Voti Frosinone – Juventus 0-2: Cuadrado e Dybala, i bianconeri avanzano senza pietà

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Una quattordicesima, di questi tempi in particolare, non può che far piacere. A maggior ragione se arriva a meno di una settimana dalla partita scudetto contro il Napoli e se si tiene conto di quanto è stato faticoso ottenerla. Dunque, la striscia positiva della Juventus continua, il record dell’Inter di Mancini è a tre passi e, soprattutto, la capolista rimane a portata di sorpasso. Ma il campo ha dimostrato che aveva ragione Massimiliano Allegri a non fidarsi dell’apparentemente agevole impegno, tanto da rinunciare a un pur minimo turnover e schierare anche Bonucci, diffidato. D’altra parte, il tecnico doveva fare i conti con diverse assenze (gli infortunati Khedira, Mandzukic, Evra, Caceres, Asamoah e lo squalificato Zaza), per cui accrescere il coefficiente di rischio sarebbe stato puro autolesionismo, così come sottovalutare il Frosinone, che già all’andata aveva strappato nel recupero un incredibile pareggio (e uno dei due punti conquistati finora in trasferta) con Blanchard.

E’ stata la vittoria della pazienza, tante volte predicata nel corso della stagione da Allegri. Sì, perché il primo tempo della Juve è stato bruttino, vuoi per l’aggressività dei laziali – Stellone è stato abile a schierare al meglio le pedine a disposizione -, vuoi per il peso che ha avuto l’assenza in mezzo al campo di Khedira. La spinta sulle corsie esterne di Cuadrado e Alex Sandro non ha prodotto gli effetti sperati, in quanto la squadra ha fatto girare troppo la palla senza verticalizzare con la necessaria velocità. Così sono stati gli spunti individuali a regalare qualche brivido, ma, se si eccettua l’occasione avuta allo scadere da Morata (tutto solo si è fatto respingere il tiro da Leali), per altro propiziata da un’incertezza di Russo, il Frosinone ha tenuto senza particolari affanni lo 0-0. Nell’intervallo Allegri ha spiegato alla squadra che in questo modo sarebbe stato difficile venire a capo della partita e il fatto che pure il Napoli, contestualmente, soffrisse contro il Carpi non era motivo di consolazione, come non lo era la consapevolezza che da queste parti soltanto la formazione di Sarri avesse vinto e nel contempo dominato.

E infatti la ripresa è stata esattamente quella che ci si poteva aspettare, ovvero una sorta di monologo della Juve, che con il passare dei minuti ha preso possesso del campo, ha finalmente sfruttato con continuità la velocità degli esterni e minato le sicurezze di un’avversaria che non ha più saputo chiudere i buchi che qua e là si sono formati e tantomeno ripartire in maniera pericolosa.

Man mano che la manovra si allargava e scorreva rapida, il Frosinone ha dato segnali di cedimento e la sensazione che il quattordicesimo successo consecutivo sarebbe prima o poi arrivato si è fatta sempre più intensa. Neppure la sfortuna che ha indirizzato sul palo la splendida conclusione di sinistro dal limite di Dybala ha incrinato le certezze bianconere, poggiate sulla pazienza e sull’intelligenza nel saper interpretare partite che, come ha sottolineato Allegri alla fine, diventano sempre più complicate con il passare delle giornate. Non a caso, la rete del vantaggio è arrivata quando Alex Sandro ha sfondato per l’ennesima volta sulla sinistra e messo in mezzo un rasoterra inatteso e velenoso, sul quale la retroguardia di Stellone si è lasciata cogliere impreparata. Per Cuadrado è stato un gioco da ragazzi battere con freddezza Leali e indirizzare la gara in maniera definitiva verso la più prevedibile delle conclusioni, rafforzata dal raddoppio nel recupero di Dybala, al tredicesimo gol stagionale.

