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WhatsApp, per tutti e una multa da 50 mila euro

Sarà capitato a tutti una volta nella vita di inviare un SMS su WhatsApp in preda all’euforia o alla confusione e sbagliare mittente, facendo tra l’altro una brutta figura. Secondo quanto riferito, sembra che a breve WhatsApp possa rilasciare una nuova funzione che permette appunto di cancellare i messaggi inviati per sbaglio;  l’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp pare stia lanciando ufficialmente dettando l’opzione che permette di correggere gli errori, una funzione che al momento è disponibile anche su altri servizi come Telegram. Fino ad oggi è stato possibile cancellare i messaggi inviati soltanto da parte del mittente, ma diciamola tutta a poco è servito  visto che non ha molto senso cancellarlo dal proprio schermo se chi li ha ricevuti invece continua a vederli.

La nuova funzione “Cancella per tutti”pare sia in fase di test sia su piattaforma Android che iOS, almeno questo quanto è trapelato da alcune indiscrezioni secondo le quali già da tempo ci sarebbe un beta, ma adesso sembra che i server del servizio siano finalmente pronti a rimuovere questi messaggi sia dalla chat di chi invia che dalla chat di chi li riceve.”WhatsApp sta ultimando i test di Delete for Everyone: il server funziona e richiama i messaggi con successo. Anche se il server funziona, questo non significa che l’opzione sia comunque abilitata. Sarà attivata più avanti e visto che WhatsApp ha predisposto i suoi server per Delete for Everyone, l’abilitazione potrebbe essere imminente“, è questo quanto si legge nella nota di un’importante fonte.

Come abbiamo avuto modo di anticipare, questa funzione permetterà di cancellare entro pochi minuti e al massimo entro 5 minuti, i messaggi inviati e non ancora letti dal destinatario e la cancellazione non riguarderà semplicemente i messaggi di testo ma che documenti, immagini, video, equipe, ovvero qualsiasi cosa sia inviata e ricevuta. La funzione è molto attesa dagli utenti perché come abbiamo già detto fino ad ora è stato possibile cancellare soltanto il messaggio  inviato ma dalla propria chat. Si continua a parlare dell’arrivo dei cosiddetti account verificati su WhatsApp ovvero la funzione che permette di capire se il numero da cui arriva il messaggio di un’azienda e questo sarà facilmente intuibile se solo al fianco del numero apparirà un simbolo verde con spunta all’interno e la chat sarà contraddistinta sullo sfondo da un banner di avviso giallo, che non sarà possibile eliminare.

Intanto nelle scorse ore sempre si è arrivato un richiamo dell’Antitrust nei confronti di WhatsApp e nello specifico sembra che la qualità Garante della Concorrenza e del Mercato abbia osservato come il noto servizio di messaggistica istantanea attualmente di proprietà di Facebook, abbia posto in essere delle pratiche contrattuali non corrette e la vicenda sarebbe riconducibile all’ 11 maggio scorso. L’Antitrust ha dato il via con procedimento sanzionatorio la cui cifra dovrebbe aggirarsi intorno ai €50000.

«Ha offeso Allah su Whatsapp»: cristiano condannato a morte per blasfemia

Ennesimo caso dicondanna a morte per blasfemia in Pakistan. Un cristiano è stato condannato alla pena capitale per aver offeso Maometto via WhatsApp. Secondo l’accusa, avrebbe mandato a un amico alcuni messaggi che contenevano frasi blasfeme nei confronti dell’islam. Nessuno dei giudici, però, ha mai letto i messaggi in questione. Ad accusare Nadeem James, che vive nel Punjab, è stato proprio il suo amico, Yasir Bashir, che stando a quanto riferisce
l’avvocato del cristiano sarebbe stato geloso della relazione dell’amico con una ragazza musulmana. Tra i due saebbe scoppiata una lite, e dopo qualche giorno il musulmano era andato in commissariato a denunciare l’amico. Con lui due imam.
I fatti risalgono allo scorso anno e l’uomo è in carcere da luglio 2016. Il cristiano era stato minacciato dimorte dalla comunità musulmana dopo che si era diffusa la voce dei suoi mes- saggini blasfemi, ed era fuggito. Non solo: secondo media locali la polizia locale avrebbe arrestato, torturato e
abusato le due sorelle dell’uomo affinché loro dicessero dove si nascondeva il fratello e per spingere lo stesso Nadeem a consegnarsi. Dalle moschee gli imam avevano invitato i fedeli a bruciare le case dei cristiani in segno di vendetta. Insomma, un vero e proprio linciaggio sociale.
La condanna è arrivata in questi giorni, e per motivi di sicurezza è stata letta in carcere: si temeva che i musulmani sfogassero la loro vendetta nei confronti della famiglia di Nade- em. Il verdetto è stato pronunciato a ridosso del triste anniversario dell’arresto
di Asia Bibi, la prima cristiana, mamma dicinque figli, a essere condannata per blasfemia in Pakistan. La donna da tremila giorni sta scontando la sua pena in carcere. Nel Paese, nonostante i talebani non siano più al potere, la legge sulla blasfemia continua a essere una delle più brutali al mondo, e per condannare una persona è sufficiente che qualcuno si rechi in un commissariato a denunciare presunte offese nei confronti di Maometto o dell’Islam in generale. A oggi, secondo l’Ong Commissione per i Diritti Umani del Pakistan,
ci sono 40 persone nel braccio della morte e dal 1990 sono almeno 71 le vittime della vendetta di gruppi radicali islamici.
Qualcuno nel Paese ha cominciato a chiedere che la legge venga modificata, poiché la sua rigida applicazione sta avendo serie ripercussioni sulle relazioni internazionali del Pakistan. Gli Stati Uniti infatti, proprio perché la strada verso la libertà di fede e di culto è ancora lunga, hanno minacciato di rompere l’alleanza tra Washington e Islamabad, e accusano il Pakistan di proteggere diversi gruppi terroristici a matrice islamista. Di qui la decisione di bloccare 255 milioni di dollari in aiuti militari.

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