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Inflazione, debito, tasse, spread e disoccupazione alle stelle: il disastro Monti

Quando, sei mesi fa, Giorgio Napolitano dava incarico a Mario Monti di formare il nuovo governo, la quasi totalità degli Italiani, ben influenzati dal mainstream, erano convinti che fosse questa l’unica soluzione per salvare l’Italia. A novembre dello scorso anno lo spread Btp-Bund tedeschi galoppava intorno ai 600 punti, con conseguenze nefaste per il debito pubblico, ovvero una delle principali calamità del nostro paese. Esperti e presunti tali, mezzibusti e pennivendoli, sostenevano che eravamo vicino al  baratro. Ci martellavano ogni istante con lo “spread in rialzo” e la “tensione nei mercati”. Bisognava intervenire subito e quel geniaccio di Mario Monti (proprio sicuri che lo sia?), nominato in fretta furia senatore a vita da Napolitano, rappresentava – nell’immaginario collettivo – la soluzione a ogni male. L’unica soluzione possibile.

Forte di un consenso inizialmente altissimo, il professore è intervenuto con la velocità della luce per tagliare le pensioni e aumentare le imposte a dismisura. La reintroduzione dell’Ici sulla prima casa (ora Imu) e l’aumento di 10 centesimi sulle accise della benzina le misure principali. Risultato? L’ormai mitico spread – tutti ne parlano, anche se l’italiano medio continua a ignorare cosa sia – scendeva che era un piacere, con gli ultras del governo a pontificare: “Avete visto? Avevamo ragione noi!”

Ma l’entusiasmo iniziale attorno al professore sembra ormai un lontano ricordo. Non tanto per i soloni che continuano a osannarlo, quanto per gli Italiani, i quali stanno prendendo coscienza che la cura Monti non funziona. I dati sono emblematici.

Il differenziale fra il rendimento dei btp e i bund tedeschi è oggi intorno ai 450 punti: non lontanissimo dalle vette berlusconiane. Il debito pubblico? Ha toccato il nuovo record di 1946 miliardi di euro! L’inflazione è al 3,3%, uno dei livelli più alti dell’ultimo decennio. Complice il ritocco delle accise voluto da Monti, la benzina – che colpisce in maniera particolare le fasce più deboli della popolazione – è addirittura aumentata del 20% nell’ultimo anno (col risultato che la gente fa il pieno all’estero e le entrate fiscali sono scese!). Le tasse per luce, gas, acqua, rifiuti e altri servizi volano: in alcuni casi l’incremento è addirittura a doppia cifra. Anche la disoccupazione è alle stelle: ha raggiunto il 9,2%. Tra i giovani, uno su tre è disoccupato. Poi ci sono i lavoratori in cassa integrazione, quelli che dunque percepiscono sì un reddito, ma subiscono un netto decremento dello stipendio: il loro numero fa costantemente segnare nuovi record. Male se la passano anche le imprese, quelle vere, non foraggiate cioè dallo Stato: sono più quelle che chiudono, ma non quelle che nascono. Le cosiddette “liberalizzazioni”? Meglio stendere un velo pietoso. E l’eliminazione delle migliaia di enti pubblici inutili, a partire dalle Province? Stanno ancora tutte là.

Potremmo elencare altri elementi che indicano il pessimo stato della nostra economia e delle nostre finanze, ma crediamo che la drammaticità della nostra situazione sia già chiara così. Appena sei mesi fa ci raccontavano che Monti avrebbe salvato l’Italia. Tutt’oggi, i soloni parlano del professore come di colui che evitato la bancarotta del paese. Le cifre dicono l’esatto contrario e cioè che la cura del governo non solo non sta dando i frutti sperati (emblematico il dato sul debito pubblico, che ormai sfiora i 2mila miliardi!), ma si sta addirittura rivelando nefasta.  I conti non sono stati sistemati, il fisco opprime le imprese e i consumatori, disoccupazione e ricorso alla cassa integrazione aumentano, l’inflazione si mangia gli stipendi di quei “fortunati” che ne hanno uno, le pensioni dei comuni mortali sono sempre più misere, mentre quelle d’oro non si toccano. E non dimentichiamoci che il dramma degli “esodati” (che termine brutto) non è ancora stato risolto. A proposito: quanti sono? Boh.

Dunque, quand’è che i trombettieri la smetteranno di dire che Monti ha salvato l’Italia? Per quanto tempo ancora vorranno ripetere questo insopportabile mantra, utile a giustificare ogni iniziativa del governo? Anche i più ingenui, quei cittadini che lo scorso anno nutrivano una fiducia incondizionata nell’esecutivo, si sono ormai svegliati. Alle ultime elezioni amministrative hanno punito ABC. I quali, però, temono una batosta ancora più pesante alle politiche del prossimo anno. Ecco che di giorno prendono le distanze dal governo, di notte approvano qualsiasi cosa. Il patto è chiaro: il parlamento voterà ogni proposta del governo, a condizione che questi non tocchi i privilegi della casta. Di fronte a un paese che affonda, stare a galla il più possibile, ormai, è l’ultimo scopo della maggioranza più compatta e meno rappresentativa della storia della Repubblica.

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