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Morbillo, morta a Roma bimba non vaccinata. Aveva malattia genetica

E’ morta a Roma, all’ospedale Bambino Gesù, una bambina di 9 anni, a causa di una serie di complicazioni dovute al morbillo contro il quale non era stata vaccinata. Il caso è accaduto nel mese di aprile 2017, ma è stato registrato soltanto adesso. Lo conferma a LaPresse Alberto Villani, primario di Pediatria all’ospedale Bambino Gesù di Roma e presidente della Sip, la società italiana di Pediatria. La bambina, non vaccinata, era giunta in Ospedale già affetta da morbillo ed era stata ricoverata in Terapia Intensiva per la necessità di assistenza respiratoria. La cromosomopatia (malattia genetica complessa) da cui era affetta non sarebbe incompatibile con la vaccinazione contro il morbillo, come rilevano fonti sanitarie. Dopo vent’anni, complice l’allarme per il riemergere di malattie che si ritenevano debellate come il morbillo, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto che ripristina la vaccinazione obbligatoria da 0 a 16 anni. Di oggi, invece, la notizia di un bambino ricoverato all’ospedale di Oristano per aver contratto il tetano. Il bambino, che si trova nel nosocomio oristanese da sabato scorsoo, non corre ora pericolo di vita e le sue condizioni sono in progressivo miglioramento, anche se permangono alcuni sintomi tipici della patologia, come le contrazioni muscolari e la paralisi dei nervi cranici.

La bambina, nata nel febbraio del 2008 e residente a Latina, soffriva infatti di una malattia genetica complessa. “Abbiamo tentato di tutto“. L’affermazione è del presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi.

“Non siamo a conoscenza – ha spiegato il medico – del modo in cui la piccola possa essere stata contagiata”.

La piccola si era ammalata il 14 di aprile. “Per questa bambina – ha spiegato – la vaccinazione era anzi molto più utile, e questo perché i bambini a rischio per particolari patologie sono quelli per i quali la vaccinazione è maggiormente indicata”. Fondamentale, conclude, “è dunque un richiamo a tutti i medici perché vaccinino i bambini a rischio”. “Ci sono patologie in presenza delle quali le vaccinazioni non sono possibili in quanto il sistema immunitario è compromesso, ma in altre patologie, come quelle genetiche – rileva Ricciardi – vaccinare è ancora più importante”.

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