Birmania oggi al voto per un governo quasi democratico, il premio nobel Suu Kyi non parteciperà al governo

Dopo un lungo periodo di potere in mano ai militari la Birmania (Myanmar è il nome ufficiale) torna ad avere un governo deciso dal popolo tramite elezioni libere. Il premio Nobel Aung San Suu Kyi si è unita a più di 30 milioni di cittadini che votano oggi per le elezioni più importanti della nazione negli ultimi 25 anni.
Suu Kyi è stato salutata da centinaia di sostenitori quando è arrivata a votare prima di 9:00 in una scuola di Yangon, la città più grande del Paese. Vestita di rosso, il colore del suo partito, è uscita 11 minuti più tardi con un dito tinto con inchiostro viola, prima di attraversare una folla di giornalisti senza fare alcun commento.

Il presidente Thein Sein ha detto prima del voto che l’esercito e il governo accetteranno l’esito e lavoreranno con i partiti di opposizione per garantire una transizione stabile. Il voto arriva 25 anni dopo che la giunta aveva ignorato una vittoria schiacciante del partito di Aung San Suu Kyi, otto anni dopo veniva violentemente schiacciato dalle proteste pro-democrazia, e cinque anni dopo il potere è stato consegnato al suo braccio politico in un’elezione viziata da accuse di frode.
C’era una coda 100 elettori davanti alla porta di una scuola vicino alla casa di Suu Kyi, a Yangon, un’ora prima che le urne venissero aperte, una scena che si ripete nei quasi 50.000 seggi elettorali organizzati in tutta la nazione. I seggi chiudono alle ore 16, dopo inizierà lo spoglio delle schede.

La votazione è stata in gran parte riuscita finora, con la folla esuberante la mattina presto che è andata avanti fino a mezzogiorno,” ha detto Phil Robertson, vice direttore della divisione Human Rights Watch Asia. “Finora, non c’è nulla che ci porterebbe a gravi preoccupazioni“.

Anche se sono più di 90 i partiti in competizione per rappresentare i 52 milioni di birmani in Parlamento, il voto si riduce a due scelte fondamentali: il partito di Suu Kyi con il suo vento di riforma cambiamento, o il partito sostenuto dai militari di Thein Sein e la sua promessa di stabilità.
Da quando ha assunto il potere nel 2011, il governo quasi-civile di Thein Sein ha aperto i settori energetici, bancari e delle telecomunicazioni alla partecipazione straniera, nel tentativo di aprire la Birmania dopo più di 50 anni di isolamento economico. La crescita economica annuale è stato in media di oltre il 7 per cento dopo le elezioni del 2010, aiutata anche dagli investimenti esteri nelle infrastrutture e nella produzione a basso costo.
Il partito di Suu Kyi punta sulla popolarità del premio Nobel per spazzare il partito al potere, anche se a lei non è concesso di candidarsi, perché i suoi figli in possesso di passaporti stranieri. Eppure si tratta ancora di una democrazia amara: non importa tanto chi vince oggi. BIrmania-myanmarjpg

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Suu Kyi ha più volte espresso la sua preoccupazione circa il comportamento dei militari ad una eventuale vittoria del suo partito: “Sarò al di sopra il presidente“, ha detto il 5 novembre nella sua casa di Yangon, dove ha trascorso un totale di 15 anni agli arresti domiciliari. “La Costituzione non dice nulla circa qualcuno che è al di sopra del presidente“. Il premio Nobel teme anche che il voto possa non essere equo, denunciando anche possibili casi di corruzione degli elettori.

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