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Caso Pizzarotti, gli eletti chiedono un’assemblea M5S Scontro con il Pd

15.0.635911407-kmIG-U431807623727703eB-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443ROMA Mentre sotto c’è una città che mangia beata (sono i giorni della fiera internazionale Cibus), sopra, in Municipio, c’è un sindaco che è stato inghiottito. Ma Federico Pizzarotti è deciso a continuare la sua battaglia indigesta ai vertici del Movimento 5 Stelle e guardata con favore da chi, tra i parlamentari, non sopporta che si elimini via mail il primo cittadino di Parma. Per questo la questione non rimarrà un mal di pancia locale.

A Roma, senatori e deputati si stanno organizzando per convocare un’assemblea congiunta e discutere dell’affaire Pizzarotti. «É stato gestito male, il momento è sbagliato» lampeggia nelle chat infuocate dei parlamentari. Luigi Di Maio non fa molto per ammorbidire la situazione. Era d’accordo fin dall’inizio con il nuovo garante del M5S, Davide Casaleggio, per mandare l’avviso di sfratto al sindaco di Parma. «Gli italiani mi pagano lo stipendio per occuparmi dei problemi del Paese e non per parlare del M5S», afferma Di Maio a Napoli, passando al contrattacco: «Abbiamo solo applicato le nostre regole, noi non siamo il Pd». Anche la candidata romana Virginia Raggi, che fino all’altro ieri aveva parlato di avvisi di garanzia usati come manganelli, condanna Pizzarotti per non aver informato i suoi cittadini, non tanto il direttorio come puntualizzato nella mail dello staff, dell’avviso di garanzia: «La mancanza di trasparenza per noi è grave». Nel re-

golamento per le elezioni romane ad esempio sono previste le dimissioni per un avviso di garanzia solo se «la maggioranza degli iscritti al M5S mediante consultazione in rete – si legge – ovvero i garanti del Movimento decidano per tale soluzione». Si voterà in rete dunque? Ma non è solo una questione di pubblicazione dell’avviso di garanzia.

IL DISSENSO

Pizzarotti era nel mirino da tempo. «Non si può azzerare il dissenso» ammette una fonte vicina al direttorio che in questi giorni ha provato a bloccare l’accelerazione della scomunica del sindaco temendo l’effetto boomerang.

una scelta che la base non comprende. Basta vedere i commenti al vetriolo ricevuti da Filippo Nogarin che aveva espresso solidarietà a Pizzarotti per poi, subito dopo, sposare la tesi del direttorio. Come Fabio Fucci. Perciò gli hanno dato del «fascista, servo, venduto». Ci pensa il Pd a difendere Pizzarotti. La questione delle mail anonime per il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi è centrale: «Non abbiamo mai fatto delle espulsioni anche rispetto a persone che potevano essere in dissenso con il partito. Mandare una e-mail anonima per chiedere a una persona che poi è un sindaco eletto dai cittadini di lasciare il Movimento 5 Stelle al di là dello strumento utilizzato credo che ci riporti molto indietro nel tempo». Pizzarotti riceve solidarietà in forma privata dai parlamentari M5S che hanno il terrore di esporsi pubblicamente al suo fianco e poi incoraggiamenti molto trasversali, da tutti i partiti, da colleghi come Giorgio Gori del Pd o come gli espulsi M5S Rosa Capuozzo di Quarto e Domenico Messinese di Gela.

Per un giorno esce dall’oblio tutta la platea di epurati e dissidenti storici del M5S che condividono la battaglia fatta a viso aperto e dentro il Movimento, «perché lui può ancora farla». Ieri, intanto, il sindaco di Parma ha serrato i ranghi. E non esclude nemmeno di scrivere allo staff milanese per ribattere punto per punto, a suo modo, in trincea.

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