FROSINONE  LEALI 7  Girovago in attesa di rincasare alla Juventus, Sturaro, Morata e Pogba gli consentono di timbrare il cartellino. Sui gol non può fare nulla.  ROSI 5  La “passeggiata” sulla coscia di Morata a terra non è consentita dal regolamento.  RUSSO 6  Affonda nel finale, ma il grigiore è di squadra.  BLANCHARD 6  L’assist servito a Ciofani nel primo tempo meritava miglior sorte. L’eroe di un girone fa allo Stadium non tradisce.  CRIVELLO 5  Ha di fronte Cuadrado, nel duello – sulla carta – più impari del campionato. La totale assenza sul colombiano che lo buggera e fa gol, tuttavia, condiziona il giudizio.  CHIBSAH 6  Nel duello con Pogba, rimedia al gap in tecnica e centimetri con grinta e fisico. Frara (26′ st) ng.  GORI 6  Tampona le iniziative juventine, anche quando Dybala arretra per liberare spazi. Soddimo (36′ st) ng.  SAMMARCO 6.5  L’esperienza lo aiuta a fronteggiare Sturaro, dieci anni più giovane di lui.  TONEV 5.5  Nell’offesa sta troppo sulle sue. S’affloscia alla distanza.  CIOFANI 6  Marcantonio cannoniere, capisce che stavolta occorre far legna: si difende a suon di sponde e sportellate. Longo (41′ st) ng.  DIONISI 5  Accalappia pochissimi palloni, ammutolito da Barzagli.  ALL. STELLONE 6 Il favore al Napoli non gli riesce, ma onestamente a questo Frosinone non si può chiedere di più.

JUVENTUS  BUFFON NG  Vive un pomeriggio di totale relax: zero assoluto. E non è la prima volta.  BARZAGLI 7  Silenzia Dionisi, in teoria il pezzo pregiato del Frosinone. E’ un muraglione incrollabile, anche quando toglie il pallone dell’1-1 dalla propria porta.  BONUCCI 6.5  Si libera con classe dal peso della diffida. Da urlo una diagonale su Ciofani in chiusura nel secondo tempo, con il Frosinone appena bucato. Sotto con Higuain, ora.  CHIELLINI 6  Aveva saltato Chievo e Genoa per affaticamento agli adduttori, ma l’incipit di Frosinone non ispira pensieri positivi: Ciofani gli gira attorno senza alcuna opposizione. Out per problemi al polpaccio, va monitorato in vista del Napoli. Rugani (32′ st) ng.  CUADRADO 7  Preferito a Lichtsteiner perché più perforante dello svizzero, sul taccuino si annota solo un banale destro flemmatico in avvio di ripresa. Non sembra una gran partita, la sua, fino al rasoterra che sparecchia l’equilibrio. Ancora decisivo, stavolta senza sponde altrui.  STURARO 6  Cagnaccio nella linea di mezzo, ma pure incursore. Pecca per i troppi errori elementari in appoggio, però è sua una delle occasioni migliori (destro da fuori) in un match da uomini tosti. Pereyra (21′ st) 6 Non avendo ancora la scioltezza da perfetto trequartista, agisce da interno di contenimento, con licenza di ripartire. Lo fa poco, ma bene.  MARCHISIO 6  In avvio fatica a vincere un contrasto che sia uno, poi prova a risollevare un pomeriggio uggioso, per sé e la squadra. Ci riesce, in parte.  POGBA 6  Soffre la pressione avversaria e si accende solo a tratti. Costantemente anticipato per tre quarti di partita, con il sinistro cerca di stuzzicare Leali, con il capoccione peggio ancora.  ALEX SANDRO 7  Il crossatore principe della Serie A confeziona il rasoterra perfetto per Cuadrado-gol. E’ di gran lunga il più lucido tra coloro che sono chiamati a fabbricare gioco.  MORATA 6  Inspiegabilmente lontano dall’area di rigore, fatica anche nel tagliare con i tempi giusti. Quando ci riesce, spara in faccia a Leali il pallone del vantaggio. Errore intollerabile, a questi livelli e in questo momento della stagione. Rimedia a una prestazione molto generosa, ma poco incisiva, con l’assist per il 2-0 di Dybala. Favilli (48′ st) ng.  DYBALA 6.5  Due partite senza gol, la terza vissuta sul filo di un assist da disegnare, o un gol da inventare. Prima il palo si oppone a un sinistro a giro della Joya, però il replay è tremendamente gustoso. Dedicato, sentitamente, all’amico Pipita…   ALL. ALLEGRI 6.5  La quattordicesima di fila è una vittoria di lotta (tanta) e governo (poco, a sprazzi). Non male, davvero. Ma questa Juventus può migliorare ancora.

