Terroristi in fuga caccia all’uomo sui tetti di Bruxelles feriti quattro agenti

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Dove essere un’operazione «non renforcée», non a alto rischio, senza spiegamento eccessivo di mezzi: una decina di agenti, un paio della scientifica, i colleghi francesi che dal 13 novembre partecipano alle indagini sugli attentati. Doveva essere l’ennesima perquisizione a Bruxelles, a caccia dei membri del «secondo e terzo cerchio» di fiancheggiatori del commando che ha fatto strage a Parigi. Obiettivo di ieri pomeriggio: un appartamento al primo piano di una casetta di mattoncini bianchi a Forest, periferia sud di Bruxelles, proprio dietro la gare du Midi, quella del Tgv che porta a Parigi.

SOTTO FALSO NOME L’appartamento era stato affittato sotto un falso nome, una falsa identità collegata a uno degli 11 sospetti arrestati dal 13 novembre. Ma quando gli agenti sono arrivati davanti alla porta, non hanno avuto nemmeno il tempo di bussare, di suonare il campanello. Nemmeno il tempo di arrivare tutti al pianerottolo. D’altra parte si aspettavano di trovare le due stanze vuote. E invece è partita una raffica di kalashnikov. Due agenti, i primi, sono stati feriti. Poi è cominciata la guerra sulla rue Dries, in questo quadrilatero di stradine popolari ma tranquille e alberate, a poche fermate di metro dal centro della città. A cento metri, ci sono le scuole, l’asilo dei Petits Matelots, la scuola elementare della Cordée, un’altra scuola fiamminga. I bambini vengono confinati, gli agenti blindano il quartiere, viene sistemato un perimetro di sicurezza, arrivano i rinforzi, un elicottero sorvola la zona. Non è più una di quelle operazioni diventate di routine da quattro mesi, da quando è stato chiaro che il quartier generale degli attentati di Parigi è qui, è a Bruxelles. Questa volta è qualcosa di più importante. Una fonte della polizia che chiede di restare anonima dice quasi subito: «Fino ad oggi nessuna perquisizione ha mai dato luogo a sparatorie, quasi sempre ci siamo trovati davanti ad appartamenti vuoti, serviti da nascondiglio, questa volta invece ci siamo avvicinati al centro, al cuore dell’organizzazione del 13 novembre». Si pensa subito a Salah Abdeslam, al ricercato numero uno, ma la procura belga smentisce quasi subito: «L’operazione non era legata a Salah Abdeslam».

IL CARICATORE IN CANTINA Dopo due ore di assedio, i poliziotti lanciano l’assalto. Nell’appartamento trovano un morto, imbraccia ancora il kalashnikov: secondo le prime informazioni, non fa parte della lista dei ricercati, e comunque non è Abdeslam. Altri due poliziotti, di cui un’agente francese, rimangono feriti. Ma l’operazione non è finita. L’uomo non era solo: uno, o forse due uomini sono in fuga. Attraverso i tetti, uno riesce a raggiungere un edificio sulla strada vicina, rue de l’Eau. In una cantina viene trovato un caricatore, dell’uomo nessuna traccia. I residenti sono confinati in casa. Nessuno può entrare nel quartiere, le strade sono deserte, ci sono solo agenti incappucciati, mitra in mano. Intorno alle sette un elicottero avvista un uomo in fuga su un campo abbandonato, dietro le case, viene inviato un cane poliziotto con la telecamera che non riesce a raggiungerlo.

Da Abidjan, dove è in visita in seguito all’attentato di Grand Bassam, il ministro dell’Interno francese Cazeneuve parla di un’operazione congiunta «franco-belga». Ieri sera la caccia continuava verso la chaussée Neerstalle. Soltanto dopo le sette i bambini delle scuole sono stati evacuati, protetti dalla polizia. Per ore decine di persone sono rimaste trincerate nei negozi e nei supermercati. Gli abitanti di Forest non riescono a crederci. Alle dieci di ieri sera restavano ancora un centinaio fuori dal perimetro di sicurezza: hanno trovato ospitalità in una palestra. Il quartiere non compariva finora sulla carta del terrorismo a Bruxelles. «Mai avuto problemi di terrorismo. Qui non ci sono nemmeno tanti delinquenti» diceva ieri Olivier, proprietario di un alimentari, rimasto barricato per tre ore con 4 o 5 clienti. Per gli inquirenti, è la prova che intorno al commando del 13 novembre c’è una «nebulosa» molto vasta, con complicità «tentacolari», molto più estese dell’epicentro, Molenbeek.

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