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Ulivo e Italicum, nuova lite nel Pd Botta e risposta Renzi-Bersani

«Quelli che oggi chiedono rispetto della storia del centrosinistra e dell’Ulivo sono quelli che hanno distrutto centrosinistra e Ulivo, consegnando l’Italia a Berlusconi». La risposta di Matteo Renzi a Massimo D’Alema arriva a Classe- dem, la scuola di partito del Pd. Ed è spigolosa almeno quanto lo era stata l’intervista dell’ex premier al Corriere della Sera. Se io non sono abbastanza di sinistra, è il succo, voi siete quelli che la sinistra l’avete fatta perdere o pugnalata. Gelida la replica diPier Luigi B ersani, a Perugia per la seconda giornata del ritrovo della minoranza: «Affermazioni del genere non meritano un commento. Renzi ricordi che noi lo abbiamo fatto l’Ulivo. Se lui è la vera sinistra, noi cosa siamo?».

Mentre D’Alema, che pure è intervenuto a Perugia, si è rifiutato di parlare di altro se non di politica internazionale. «Ci sarà tempo, ci saranno luoghi. Ho espresso le mie preoccupazioni. Ci sono state delle risposte. Ci sarà un momento per replicare, non qui». Renzi, del resto, non si limita a una battuta, ma rigira il coltello nel passato di chi, oggi, lo rimprovera: «Per vent’anni l’Italia ha vissuto come sotto un sortilegio: “Non si può far niente. È tutto già scritto”. Abbiamo considerato invincibile Berlusconi, invece non lo era. Eravamo noi che avevamo sbagliato la risposta». Non

lo nomina mai, D’Alema. Ma pren de di petto la grande accusa e cioè che lui, a detta di una parte del Pd, avrebbe snaturato il partito. «Essere di sinistra», replica Renzi, «non è fare le manifestazioni sull’articolo 18 ma aumentare i posti di lavoro. Significa cercare di cambiare la realtà per quella che è e non la realtà parallela delle nostre discussioni interne». Chiede di smetterla con le polemiche: «Il mondo fuori di qui non è interessato». Invita i ragazzi a stare «aggrappati alla realtà, c’è un mondo parallelo che alimenta 1000 di noi».
Non sfugge alle polemiche sulle primarie di Napoli. «Cisono staticasi», riconosce, «in cui obiettivamente le cose non sono andate bene. Se ci sono ricorsi, si verifica, le commissioni decideranno. Ma se il risultato sarà confermato, dobbiamo stare tutti con Valeria Valente». Perché si può «discutere di tutto».

Ma lo strumento delle primarie non si tocca. Mentre «esiste», accusa, «un disegno per screditarle». In Liguria, ricorda, è successo questo. Ma attenzione, perché «il principio del “chi perde se ne va” non mette in discussione le primarie, ma il partito». Ancora: «Chi cerca di utilizzare strumentalmente il risultato delle amministrative in chiave interna sta sbagliando campo di gioco». La battaglia «sarà al congresso del 2017». Prosegue tra battute e sciabolate, accolte dagli applausi. Solo due voci fuori dal coro: una ragazza che lo contesta su 80 euro e patronati, ricordandogli che non è stato eletto premier, e un altro che osserva come la spending review sia finita sulle spalle dei comuni. Renzi risponde con la solita verve. «All’inizio della legislatura ho deciso di non candidarmi in Parlamento perché pensavo di continuare a fare il sindaco di Firenze. Poi mi hanno detto: tocca te». Il Partito della Nazione? «Se il premio è alla lista c’è il Pd, stop».

LA GIORNATA ROMA Nel Pd botta e risposta corrono lungo un binario parallelo: la convention della sinistra riformista, in provincia di Perugia, e l’intervento di Renzi alla Scuola di formazione politica di Roma. Scontro a distanza mentre sono ancora in circolo i veleni equamente distribuiti da Massimo D’Alema. Una lite a tutto campo che tocca i nervi più scoperti: le primarie e in particolare il voto contestato da Bassolino a Napoli ancora sub iudice e il rapporto con la minoranza.

NOMINATI UBBIDIENTI La corda si tende ma non si spezza. «Avete sentito uno che qui dice andiamo fuori dal Pd? Il disagio c’è ma noi abbiamo una certa idea di come rispondere», ribadisce Bersani. L’ex segretario si rivolge al premier, chiede di «raddrizzare» la barca, cambiare rotta. Conferma il suo giudizio sulla legge elettorale a partire dal principio che «i rappresentanti devono essere eletti e non nominati, sennò si corrono rischi». A San Martino in Campo, dove si tiene la convention «c’è un bel profumo d’Ulivo», ma nessuno sembra intenzionato ad agitare il ramoscello. «Senza Pd non può esserci centrosinistra di governo però il Pd così com’è non va». «E c’è un altro aspetto che non mi piace – continua Bersani – : se io dico cosa penso di Renzi va su tutti i Tg, se però dico che sono preoccupato perché è in corso un processo di privatizzazione della sanità nessuno se ne occupa. Non è l’unico passaggio in cui l’ex segretario sembra avercela con il servizio pubblico. L’altro è quando si mostra preoccupato per il futuro di “Gazebo”: «Sulla Rai non intervengo mai. Ma oggi dico che se la Rai si privasse o indebolisse una trasmissione come la vostra da telespettatore mi girerebbero molto…», dice all’inviato della trasmissione condotta su RaiTre da Diego Bianchi (”Zoro”). Non tutto va però nello stesso senso. Succede ad esempio che D’Alema, dopo l’affondo dei giorni scorsi, intervenendo alla kermesse elogi la prudenza del presidente del Consiglio «siccome dice che son sempre contro di lui, vorrei apprezzare la sua prudenza sulla Libia. Penso però che serva un rilancio della sinistra senza usare ricette vecchie».

VERBALI BRUCIATI Per Renzi l’ex leader Maximo ormai è trasparente. Non esiste, è già fuori. Le sue accuse non meritano risposta. Al contrario sulle primarie il rottamatore va giù duro: «Quando le ho perse sono rimasto a sostenere chi le aveva vinte, e non pensate che sia stato facile dopo che ti venivano a dire, qui qualcosa non torna… Chiesi se si poteva avere il verbale di una regione, non dico quale ma lo immaginate… mi dissero di no, i verbali sono stati bruciati». Cita gli esempi della Liguria e di Venezia. L’uscita di Cofferati, «che ci ha fatto perdere». Il sostegno dato a Casson, che pure «aveva idee diverse dalle mie». Alla base c’è, secondo Renzi, un disegno per screditare le primarie, «non è che se perdi te ne vai e porti via il pallone». E Napoli? «Ha bisogno di ripartire, ma se la commissione dice che ha vinto la Valente tutti dobbiamo sostenere Valeria, chi ha perso «non usi i ricorsi per dire che ha vinto». Parole che sembrano dirette a Bassolino ma sono rivolte a tutto il partito, perché «chi discute il concetto delle primarie, offende la democrazia, l’alternativa sono i capibastone»

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