Veronica Panarello: Arriva la pensante sentenza, non potrà più fare la mamma

Fonte: Settimanale Giallo di Angela Corico In considerazione di quanto sopra esposto, si definisce una prognosi negativa rispetto alla possibilità che la signora Veronica Panarello possa esercitare una adeguata funzione genitoriale”. Si conclude con queste parole, pesanti come macigni, la perizia sulla capacità genitoriale di Veronica Panarello, 27 anni, la mamma di Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa, accusata di aver ucciso il figlioletto di otto anni, Andrea Loris Stival, e di averne occultato il cadavere. Si tratta, per ora, solo di una indiscrezione, che Giallo ha raccolto da fonti molto attendibili. Per l’ufficialità occorrerà aspettare ancora qualche giorno. Le 86 pagine che racchiudono l’intera perizia, infatti, verranno rese pubbliche a breve.

Noi, nel frattempo, vi informiamo circa le conclusioni a cui gli psichiatri sono arrivati. I medici, in quella che possiamo definire una “bozza” della perizia, usano un linguaggio molto tecnico. Spieghiamo allora, con parole più semplici, il significato della frase che avete letto all’inizio e che riportiamo di nuovo perché è davvero clamorosa: «Si definisce una prognosi negativa rispetto alla possibilità che la signora Veronica Panarello possa esercitare una adeguata funzione genitoriale». Cosa significa? Significa che Veronica è stata giudicata non idonea a continuare a ricoprire il ruolo di genitore. Oltre a Loris, infatti, Veronica ha un altro figlio, che ha appena compiuto quattro anni e che dal giorno dell’arresto della sua mamma è stato affidato in via esclusiva al papà, Davide Stival, 30 anni. A Veronica, in carcere dall’8 dicembre del 2014, non è mai stato concesso di incontrare il figlioletto più piccolo durante gli oltre dodici mesi di detenzione.

La Procura di Ragusa, nei mesi scorsi, aveva affidato a un gruppo di medici psichiatri l’incarico di stabilire se la giovane fosse idonea a prendersi cura del bimbo. Il gruppo era composto dallo psichiatra Domenico Micale, dalla psicologa Josè Prezzemolo e dal neuropsichiatra infantile Francesco Vitrano. Nel frattempo, il Tribunale dei Minori, come detto, aveva affidato il piccolo al papà. Ebbene, dai risultati della perizia emerge che Veronica non sarebbe idonea a ricoprire il ruolo di madre. Questo documento, di cui Giallo vi ha anticipato le conclusioni, dovrà essere consegnato alle parti, che avranno poi due settimane di tempo per studiarlo in modo da presentare eventuali controdeduzioni. Per arrivare a questa clamorosa decisione, i medici hanno sottoposto la Panarello ad alcuni test finalizzati ad analizzarne la personalità in ogni suo aspetto. La conclusione è che la donna, per il momento, non sia in grado di prendersi cura del bambino.

 Chiariamo una cosa: questo esame non ha nulla a che fare con la perizia psichiatrica a cui Veronica verrà sottoposta nelle prossime settimane su richiesta del suo legale. Durante l’udienza del 3 dicembre scorso, infatti, il giudice per le indagini preliminari ha disposto per l’imputata il processo con rito abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica. Lo stesso giudice, nel frattempo, ha individuato i medici a cui conferire il delicatissimo compito di stabilire lo stato mentale di Veronica. Sono il professor Eugenio Aguglia e Roberto Catanesi, i quali hanno ricevuto l’incarico ufficiale nel corso dell’udienza di lunedì 21 dicembre.

I due psichiatri, una volta esperito il lavoro, dovranno consegnare gli esiti dell’esame nell’udienza successiva, la cui data non è stata ancora fissata perché subordinata al tempo necessario per ultimare la perizia. Lo scopo di questo esame è stabilire se la donna fosse capace di intendere e di volere al momento del delitto. Dai risultati della perizia, quindi, dipende il destino di Veronica, che rischia anche il massimo della pena. Gli scenari possibili sono tre. Qualora venisse accertato un disturbo della personalità tale da far ritenere compromessa la capacità di intendere e volere, l’imputata potrà essere dichiarata “semi-inferma” di mente e in questo caso ottenere un ulteriore sconto di pena, oltre a quello che già le spetta per aver scelto di essere giudicata con rito abbreviato. Un’altra possibilità è che i periti stabiliscano un disturbo della mente così grave da escludere totalmente la capacità di intendere e volere. Se così fosse, Veronica potrebbe evitare una condanna e lasciare il carcere per essere trasferita in una struttura adeguata. La terza e ultima opzione è che i periti stabiliscano la piena imputabilità della donna poiché perfettamente sana di mente. In questo caso la Panarello rischierebbe fino a 30 anni di prigione o addirittura l’ergastolo.

È STATA TRASFERITA IN UNA CLINICA Naturalmente, oltre alle capacità mentali va dimostrata la colpevolezza di Veronica in relazione all’omicidio del piccolo Loris, strangolato con una fascetta di plastica la mattina del 29 novembre del 2014. Le prove contro di lei sono tantissime, a cominciare da ciò che scrisse il medico legale, dottor Giuseppe Iuvara, nell’autopsia. Il medico stabilì che Loris fu soffocato con una fascetta di plastica poco dopo le 9 del mattino, cioè mentre si trovava in casa da solo con la sua mamma. Inoltre, al povero bimbo furono legati i polsi con un’altra fascetta dello stesso tipo. Poco più di un mese fa, Veronica ha cambiato ancora una volta versione circa la drammatica mattina della morte di Loris.

Ha finalmente ammesso, dopo un anno di bugie e depistaggi, che Loris era morto in casa, sotto i suoi occhi. Ha però negato di essere lei l’assassina. In questa nuova, inverosimile ricostruzione, Veronica ha parlato di un tragico incidente domestico. «Loris si è strozzato con una fascetta, che si è stretto da solo intorno al collo per gioco», ha detto. Una versione completamente smentita dalle persizie dei giudici, che pochi giorni dopo l’hanno rinviata a giudizio con le terribili accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Ora la parola passa agli psichiatri. Veronica attende di conoscere il proprio destino nell’ex ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. Nelle settimane scorse, infatti, è stata provvisoriamente trasferita dal carcere di Agrigento alla struttura protetta per ragioni di salute.

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