Apple, iPhone e iPad in crisi: vendite sotto le attese

Da mesi l’azienda di Cupertino cerca di convincere i suoi potenziali clienti con una campagna pubblicitaria sul suo ultimo modello di smartphone: “iPhone 6s – si sente dire in Tv a ogni ora – È cambiata solo una cosa. Tutto”. Se l’azienda ha bisogno di spiegarlo, però, è perché forse è cambiato ben poco.

E di quel poco, proprio come per il primo Mac, i consumatori su larga scala non hanno davvero bisogno. Nè capiscono perché dovrebbero spendere altri soldi per avere il flash frontale o un doppio tipo di digitazione. Non è un’osservazione negativa, anzi.

Alla Apple va riconosciuto di aver raggiunto livelli di sviluppo e ricercatezza nei materiali e nei software talmente elevati da essere ineguagliabili. Eppure, invece di spendere quasi mille euro per ogni novità, gli utenti iniziano a tenersi stretto il modello già comprato – magari anche allo stesso prezzo – quattro anni fa.

Alcuni anche fino a che il dispositivo non smetta di funzionare (o fino a che non regga più i continui aggiornamenti del sistema operativo Ios). Un elemento che spiegherebbe perché la vendita di iPhone non sia cresciuta come al solito (ieri il titolo in Borsa, dopo la diffusione dei dati trimestrali, ha perso il 4,61 per cento).

L’altra metà del mondo quella di chi decide di non acquistare un iPhone sembra essere soddisfatta di uno smartphone di fascia media. La società di ricerche in ambito tecnologico Gartner ha raccolto dati sul mercato degli smartphone: la diffusione di dispositivi mobile è in costante crescita. Nel 2015 ne sono circolati 1,910 miliardi e nel 2016 sono destinati a salire a 1,959: la soglia dei 2 miliardi sarà superata entro il 2018.

Se da un lato si assisterà però alla graduale scomparsa dei cosiddetti feature phone, i telefoni di fascia molto bassa, destinati a essere sostituiti dagli smartphone (già quest’anno sono aumentati del 12 per cento), dall’altro la propensione di acquisto dei consumatori è più orientata ai modelli basici.

Fine del super hi-tech I produttori, infatti, ormai migliorano le funzionalità nei loro modelli di fascia base e il consumatore non ha più bisogno né di guardare a modelli avanzati, nè di optare per una fascia più alta. Tradotto: le innovazioni introdotte su ogni nuovo modello di iPhone o smartphone restano il culto di nicchie di amatori e non sono più così grandi da giustificarne la spesa.

Fotocamera decente con fondamentale funzione per i selfie, connessione attiva e applicazioni sono assicurate anche da dispositivi che costano poche centinaia di euro: e a chi compra, bastano e avanzano. Pazienza se poi non si riesce a girare un film di tre ore in super Hd.

Non è un caso che mentre Apple rallenta e Samsung cerca di mantenere stabile il mercato, accelera la concorrenza cinese: Huawei ha annunciato, proprio qualche settimana fa (approfittando dei problemi di Apple) di aver aumentato le vendite del 70 per cento nel 2015. La strategia della società con sede a Shenzhen nata nel 1987 è durata anni: si è prima inserita nel mercato con prodotti di fascia medio-bassa, simili a quelli dei concorrenti per prestazioni e aspetto ma con prezzi anche cinque volte più bassi. Tanto che a guardarli veniva da chiedersi se fosse un iPhone o un Samsung, per sentirsi rispondere “Huawei”. Poi, è cresciuta gradualmente: ha iniziato a realizzare prodotti di fascia medio alta e ad allargare la sua platea. Nel 2014 ha investito il 14,2 per cento delle entrate in ricerca e sviluppo e garantito 76.687 brevetti.

L’era degli smartphone economici era già stata annunciata più di un anno fa dall’Economist: uno studio Idc, International Data Corporation, mostra come già nel 2013 il mercato dei telefoni low cost fosse frammentato, la diffusione di quelli non inclusi nella “top 5” dei venditori mondiali superava il 40 per cento: il doppio rispetto al 2009. E, nei mercati nazionali, ogni Paese ha il suo marchio cheap preferito, dalla Wiko francese al Micromax indiano.

Tanto che per i produttori asiatici, il mercato è anche fin troppo esteso. Htc, ad esempio, secondo le previsioni Reuters rischia di scomparire nel 2016 (ha perso oltre 135 milioni): scelte di marketing sbagliate e un mercato saturo come quello cinese che – come dice pure Apple – è anche in crisi. “Negli ultimi mesi – si legge sull’International Business Times – sono fioriti tanti produttori cinesi che, prima copiando senza remore dalle aziende più quotate e poi aggiungendo un po’di qualità, hanno rosicchiato quote di mercato”. Xiaomi, Zte, Lenovo, LeTv sono solo alcuni dei nomi. Ha ragione allora Tim Cook, il capo di Apple, quando dice che la Apple è di fronte a turbolenze mondiali mai affrontate prima. Nelle crisi, anche il telefono più trendy viene battuto da quello che costa meno. Come dice chi non subisce il fascino del touch screen, l’importante è che telefoni. O navighi.

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