Trentino, colpo di scena: l’orso è innocente è stato l’uomo ad aggredire l’orso

1

Qualche settimana fa un escursionista trentino ha sostenuto di essere stato aggredito da un orso. La vicenda si è verificata lo scorso 22 luglio mentre l’uomo passeggiava col suo cane a Terlago. In realtà pare che le cose non sarebbero andate esattamente così. Stando infatti a quanto è stato riferito a Radio 3 Scienza da Claudio Groff, responsabile settore grandi carnivori, servizio foreste e fauna della Provincia autonoma di Trento, sarebbe stato l’escursionsita per primo ad aggredire l’uomo e non viceversa. Così ha spiegato Goff: “L’uomo ha riferito che, passeggiando, ha sentito una presenza alle sue spalle ha visto l’orso che, correndogli incontro si è fermato ad un metro da lui. L’escursionista ha reagito per paura dando una bastonata in testa all’orso, allora l’animale lo ha aggredito trascinandolo per una gamba e ferendolo poi ad un braccio”.

Ci scusi l’orsa  se siamo solo degli umani. Se in tutta questa storia di boschi, aggressioni e ruzzolate da dirupi impervi come quelli delle favole c’è stato chi davvero ha creduto fosse lei la malvagia e l’uomo la vittima inconsapevole. Vero niente. Vero il contrario. L’orsa è innocente e l’uomo colpevole. Ma è stato tanto facile pensare l’opposto. Che il mondo fosse come lo raccontava l’idraulico di Cadine (Trento) dal suo letto d’ospedale in un pomeriggio di luglio afoso e calmo. Piangeva e annaspava questo signore perbene con i capelli bianchi e la voce rotta dall’emozione, e spiegava di come fosse scampato alla tragica aggressione di un’orsa slovena «dal nome in codice k qualcosa» mentre si aggirava sui sentieri attorno al lago di Lamar e poi quello di Terlago. «Me la sono trovata alle spalle», ha detto, «si è alzata in piedi e mi ha scaraventato per terra, mi ha preso per le gambe e mi è venuta sopra».

Abbiamo annusato la paura, abbiamo visto il buio e le fauci spalancate. Ci siamo sentiti la morte sul collo, e la pipì che correva tra le gambe tirate e morsicate. E come tutte le paure anche questa è degenerata. Sono seguiti sette giorni di indagini, pedinamenti e angosciante follia. Il governatore della Provincia Ugo Rossi ha firmato un’ordinanza urgente per catturare Tammale e trasportarlo in un recinto alle porte della città. Trenta forestali divisi in pattuglioni ordinati – i veterinari, i tiratori scelti, gli esperti di orsi e di qualsiasi altro sapere – hanno battuto ogni centimetro di bosco, cercato impronte, scandagliato cespugli, annusato l’aria e le correnti.

Con loro decine di cani di razza Laika provenienti dal- l’Artico «e di grande coraggio» sguinzagliati con solerzia all’inseguimento dell’orso «problematico». Per non dire dei proiettili narcotizzanti. Delle trappole tubo e dei lacci Adrich che solo a pronunciarlo il nome sembra una bestemmia, ma sono quelli che si usano nella cattura degli animali feroci. E i turisti, anche loro poveretti, messi in guardia dal pericolo imminente, «non andate in quei boschi… tenetevi alla larga». Una simpatica orsa dei monti, di quelle che si sollazzano sulle rive dei torrenti con i loro cuccioli imbranati e tondi, è stata catturata e narcotizzata senza ragione, ima notte lunga un secolo incastrata in un tunnel di cemento e poi la mattina «tante grazie ci siamo sbagliati».

Sette giorni di ordinaria follia. Il mondo paralizzato da un’orsa, anzi no, da un’orsa slovena di 15 anni e 133 chili di peso. E l’orsa messa al bando dal mondo. E sapete invece come è andata? Non è stato il povero animale ad aggredire il turista che se ne andava a spasso per i monti del Trentino. Ma lui a colpire lei. Camminava assorto nel fresco avvolgente del bosco da fiaba insieme al suo cagnolino di 15 mesi. E se l’è trovata davanti all’improwiso, immensa e silenziosa. Li leggi nei libri certi incontri, mica te li figuri in un pomeriggio anonimo e tranquillo dei boschi del Trentino. Il settantenne non sapendo che pesci pigliare, e non avendo la prontezza d’animo o forse la forza di darsela a gambe ha pensato bene di prenderla a bastonate. Una, due, tre volte. «Era terrorizzato», ha aggiunto qualcuno. «Un colpo di scena» ha ribattuto l’Ente protezione animali che a Radio 3 scienza ha raccontato la versione di Claudio Groff, responsabile grandi carnivori della provincia di Trento, che dell’idraulico ha raccolto la tesimonianza nei giorni dopo l’accaduto. «E un lieto fine inaspettato».

Ma il lieto fine, va detto, non ci restituisce la dignità e neppure i nostri sette giorni di inconcludente follia. E di assurda caccia alle streghe. Gli uomini di qua della barricata a ingaggiare una caccia spietata all’orsa malvagia. E lei di là a difendersi da un’incomprensibile sete di vendetta. Eppure l’avevamo annusata la verità, l’abbiamo pure raccontata senza conoscerla nei dettagli: non si disturba un orso che se ne va a passeggio nei boschi, gli orsi sono giganti morbidi e calmi ma se li spaventi e li aggredisci non sai come va a finire. E il 70enne non solo ha aggredito l’orsa, l’ha presa pure a bastonate. Pensate. Nella follia di questi giorni concitati qualcuno si è spinto a ipotizzare – non si sa se in un momento di ilarità o di arteriosclerosi agostana – che l’orsa sia più malvagia delle nostrane in quanto straniera, ovvero slovena, «e un po’ ce la siamo cercata ad importare plantigradi d’oltralpe». Non credeteci. L’orsa è un’orsa, slovena o italiana che sia. E quel che chiedeva era di starsene nei suoi boschi. O forse come la sua amica in Abruzzo: stesa su un rassicurante salotto di provincia, la famigliola a sonnecchiare tranquilla, e lei soddisfatta a godersi lo spuntino. Lo faccia adesso. E guai a chi la tocca.

SHARE