ARBITRO  MASSA 6.5  Tiene in pugno la partita, anche quando la Juventus chiede un rigore per respinta di Blanchard su cross di Dybala. Con il braccio, sostengono i bianconeri; con il faccione, zittisce la tv.

 E’ la Juve di Dybala, di Pogba, della vecchia guardia, certo. Ma è anche, e sempre più, la Juve di Juan Cuadrado, l’uomo dei gol pesanti. Nel cuore dei tifosi è entrato alla fine di ottobre, quando nel recupero ha segnato la rete che ha consegnato ai bianconeri il derby. Ma l’impulso che il colombiano sta dando al campionato va ben oltre quell’episodio, perché è stato lui, a dicembre, a congelare le speranze della Fiorentina di un colpaccio allo Stadium (ha immediatamente risposto al rigore di Ilicic, poi Manduzkic e Dybala hanno firmato la vittoria), è stato lui una settimana fa a propiziare l’autorete di De Maio grazie alla quale la Juve ha sconfitto il Genoa ed è stato ancora lui, ieri, a sbloccare una partita che si stava facendo sempre più difficile: su invito perfetto di Alex Sandro, esattamente com’era accaduto contro il Torino.

L’uomo che ha sbloccato la partita, Juan Cuadrado, racconta la soddisfazione per il gol, il secondo consecutivo dopo quello di mercoledì contro il Genoa: «Sono contentissimo per la vittoria e per la prestazione della squadra. C’era molta euforia da parte della gente e dei tifosi, ancora prima di giocare pensavano che fosse tutto facile per noi, invece il Frosinone ci ha messo in difficoltà difendendo molto bene. Però alla fine quello che conta è il risultato e lo abbiamo fatto, grazie a Dio. Penso che tutte le squadra vogliono giocarsela contro di noi, fanno bene, la cosa importante è vincere, a volte pur non giocando bene si vince lo stesso». Conquistata la 14ª vittoria di fila, il pensiero adesso va alla prossima sfida, quella cruciale contro il Napoli, che può decidere il campionato. «Meno male che abbiamo una settimana intera per preparare questa partita. Dobbiamo stare tranquilli e cercare di recuperare le energie per essere al 200 per cento. Dobbiamo sfruttare il momento positivo».

E pensare che Cuadrado a Frosinone sembrava destinato a cominciare dalla panchina, perché pareva Lichtsteiner il favorito per occupare la corsia di destra. Invece Allegri ha preferito puntare sulla velocità del colombiano per accrescere le difficoltà della peggior difesa del campionato. Se nel primo tempo i piani dell’allenatore non si sono realizzati, è stato per la poca fluidità della manovra, che ha costretto Cuadrado ad arretrare e accentrarsi alla ricerca di palloni giocabili: con scarsi risultati. Tutta un’altra storia dopo l’intervallo, quando finalmente il sudamericano è stato messo nella condizione di nuocere. Non a caso, dopo sette minuti ha costretto Leali a un non semplice intervento con un tiro dalla distanza, prima del quarto d’ora ha messo in mezzo una palla invitante che Pogba non ha saputo sfruttare di testa e subito dopo ha avviato un contropiede micidiale interrotto… con la faccia da Blanchard sul successivo traversone di Dybala. Insomma, la presenza di Cuadrado nel vivo del gioco si è fatta via via più intensa: e puntuale, al 28′, è arrivato il gol, a sfruttare lo spazio colpevolmente concesso da Crivello sul traversone di Alex Sandro.

Insomma, se la Juve sabato avrà l’opportunità di scavalcare al vertice il Napoli è per buona parte merito suo, anche se le parole di fine partita non sono autoelegiative: «Sono contento per la vittoria più che per il mio gol, perché era indispensabile vincere e ci siamo riusciti. Adesso pensiamo a preparare con calma e tranquillità la sfida con il Napoli: sappiamo che dovremo essere al duecento per cento». E chissà che questo preziosissimo uno-due consumato tra Genoa e Frosinone non sia la spinta decisiva per convincere la società a riscattarlo dal Chelsea: i venti milioni chiesti dal club di Abramovich sono troppi, è risaputo, ma un accordo che sia di soddisfazione generale appare sempre più vicino.

