Home » Politica & Feudalesimo » La rabbia di Amato: “Amareggiato da un ceto politico che non va oltre twitter”

La rabbia di Amato: “Amareggiato da un ceto politico che non va oltre twitter”

giuliano-amato-tvAmarezza, stupore, delusione. Questi i sentimenti che caratterizzano il periodo che sta vivendo in questi giorni l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato. “Sono giorni di grande amarezza per me credo non solo per me”. Dopo che il suo nome è stato al centro di un balletto mediatico che lo ha visto nella lista dei papabili come presidente della Repubblica e come presidente del Consiglio, Amato è tornato a parlare e lo ha fatto in un’intervista al Corriere della Sera con un pezzo a firma di Aldo Cazzullo. Amato manifesta tutta la propria delusione per

“Aver visto – spiega – il mio curriculum, lo specchio di una vita in cui ho manifestato capacità, competenze e null’altro, addotto a esempio di ciò che dobbiamo distruggere”, si dice amareggiato da un ceto politico – dice – le cui letture non vanno oltre Twitter”.

Ma dalla delusione si passa alla rabbia con affermazioni davvero forti:

“Considero che quel che mi è accaduto abbia profili di immoralità. In particolare da parte di diffamatori di professione, che hanno contribuito ad alimentare con ripetute falsità il clima che c’è stato in alcuni ambiti nei miei confronti” E guardando al futuro aggiunge: “Rischiamo di avvitarci in questa forma di purificazione attraverso lo zainetto sulle spalle, appagandoci di portare davvero la cuoca di Lenin in Parlamento, mettiamola così: siamo passati dal governo dei professori al Parlamento dei fuoricorso“.

Si passa poi ad un Amato in versione ironica quando deve rispondere a chi in queste settimane lo ha praticamente diffamato:

“L’unica ragione per cui sono contento della loro esistenza è che, in un periodo di magra professionale, il reddito di mia figlia già ha cominciato a trarre profitto da questi incorreggibili propalatori di falsi”.

Nello specifico Amato risponde alle critiche che nelle scorse settimane gli aveva mosso Beppe Grillo, accusandolo di essere stato il tesoriere di Craxi:

“Il signor Grillo – spiega – che mi definisce sul suo blog tesoriere di Craxi mente sapendo di mentire: usa il termine che possa farmi apparire il più spregevole possibile. Io non ho mai avuto a che fare con le finanze del Psi”.

Non mancano, infine, riferimenti al Partito democratico e al futuro di questo soggetto politico:

“Se il Pd non riesce finalmente a identificare se stesso con le costruzioni di un futuro credibile per l’Italia, è evidente che la sua ragione sociale ha cessato di essere perseguibile, e diventa preda di lotte che lo distruggono”.

Loading...

Altre Storie

Con l’auto sulla folla: «Volevo ammazzarne tanti»

«Volevo ammazzarne di più», dichiara stralunato al pm Stefano Latorre che va a interrogarlo nel …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *