Bersani: «Rottamare l’Italicum prima del 4 dicembre». Franceschini: non si può,ok modifiche

“Dal primo giorno ho pensato che l’Italicum era un disastro e andava rottamato”. Il ragionamento politico ruota intorno a quello che Bersani definisce un “cambiamento radicale della forma di governo, cioè con un capo scelto non si sa come”. Se non si cambia bisogna bloccare tutto. Così Orfini, presidente Pd, risponde a Bersani che aveva detto “o si rottama l’Italicum o ‘No’ a riforma”.

“E’ stato un errore grave, grave imbarcare il governo – ha concluso Bersani – Diceva Calamandrei, quando si parla di Costituzione i banchi del Governo devono essere vuoti. È il merito della questione, l’ho detto, ci sono dei problemi, è il problema di una forma di governo che viene radicalmente cambiata dall’incrocio tra legge elettorale e norme costituzionali”, ha dichiarato Bersani, “Che non si dica che non è vero, anche un bambino lo vede che con questo incrocio ci consegnano un’altra forma di governo dove c’è uno che comanda”.

“Il comitato inizia il lavoro e credo sia ragionevole fidarsi o almeno dare a questo comitato il tempo di lavorare serenamente senza diktat o sfiducie preventive”. “La commissione si riunirà nelle prossime ore, nei prossimi giorni – ha affermato – a questa commissione è affidato il lavoro di ridefinizione delle modifiche possibili sull’Italicum”. “Averla impostata così, comunque finisca è un guaio perché si divide il centrosinistra, il partito, il Paese”.

Occhi puntati sul Tar del Lazio che nei prossimi giorni, forse già oggi, dovrebbe pronunciarsi sul ricorso proposto da M5S e da Sinistra Italiana per contestare la formulazione del quesito referendario. In attesa della decisione, ieri sono scesi in campo per difendere il Sì tre ministri di peso come Dario Franceschini, Roberta Pinotti e Carlo Calenda. Le opposizioni sono invece insorte contro la manovra accusandola di essere elettorale proprio in vista del referendum del 4 dicembre.
E intanto anche nel Pd è scontro. «Rottamare» l’Italicum prima del referendum, è la richiesta di Pier Luigi Bersani che la maggioranza del Pd ritiene irricevibile. «Non accettiamo diktat», avverte Matteo Orfini. Aggiunge Dario Franceschini: «Si può migliorare l’Italicum ma non ricominciare d’accapo». E così, mentre ancora si attende l’avvio dei lavori della commissione Pd sulle modifiche alla legge elettorale, i bersaniani si preparano ad annunciare un No definitivo al referendum costituzionale. Giovedì, probabilmente. La commissione Dem sull’Itali- cum proposta da Matteo Renzi
potrebbe riunirsi per la prima volta oggi o, più probabilmente, domani. Si definirà solo allora il metodo di lavoro. L’ipotesi di partenza è ascoltare prima i partiti di maggioranza, poi l’opposizione e infine fare una sintesi. Ma è innanzitutto nel Pd che va trovato un accordo, nient’affat- to scontato. E in questo senso spinge Gianni Cuperlo, che nella commissione rappresenta la minoranza e ancora spera di riuscire a scongiurare, con l’intesa sulla legge elettorale, una «lacerazione» sul referendum che avrebbe «strascichi» pesanti.
Cuperlo chiederà alla commissione di varare in breve «una proposta del Pd e del suo segretario sulla riforma della legge elettorale: un documento chiaro sui caposaldi delle modifiche da
fare o un testo base da depositare in commissione». Serve un accordo politico su alcuni cardini, secondo il deputato: stop al ballottaggio, premio di maggioranza limitato e elezione dei deputati nei collegi. «Si può rendere la legge più funzionale assegnando il premio alla coalizione e non alla lista, perché così sarebbe più coerente con l’assetto del centrodestra e anche con il nostro», apre il ministro Dario Franceschini, raccogliendo un auspicio ribadito anche dal leader di Ap Angelino Alfano. Per i renziani andrebbe anche bene, contro l’opinione della stessa Ap, lo stop alle multicandidatu- re. Ma discute anche di collegi e ballottaggio. Anche se al momento il punto è ancora tutto politico. I renziani vogliono evitare di alimentare polemiche che danneggerebbero la campagna referendaria. Ma la ricerca di un accordo non “parla” tanto ai bersaniani, che sono già sul No, né tantomeno a D’Alema che fa campagna «contro a prescindere», quanto aCuperlo e gli elettori di sinistra più dialoganti. Anche perché, sibila Renzi, «Ber- sani ha già cambiato idea su tutto, dal ballottaggio alle riforme. Non mi stupirei se adesso sostenesse i tagli alla sanità» contro il
governo. «Quando era il capo – afferma il premier – richiamava al rispetto della ditta mentre adesso cambia idea anche su questo». «O si rottama l’Italicum o si ferma la riforma costituzionale: è un problema di democrazia, l’ho sempre pensata così», è la risposta dell’ex segretario. E i suoi considerano la trattativa già fallita. Tanto che il cerino potrebbe essere lasciato a Cuperlo già dopodomani, quando è probabile che Speranza e Bersani annuncino un No irrevocabile, definitivo, alreferendum.
«Cercheremo di convincerli sull’Italicum – replica Matteo Orfini – ma credo che sia ragionevole fidarsi o almeno dare alla commissione il tempo di lavorare serenamente senza diktat o sfiducie preventive».

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