E adesso sfida totale. Senza se e senza ma (senza Chiellini, peraltro, probabilmente…). E’ a Juventus-Napoli che la mente è corsa non appena Massa e Doveri hanno esalato il triplice fischio finale al Matusa e al San Paolo. Ché in fin dei conti, come volevasi dimostrare, Frosinone-Juventus e Napoli-Carpi non erano che una sorta di “riscaldamento” in vista del big match di sabato prossimo. Un big match che potrebbe davvero finire per condizionare, indirizzare, definire in maniera quasi netta la lotta scudetto. Tutto sta, però, nell’arrivarci nel modo giusto, a questa sfida totale. Provando – dall’una e dall’altra parte – a far leva sugli aspetti positivi, trovando invece soluzioni ai problemi sorti strada facendo.

Morale alle stelle dall’una e dall’altra parte. La Juventus, al Matusa, con la sua quattordicesima vittoria consecutva, ha dimostrato una volta di più di avere consolidato consapevolezza, determinazione, convinzione nei mezzi. Quasi quasi, uno status di invincibilità che – unito all’ormai acclarata attitudine a dominare il campionato italiano e spuntarla contro tutti e tutti – può consentire di approcciare in modo perfetto le sfide che contano. Non è da meno il Napoli, però: giunto al suo ottavo successo consecutivo. Ad inizio stagione il tecnico Sarri sottolinava che un gap da colmare rispetto alla Juventus era la capacità di infilare una corposa serie di vittorie. Ecco la prova del nove…

Decisamente non idilliaca la situazione infermieristica in casa Juve, anzi. L’ultima tegola, cascata fragorosamente a margine della trasferta a Frosinone, è il guaio muscolare occorso a Giorgio Chiellini. Soltanto oggi sarà possibile effettuare gli esami strumentali del caso, ma a meno di sorprese e stando alle sensazioni poco confortanti del diretto interessato, c’è il concreto rischio che il difensore abbia rimediato uno stiramento (al polpaccio); nel qual caso – come ammesso dallo stesso Allegri – la sua presenza in campo contro il Napoli avrebbe del miracoloso. Il ko del difensore è reso ancor più pesante dal grave infortunio appena rimediato da Martin Caceres. Ai box, oltretutto, ci sono pure Mario Mandzukic e Kwadwo Asamoah. Per Khedira si punta a un recupero lampo, ma occhio ai rischi di ricadute che comprometterebbero la sfida di Champions League contro il Bayern Monaco. Al contrario la situazione dei partenopei: il club brilla infatti come il meno incerottato della Serie A (minor numero di infortuni stagionali, insomma, a dispetto d’una rosa che in teoria appare tutt’altro che abbondante ma che evidentemente è gestita in modo impeccabile dal tecnico toscano). Contro la Juventus, oltretutto, rientra un Jorginho fresco e riposato, dopo la squalifica scontata ieri. Se dunque Allegri in settimana sarà alle prese con rebus di formazione e dubbi tattici, Sarri potrà invece concentrarsi sulla formazione tipo.

In soccorso dei bianconeri giunge però la possibilità di sfruttare il fattore campo. Lo Stadium sarà completamente bianconero: pure il settore ospiti, infatti, interdetto dal Prefetto alla tifoseria azzurra per motivi di ordine pubblico (cosa che peraltro era accaduta a parti invertite nella gara d’andata del San Paolo) sarà occupato da bambini e iscritti ai club Doc. L’entusiasmo è alle stelle, come dimostrato anche dal fatto che i bigietti per il big match sono andati esauriti prima ancora che fosse aperta la vendita libera e Claudio Marchisio, ormai esperto in tal senso, non ha mancato di sottolineare quanto questo aspetto possa incidere. Così come, di contro, Sarri ha sottolineato: «E’ una partita sentitissima dalla nostra gente ed è folle che non possa essere con noi a Torino, le punizioni di massa non hanno senso, ma questo lo avevo detto anche quando gli juventini non poterono essere al San Paolo».

Allo Stadium, peraltro, la Juventus non ha mai subito gol nel 2016. L’unico incassato risale alla sfida contro la Sampdoria a Marassi (la sola rete al passivo delle ultime 9 partite stagionali). C’è un motivo, dunque, se la Juventus, che pure ad inizio stagione pareva un colabrodo, può ora vantare lo status di miglior difesa del campionato. Trattasi insomma di banco di prova mica da ridere per il bomberone Higuain e la sua media di un gol a partita in Serie A (24 su 24). Miglior difesa vs miglior attacco, mai come sabato si capirà cosa convenga.

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