Denuncia il marito per maltrattamenti e le tolgono i figli: “Volevo proteggerli, ora vivono in comunità”

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Questa è la storia di una madre di Milano, Italia. I suoi due figli le sono stati tolti dopo che si è separata dal marito e ha sporto denuncia contro l’uomo per abusi sessuali. Da otto mesi vivono in comunità, senza alcuna forma di protezione dei bambini, se non le visite dell’assistente sociale, che avvengono una volta ogni tre settimane.

L’allontanamento dei bambini da casa è sempre un evento traumatico, ma in alcuni casi può essere particolarmente brutale. La madre che ha parlato con il sito Fanpage la scorsa settimana appartiene a questa categoria: aveva sporto denuncia per maltrattamenti contro l’ex marito, che è stato quindi condannato a pagare una multa e a scontare una pena sospesa. Quest’ultimo, però, ha approvato una legge (la cosiddetta legge “Porcelli”) che prevede che i genitori separati possano subire una riduzione dei sussidi se non convivono con i figli – è quello che è successo nel nostro caso.

“La casa è vuota senza loro”

“Non vedo i miei bimbi da più di otto mesi. La casa è vuota senza le loro vocine. Non c’è più nessuno che mi chiama ‘mamma’”, racconta a Fanpage.it. I piccoli si trovano in una comunità: ci sono entrati all’età di quattro e sei anni e, in quelle stesse mura, hanno compiuto cinque e sette anni. “Tutto è iniziato nel 2018. Sono stati quattro anni da incubo: mi sono trovata – spiega ancora a Fanpage.it – diverse volte in pronto soccorso”.

La denuncia per abusi sessuali

Dopo la separazione, la bimba avrebbe iniziato a “fare cose molto sessualizzate. Nessuna madre vorrebbe mai pensare che sia possibile un abuso sessuale da parte del compagno che ha scelto per fare dei figli”. Visto quanto stava accadendo, la donna decise di rivolgersi a una specialista: “L’ho portata da una neuropsichiatra che mi ha invitato a denunciare”.

Dopo una prima denuncia – che è stata archiviata – la bimba ha raccontato un presunto abuso che avrebbe subito il 4 ottobre 2021, giorno in cui si trovava dal padre: “Io e mia madre eravamo sconvolte. Siamo andate all’ospedale San Paolo, dove c’è l’unità di neuropsichiatria infantile. La neuropsichiatra ha visto la bambina e quello stesso giorno, quando il mio avvocato ha mandato il referto, la curatrice ci ha detto che i bimbi dovevano andare in comunità”.

Il conflitto di coppia

Il motivo? Conflittualità nella coppia: “L’aver denunciato questi fatti – precisa a Fanpage.it l’avvocata della donna, Susanna Bruschi – è stato inquadrato come conflitto di coppia e non come violenza o presunta tale ai danni di minori da accertare con indagini. Il conflitto di coppia è una perifrasi utilizzata per dire che la signora ha maturato un senso di rancore e vendetta inventandosi delle storie per fargliela pagare”. L’avvocata ci tiene a specificare inoltre che non si tolgono “due bambini a una donna che denuncia gli abusi riferiti poi dagli stessi minori”.

Il messaggio a tutte le altre mamme

La donna, nel raccontare questa terribile esperienza, ha poi voluto lanciare un messaggio: “Volevamo dire alle mamme che può succedere a tutti. C’è ancora un pregiudizio, secondo cui se ti hanno portato via i bambini deve esserci qualcosa. Ci sono mamme – spiega tra le lacrime – che dopo che succedono queste cose, perdono anche il lavoro. Per le persone, se ti hanno tolto i bambini è perché sei tossicodipendente o li hai maltrattati o è successo qualcosa di brutto: No, non è successo niente di brutto. Ho cercato di proteggerli”.

In quella casa ormai vuota, sono tanti i ricordi che si susseguono: “Ho sempre adorato i miei bimbi. Facevamo tante attività, giochi, dipingevamo. Cercavo di fare il meglio. Li avevo sempre qui. Il lunedì facevamo la pizza tutti insieme con altri bambini e i loro genitori”. Adesso è costretta a vederli solo una volta al mese: “È come una tortura, era il regalo più bello che mi aveva fatto la vita e lo è tuttora”.




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