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Slot machines. E’ allarme sociale

408.665 è il numero delle slot machine installate sul territorio italiano, circa una ogni 150 abitanti; senza considerare quelle installate illegalmente, la cui presenza è dimostrata dai 3.933 apparecchi sequestrati dalla Guardia di Finanza nel 2011. 76,6 miliardi di euro è la raccolta per il gioco pubblico realizzata nel 2011, di cui 41,70 miliardi di euro derivante solo dalle slot machine (ben il 54,45 % del totale). 10 miliardi di euro sono le entrate erariali (stimate) derivanti dai giochi pubblici nel 2011.

Cifre davvero sbalorditive, se si considera che sul sito dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (Aams) il gioco delle slot machine è collocato nella sezione “apparecchi da intrattenimento”. Nella descrizione del gioco si legge:

L’Amministrazione intende valorizzare il ruolo sociale del gioco, la voglia di divertirsi con serenità, moderazione e senso di responsabilità. Fissare le regole e, nel contempo, farle rispettare, significa educare al gioco valorizzandone la funzione di aggregazione sociale, di momento di creatività e di comunicazione tra gli individui.

Verrebbe da dire: Ma a che gioco stiamo giocando?

La slot machine rapresenta a tutti gli effetti un gioco d’azzardo, in quanto ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è principalmente aleatoria; cominciamo a chiamare le cose con il proprio nome. A dir il vero, rappresenta un gioco d’azzardo sui generis, dato che l’esito del gioco è determinato da un software, concepito per non far perdere mai uno dei giocatori: lo Stato (restuisce in vincite il 75% delle giocate durate ogni ciclo di 140.000 partite).

Per definizione, un’attività di intrattenimento consente a colui o colei che l’esercita di trascorrere il tempo piacevolmente. Ora, tutto si può dire tranne che chi gioca ad una slot machine dia l’impressione di divertirsi, ne tantomeno di migliorare il proprio potenziale creativo e la propria capacità di comunicazione con gli altri. Anzi è esattamente il contrario!

La slot machine è un gioco solitario, passivo e, come tutti i giochi d’azzardo, può creare dipendenza. Il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) è una malattia molto grave, potenzialmente mortale, con importanti ripercussioni sociali. Il giocatore compulsivo mette a rischio il rapporto con la propria famiglia, tende ad isolarsi dagli altri e a sviluppare un rapporto disfunzionale con il denaro; arrivando molte volte ad indebitarsi e a compiere attività illegali per finanziare l’attività del gioco.

Da un recente studio dell’Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa, pubblicato su Springer Science, emerge chiaramente la drammaticità del problema del gioco d’azzardo in Italia.

Il 42% della popolazione campionata nelle fasce di età 15-24 e 25-64 ha giocato somme di denaro almeno una volta nel corso degli ultimi 12 mesi. In proporzione, possiamo considerare circa 17 milioni di persone coinvolte dal gioco d’azzardo, una sorta di epidemia sociale che condiziona molte famiglie italiane ”,

spiega Sabrina Molinaro, coordinatrice della ricerca.

Dichiara di aver giocato almeno una volta negli ultimi dodici mesi il 36% dei 15-24enni (equivalente a 2,2 milioni di giovani adulti), composto dal 27% di cosiddetti giocatori sociali e dal 9% di problematici, questi ultimi corrispondenti a 500 mila persone”.

Le istituzioni, private e pubbliche, cosa stanno facendo per tentare di arginare questo preoccupante fenomeno? Confindustria ha recentemente creato al suo interno una federazione con l’obiettivo di riunire tutta la filiera del settore.

E’ un settore aciclico che quindi ha un enorme vantaggio di poter impostare politiche di sostegno e di sviluppo delle proprie dinamiche indipendentemente da quali sono le situazioni, appunto, di crisi di carattere generale. E’ un vantaggio che bisogna saper sfruttare. Lo sviluppo c’è stato, evidentemente è stato uno sviluppo importante che ha portato a numeri importanti. Per il prossimo futuro io credo sia necessario mettersi attorno ad un tavolo ed operare affinchè questo sviluppo venga consolidato.

E’ la dichiarazione rilasciata ai microfoni di Adnkronos da Massimo Passamonti, presidente della (neo) Federazione sistema gioco Italia. Ma questo non sorprende affatto, sta nella normale logica delle cose.

 Quello che soprende è l’atteggiamento dello Stato che, invece di adottare politiche tese a ridimenzionare il problema, continua inperterrito ad introdurre nuovi giochi, come le videolotterie (VLC), e ad inondarci quotidianamente di spot pubblicitari sul gioco legale e responsabile. Come lo spot intitolato “La prima volta non si scorda mai”, subito sospeso a seguito delle tante polemiche, che racconta la storia di un ragazzo che si prepara al primo appuntamento con una macchinetta mangiasoldi come se si stesse preparando al primo appuntamento con una ragazza. Tutto questo è francamente  inaccettabile.

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