Smettere di fumare: Più del 23% degli italiani (soprattutto donne e giovanissimi) ha il vizio del fumo

Non esiste il metodo facile per smettere di fumare. Esiste un tuo metodo. Questo il punto di partenza di Roberto Boffi, responsabile della Pneumologia e del Centro antifumo dell’Istituto Nazionale dei Tumori e autore, assieme a Donatella Barus, di Spegnila! (Bur). Nel nostro Paese fumano 12,2 milioni di persone, il 23,3% della popolazione adulta, soprattutto donne e giovanissimi. «Questo libro – spiega il dottor Boffi – vuole essere un vero e proprio manuale in cui sono raccolte le storie di ex fumatori, le motivazioni che li hanno spinti a smettere, il percorso seguito. Sono 12 storie tutte diverse, ma unite da un tallone d’Achille, ovvero la debolezza, e da una risorsa segreta, l’arma del riscatto, la forte motivazione che li ha visti uscire vincitori da questa battaglia, che non è un vizio ma una vera dipendenza. Non esistono cure miracolose, ma bisogna imparare a volersi bene. Oltre ai racconti, il libro offre anche dei test per capire che tipo di fumatore si è.
Test di autovalutazione
Il Test di Fagerstròm, per esempio, valuta il grado di dipendenza dalla nicotina, con domande del tipo: al risveglio entro quanti minuti fumi la prima sigaretta? Quante sigarette fumi al giorno? Il Test di Hòpital-Mondor, invece, aiuta a capire se è il momento giusto per smettere, mentre quello di Zung valuta se si usa la sigaretta come antistress.

Utilizzando la Scala della dispnea si può valutare la salute del respiro descrivendo la propria condizione: mi manca il fiato se corro piano, se faccio una salita leggera, cammino più lentamente della gente della mia età. «Non importa per quanto tempo le sigarette hanno scandito la propria esistenza, – continua Boffi – smettere è possibile. D’un tratto o gradualmente, senza tornare indietro o ricominciando più volte, da soli o con l’aiuto di un medico di un centro antifumo, dove si
può misurare attraverso un esame il monossido di carbonio espirato, capire il proprio grado di dipendenza e ricevere l’adeguato supporto psicologico e farmacologico. Molti pazienti, infatti, non sanno che esistono farmaci a base di bupropione, vareniclina, citisina, ideali per chi non è riuscito a smettere con altri sistemi, che agiscono come un simil-vaccino, eliminando il piacere generato dal fumo di tabacco e aiutando così a ridurre drasticamente il desiderio di fumare».

Quali farmaci scegliere

Esiste una grande quantità di risorse a cui gli aspiranti ex fumatori possono ricorrere. Ci sono i farmaci sostitutivi nicotinici, a base di sola nicotina, che servono soprattutto ai fumatori al primo tentativo che temono gli effetti dell’astinenza, ai fumatori moderati o che vogliono ridurre gradualmente il numero delle sigarette. Sono prodotti da banco, acquistabili in farmacia sotto varie forme: cerotti transdermici, per mantenere l’equilibrio, inalatori, per i nostalgici del gesto, gomme, pastiglie, spray sublinguali, per i momenti di crisi. «È necessario – spiega lo specialista – leggere i foglietti illustrativi e attenersi alle istruzioni, e non fumare durante l’assunzione per evitare sovradosaggi di nicotina È utile il consiglio di un medico, anche perché capita spesso che un fumatore non sappia con precisione come fuma e quanto aspira: contare i mozziconi non basta, è solo la misurazione del monossido di carbonio espirato che dà risposte attendibili».

Sigarette elettroniche

La sigaretta elettronica, a differenza della classica, non prevede combustione di tabacco e carta e non produce fumo ma vapore. Spiega Boffi: «Non si può affermare che sia sicura o innocua. Chiunque decida di usarla deve essere consapevole che possono esserci rischi non ancora quantificati per la sua salute». Le multinazionali del tabacco hanno trovato anche altre alternative. Nel 2014, sono stati immessi sul mercato italiano i cosiddetti “heated tobacco products” (HTPs). Sono dispositivi elettronici che scaldano il tabacco contenuto in piccole sigarettine invece di bruciarlo (si raggiungono 350 gradi invece di 800). Non producono vapore ma vero e proprio fumo, definito freddo per differenziarlo da quello delle sigarette tradizionali. «Sono sempre più diffusi ma mancano le prove scientifiche sui loro effetti sulla salute; il Centro Antifumo dell’Istituto Nazionale dei tumori ha pubblicato un confronto tra inquinamento ambientale generato dalle sigarette elettroniche, dai prodotti a tabacco riscaldato e dalle sigarette tradizionali. Il risultato? A livello di nocività gli HTPs vanno a porsi a metà strada tra le sigarette elettroniche di vecchia generazione (caricate con i liquidi) e quelle classiche. Non possono quindi definirsi innocui, né privi di fattori di rischio oncologico, in particolare per la presenza di black carbon e di formaldeide». Ognuno può scegliere la sua strada e spesso un approccio non esclude l’altro. È un po’ come in un gioco di ruolo in cui la scelta delle armi dipende dalla propria identità e dai nemici che si incontrano, livello dopo livello, ma sapendo che i danni del fumo sono in gran parte reversibili. Perciò, spegnila! •

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