Allarme salmonella nei cibo per cani e gatti

Allarme salmonella nel cibo per animali domestici. Un allarme che ha fatto scomodare anche il ministero della Salute che si è preoccupato di far ritirare due prodotti di Animai Star, destinati all’alimentazione di cani e gatti. Il batterio killer è stato rinvenuto in alcune confezioni di mangime per animali, prodotti dalla Barf Italia con sede dello stabilimento in via Campo Rendina Pippoli (AQ). Si tratta di prodotti commercializzati rispettivamente con il nome di “Galletto” e “Quaglia” con il marchio Animai Stal.

Le confezioni incriminate sono quelle da 200 grammi con lotto 095 A 17 e lotto 114 A 17, entrambe con scadenza nel mese di settembre del 2018. Quindi attenzione perché il batterio potrebbe provocare un’intossicazione alimentare molto pericolosa per l’uomo attraverso il contatto diretto con il cibo o con i recipienti che lo contengono. Chi avesse acquistato questi prodotti, ovviamente non lo dia ai propri animali, né li getti maldestramente nella spazzatura e si metta in contatto telefonico il prima possibile con il numero: 08000183770. Ovviamente Tallerta riguarda anche gli acquisti on line. Le confezioni dovrebbero essere state bloccate in Italia e ritirate dal commercio in tutto il Paese, quindi non dovrebbero più arrivare nei negozi, ma esiste sempre il rischio che possano ancora essere in vendita su internet, anche nei prossimi mesi.

La prudenza non è mai troppa: bisogna tenere gli occhi aperti da qui a settembre anche nei negozi. «L’avviso di richiamo dei lotti – evidenzia Giovanni D’Agata, presidente
dello “Sportello dei Diritti” – sono stati pubblicati separatamente sul nuovo portale dedicato alle allerta alimentari del ministero della Salute».
Per chi è già venuto in contatto con il prodotto, ricordiamo che la salmonellosi si manifesta con sintomi tipici del tratto gastrointestinale come vomito, nausea, diarrea, ma anche crampi muscolari e febbre. Le forme più gravi di salmonellosi si verificano soprattutto in soggetti più a rischio come gli anziani, i bambini e i soggetti immuno-compromessi. E ovviamente le donne in gravidanza rientrano fra le categorie più a rischio.

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