Interventi di chirurgia estetica dal dentista: cosa si può fare e cosa no

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Dentista-e-chirurgia2Capita oggi di poter uscire dallo studio del dentista non solo con le carie curate, con un impianto o con i denti candidi, ma anche con labbra più turgide, rughe spianate e perfino qualche curva rimodellata. Da qualche anno infatti sono entrati nel mondo della medicina estetica in numero sempre maggiore medici specializzati in odontoiatria e, con un’agibilità limitata, odontoiatri, cioè professionisti con la laurea specifica istituita nel 1980 (ormai corso esclusivo di formazione). Un ingresso, quello dei dentisti e in particolare degli odontoiatri, che ha creato malumori nel territorio del ritocco, già affollato da chirurgi plastici e maxillo-facciali, dermatologi, oculisti, anestesisti, medici di famiglia, ginecologi e altri laureati in medicina che vogliano, con opportuna formazione, dedicarsi alla bellezza.

 Che cosa fanno i dentisti dei ritocchi

Stando all’indagine condotta dall’Accademia italiana odontoiatria protesica (Aiop) alla fine del 2014 su 400 dentisti e 800 pazienti – l’unica che, se pur su numeri limitati, abbia cercato di fotografare il fenomeno -, i dentisti per i «ritocchi» userebbero soprattutto filler, biostimolazioni, botulino, peeling, laser. Qualche esempio per rendere l’idea. Ci sono studi dentistici che propongono «classicamente», a completamento delle cure dentali, filler di acido ialuronico e botulino, con la «consulenza di un chirurgo plastico». Altri per «alleviare i sintomi dell’invecchiamento» aggiungono alla lista radiofrequenza (per rassodare) e cavitazione (contro grasso e cellulite). Poi c’è chi nel logo dello studio antepone addirittura la medicina estetica (non solo del viso, ma total body) all’odontoiatria. Come a dire ai pazienti: intanto che vi rimodello, magari posso curarvi i denti. E non mancano dentisti che fanno cancellazione di tatuaggi, fotoepilazione, trattamento di capillari .

La tendenza ad offrire servizi alternativi non piace a tutti

«Il medico specializzato in odontoiatria può esercitare pienamente la medicina estetica — spiega Nicola Esposito, segretario nazionale dell’Andi, Associazione nazionale dentisti italiani —. Anche l’odontoiatra, adeguatamente preparato, dopo le cure dentistiche è in grado di garantire ai pazienti un aspetto complessivo più gradevole, con labbra ringiovanite, rughe cancellate, tessuti rassodati. È un’opportunità gradita ai pazienti e un’occasione professionale per i dentisti. Perché non coglierla?». Nell’ambito dell’odontoiatria, però, non tutti concordano. Non poche riserve esprime, per esempio, Fabio Carboncini, presidente dell’Aiop, la società scientifica che ha curato l’indagine e che raccoglie tutte le figure che si occupano di protesi, dai medici specializzati, agli odontoiatri, agli odontotecnici. «Da un po’ di tempo, vuoi per il calo della richiesta di cure, vuoi per l’aumento dei dentisti e delle strutture che eseguono trattamenti odontoiatrici, c’è la tendenza ad offrire servizi alternativi. E non vorrei mai che, prima o poi, un paziente uscisse da uno studio dentistico con le rughe spianate e la bocca piena di carie — sottolinea Carboncini —. La medicina estetica, a mio giudizio, è vissuta da gran parte dei dentisti che la praticano come una forma di marketing: serve un po’ ad attirare clienti e un po’ a vendere prestazioni. Io ne faccio anche una questione di immagine: già la maggior parte delle persone va negli studi dentistici pensando di andare a “comprare” una capsula o un impianto , perché noi non riusciamo a trasmettere pienamente la valenza medica della nostra professione. Se poi ci mettiamo anche a fare gli “estetisti”, la nostra figura professionale non può che uscirne ulteriormente ridimensionata. Allora: se praticano la medicina estetica colleghi che hanno acquisito una preparazione approfondita, di anni, può andare bene; mi va meno bene che la esercitino colleghi che si sono formati con qualche “corsettino” da fine settimana, organizzato magari da aziende che producono filler o apparecchi per radiofrequenze».

Corsi di formazione

Un dato certo su quanti siano i dentisti che eseguono trattamenti di medicina estetica non c’è. «Dei nostri 24 mila associati — stima però il segretario dell’Andi — almeno il 10-15%. E l’attenzione dei dentisti per questa branca della medicina è sicuramente in aumento, come segnalano anche le maggiori presenze ai nostri corsi di formazione e il numero crescente di aziende del settore estetico che contattano i nostri iscritti». Secondo Carboncini, l’interesse è maggiore tra i laureati in odontoiatria: «Sono più giovani, più portati alla multidisciplinarietà e a maneggiare strumenti di marketing rispetto ai colleghi ultrasessantenni».

Chi può operare

Ma chi può eseguire materialmente medicina estetica nello studio dentistico? «Può farlo il titolare, sia medico specializzato in odontoiatria sia odontoiatra nei limiti delle sue competenze — risponde Esposito —. Oppure, il dentista può delegare ad altre figure mediche abilitate che operino nello studio come consulenti. Certo il dentista non può delegare questo compito a figure non mediche, quali l’assistente di studio o l’igienista dentale».

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