Una stella, simile al Sole, assorbita da un buco nero. Evento registrato per la prima volta

Una stella grande quanto il nostro Sole è stata divorata da un buco nero supermassiccio. Gli scienziati hanno ripreso per la prima volta l’evento, registrando per mesi le emissioni luminose

Un team internazionale di astrofisici guidati da Sjoert van Elzenn, uno scienziato della Johns Hopkins University, ha studiato per la prima volta una stella mentre viene inghiottita da un buco nero, tramite l’espulsione ella  materia risultante che si muoveva intorno al buco nero alla velocità della luce.

stella-buco nero

La stella, dalle dimensioni simili al nostro sole, è stata individuata mentre si spostava dal suo percorso abituale, e subendoo l’attrazione gravitazionale di un buco nero supermassiccio veniva pian piano assorbita.
Questi eventi sono estremamente rari“, ha detto van Velzen, uno degli scienziati del team. “E ‘la prima volta che vediamo tutto, dalla distruzione della stella seguita dal lancio di un deflusso conico, chiamato anche un jet, e l’abbiamo guardato lo svolgersi nell’arco di diversi mesi.”

Cosa accade quando un buco nero ingoia una stella

I buchi neri sono stelle mancate dalla densità tale che la forza gravitazionale da essi esercitata è irresistibile persino per i gas e per la luce, che non riescono a sfuggirgli; essi risultano quasi invisibili e creano un effetto di un vuoto assoluto nello spazio. Gli astrofisici predicono però che quando un buco nero è alimentato da una grande quantità di gas semplici, in questo caso da una stella intera, alcune particelle elementari possono fuggire alla zona limite del buco nero, detta “orizzonte degli eventi“. Perché il movimento a spirale che avvicina la stella al buco nero crea un campo gravitazionale ad alto contenuto energetico, che fa schizzare in ogni direzione piccole parti di materia. Queste vengono poi registrate come emissioni dai nostri spettrometri di massa. Se non esistesse questo fenomeno sarebbe quasi impossibile individuare la presenza di un buco nero. Questo studio suggerisce finalmente che la predizione fatta degli scienziati era corretta. Buchi neri supermassicci, si ritiene esistano al centro della maggior parte delle galassie massive, compresa la Via Lattea, imprimendogli un lento movimento a spirale

Raccogliere i dati dall’assorbimento della stella da parte del black hole: un lavoro durato mesi e svolto in diverse parti del mondo

I precedenti tentativi di trovare le prove per queste emissioni, compreso il mio, erano in ritardo“, ha detto van Velzen,
La prima osservazione della stella distrutta è stata fatta da un team presso l’Ohio State University, utilizzando un telescopio ottico alle Hawaii. La squadra ha annunciato la sua scoperta su Twitter ai primi di dicembre 2014.
Dopo aver raccolto informazioni, Van Velzen ha contattato un team di astrofisici guidato da Rob Fender presso l’Università di Oxford in Gran Bretagna. Così il team internazionale, composto da altri 12 scienziati dislocati tra Stati Uniti, i Paesi Bassi, la Gran Bretagna e l’Australia, ha analizzato i dati da satelliti e telescopi terrestri che sono stati uniti ai raggi X, radio e segnali ottici, fornendo uno splendido ritratto a “multi-lunghezza d’onda” dell’assorbimento della stella.

Un aiuto alle registrazioni è dato inoltre dal fatto che la galassia in questione si avvicina alla Terra rispetto a quelle studiate in precedenza. Questa galassia si trova a circa 300 milioni di anni luce di distanza, mentre le altri analizzate in precedenza erano almeno tre volte più lontane.
Il primo passo per il team internazionale è stato quello di escludere la possibilità che la luce proveniva da una massa turbinante espansiva preesistente chiamata “disco di accrescimento” che si forma quando un buco nero sta risucchiando in materia dallo spazio intorno. Ciò ha contribuito a confermare che l’improvviso aumento della luce dalla galassia era dovuto ad una stella che veniva divorata.
La distruzione di una stella da parte di un buco nero è meravigliosamente complicata, e difficile da capire“, ha detto van Velzen. “Dalle nostre osservazioni, conosciamo i flussi di detriti stellari in grado di organizzare e creare un emissione piuttosto rapidamente, che è un prezioso input per la costruzione di una teoria completa di questi eventi.”

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