazza una microspia sotto il tavolo del ristorante dove la moglie di Yuri sta facendo colazione con un uomo, questa finisce per registrare un intrigo pericoloso. Infatti alcuni personaggi devono consegnare una valigetta con oltre un milione di euro ad un emerito mascalzone, che veste un ruolo politico. L’idea è di andare all’appuntamento, rubare il malloppo e portarlo alla polizia. Scene rocambolesche e suspance, cambiano volto alla storia che diventa quasi un noir tragicomico. «Sì, c’è una leggera suspance – conferma Verdone – quando parli di un investigatore l’idea dell’intercettazione è fondamentale».

L’idea del film? «Ero un po’ stanco di raccontare uomini e donne con situazioni complicate – risponde – avevo bisogno di sterzare, di liberarmi. Mi conosco bene. Sono anni ed anni che faccio questo mestiere e sono sempre stato onesto, prima con me stesso, e poi con il pubblico». Al presidente De Laurentiis, uno dei pochi che conosce il suo mestiere, non sfugge nulla, il film piace anche a lui: «Verrà distribuito in circa 900 copie – conferma – è un ottimo lavoro». Per Albanese è stato un piacere girarlo: «Confrontarmi con un attore comico come Carlo che ho sempre amato, l’ho trovato addirittura eccitante ammette – mi piacerebbe tornare a lavorare con lui, ora siamo diventati davvero amici.

Ci unisce la passione per la musica e l’arte, ma anche il rispetto reciproco. Sul set, nessuno dei due ha tentato di scavalcare l’altro. Mi piacerebbe d amorire anche dirigerlo in un film, sfiancarlo. Quando Carlo è stanco, fa ridere ancora di più». Il film è stato girato in una Roma non da cartolina, si viaggia tra tramonti e corse in macchina in quartieri che sembrano ambientati negli anni ’50: «In fondo Roma l’abbiamo già voltata come un pedalino – chiarisce Verdone – cambiare era necessario».

Del finale di un film non si parla mai, ma c’è una sorprendente «pernacchia», rivolta dai due protagonisti al politico che organizzava traffici illeciti: «È l’unica rivincita che hanno Merlino e Pelagatti – conclude Verdone – che altro gli resta?». Devia sulla politica, ma sottolinea: «Se dovessi pensare ad un uomo dell’Antica Roma come politico di oggi, punterei a Seneca. Un libro su di lui dovrebbero leggerlo anche i politici, forse sarebbero migliori. Sul mio comodino ho un testo di Seneca che considero una guida. È molto più efficace di una pillola di ansiolitico».

Arturo Merlino (Carlo Verdone) è un investigatore privato provato dalla vita mentre Yuri Pelagatti (Antonio Albanese) è un attore con attacchi di amnesia. Entrambi sono divorziati. Pelagatti forse è un cane, ma anche Merlino non pare certamente un mago della detective story. Probabile dunque che i due, una volta alleatisi in una buffa vicenda di soldi sporchi e valigette misteriose, ne combineranno di tutti i colori o meglio la faranno grossa.
Dopo essersi sfiorati ai tempi del bellissimo Questione di cuore di Francesca Archibugi (dove Albanese era ispirato a Umberto Contarello e Verdone compariva in un cameo ispiratissimo con Sorrentino e Virzì nei panni di loro stessi), ecco finalmente il primo film insieme per il guru della romanitas Verdone (regia numero 26) e il trasformista di Lecco, Antonio Albanese.

L’attore Pelagatti va dal detective Merlino per chiedergli di spiare l’ex moglie. L’investigatore sbaglia tutto, intercetta un’altra coppia e, attraverso un equivoco parecchio macchinoso circa il passato da attore porno di Yuri (pare sia superdotato), aiuterà Pelagatti a sottrarre una valigetta piena di tante banconote da cinquecento euro per un totale di un milione. E se i proprietari del malloppo si facessero improvvisamente vivi?
Parte a quel punto una commedia di rivalsa maschile in cui i due provano a togliersi finalmente qualche soddisfazione grazie a quel gruzzolo (con una ruspante armena di nome Lena Antonio e con l’algida ex moglie il cocciuto Yuri) mentre, piano piano, si materializzano i loschi proprietari della valigetta, i quali non hanno preso troppo bene la scomparsa di quell’ingente somma.

Verdone ha giocato con il poliziesco già ai tempi de I due carabinieri e Il bambino e il poliziotto mentre non faceva un film in coppia con un altro alpha man da quel 2006 de Il mio miglior nemico quando i produttori Aurelio e Luigi De Laurentiis gli affiancarono l’allora enfant prodi- ge del box office Silvio Muccino. Come vanno questi due ritorni per lui alla commedia criminale e al duetto maschile? Purtroppo le parti più thriller sono leggermente fiacche (molto meglio per Filmauro il risultato raggiunto da Natale col boss) e la farsa prende sempre troppo il sopravvento sulla mai credibile possibilità di minaccia.

Con Albanese? Bene ma non benissimo. Da una coppia così ti aspetti una goleada e non questo gioco a centrocampo. Si urla un po’ troppo (continui cazziatoni del romano al lombardo), c’è qualche parolaccia che da Verdone non ti aspetti (forse frutto del clima goliardico sul set) e si ha la sensazione che i due siano, tutto sommato, più divertiti che divertenti. Non un granché la qualità dello spazio femminile (perché Merlino è sempre infastidito dall’ armena Lena anche se continua a frequentarla?), qualche debolezza in sceneggiatura (perché l’attorucolo Pelagatti sembra sempre poco spaventato dalla faccenda della valigetta?) ma una bellissima Roma in esterni (la Piazza Caprera del passaggio dal bianco e nero al colore di C’eravamo tanto amati del maestro Scola già recuperata un anno fa dai Vanzina di Torno indietro e cambio vita) e un finale con una marcia in più.

Ecco la parte migliore. Non vogliamo svelare troppo ma c’è un finale paradossalmente “aperto” alla Smetto quando voglio, e soprattutto un “pernacchio” degno
di Eduardo ne L’oro di Napoli, pregno di significato morale come lo schiaffone di Sordi in Una vita diffìcile di Risi. Alla fine Yuri e Antonio diventano veri italiani di oggi (prima sembravano troppo macchiette ultraterrene da pochade), indignati dalla peggior classe dirigente del dopoguerra rappresentata da un grande Massimo Popo- lizio, bello, sporco e cattivo al punto giusto. Il film sembra cominciare proprio in quel momento. E invece, purtroppo, finisce.

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