Diabete, come abbassare i picchi glicemici mattutini

Ttomaco e aumentando la sensazione di sazietà. Chi ha il diabete di tipo 1 e 2 ha un deficit di amilina. n Incretine, un gruppo di ormoni secreti dall’intestino, tra cui troviamo il peptide 1 glucagone-simile (GLP-1), che stimola il rilascio di insulina da parte dell’organismo dopo il pasto.

Agisce anche rallentando lo svuotamento dello stomaco, dando senso di sazietà, ritardando il rilascio di glucosio nel flusso sanguigno e impedendo al pancreas di rilasciare glucagone, e così di immettere meno glucosio nel sangue. Glucagone, prodotto dalle cellule alfa del pancreas, spezza il glicogeno immagazzinato nel fegato e nei muscoli, rilasciandolo nell’organismo sotto forma di glucosio per fornirgli energia quando il glucosio contenuto nel cibo non è disponibile. La normalità In assenza della malattia diabetica, il corpo gestisce l’alternanza di scorta e domanda di glucosio (l’energia ricavata dagli alimenti) 24 ore al giorno.  Questo sistema coinvolge i quattro ormoni – i messaggeri – e un sistema di retroazione continua che porta i messaggi a cervello, intestino, pancreas e fegato. Ecco come funziona.

A digiuno. Quando la glicemia scende dopo il picco susseguito all’ultimo cibo mangiato, il pancreas rilascia una minore quantità di insulina. Allo stesso tempo, calano altri due ormoni: l’amilina e il peptide Sei disorientato di fronte agli alti valori di glucosio nel sangue a digiuno? Benvenuto nel club. Spesso, quando si mangia qualcosa prima di andare a letto, i valori a digiuno sono inferiori rispetto a quando invece si limitano gli spuntini notturni. È dunque normale per le persone puntare il dito, in caso di iperglicemie a digiuno, su ciò che mangiano nel lasso di tempo compreso tra il dopo cena e prima di andare a letto, eppure, sorprendentemente, il cibo non è il primo colpevole. Il vero colpevole è un difettoso controllo ormonale dei livelli di glucosio nel sangue.

Gli ormoni essenziali Negli anni di sviluppo del diabete di tipo 2 (fino ad una decade), il controllo ormonale della glicemia subisce un crollo. I quattro ormoni coinvolti nel monitoraggio del glucosio sono:

Insulina, ormone proteico prodotto dalle cellule beta del pancreas; aiuta l’organismo ad utilizzare il glucosio contenuto nel cibo, favorendone lo spostamento all’interno delle cellule. Le persone con diabete di tipo 2 hanno frequentemente una insulino-resistenza e nel tempo incorrono progressivamente in una diminuzione della produzione di insulina e nella riduzione delle riserve.

Amilina, un ormone secreto dalle cellule beta; rallenta il rilascio di glucosio nel flusso sanguigno dopo il pasto, ritardando lo svuotamento dello stomaco e aumentando la sensazione di sazietà. Chi ha il diabete di tipo 1 e 2 ha un defi – cit di amilina.

Incretine, un gruppo di ormoni secreti dall’intestino, tra cui troviamo il peptide 1 glucagone-simile (GLP-1), che stimola il rilascio di insulina da parte dell’organismo dopo il pasto. Agisce anche rallentando lo svuotamento dello stomaco, dando senso di sazietà, ritardando il rilascio di glucosio nel flusso sanguigno e impedendo al pancreas di rilasciare glucagone, e così di immettere meno glucosio nel sangue.

Glucagone, prodotto dalle cellule alfa del pancreas, spezza il glicogeno immagazzinato nel fegato e nei muscoli, rilasciandolo nell’organismo sotto forma di glucosio per fornirgli energia quando il glucosio contenuto nel cibo non è disponibile. La normalità In assenza della malattia diabetica, il corpo gestisce l’alternanza di scorta e domanda di glucosio (l’energia ricavata dagli alimenti) 24 ore al giorno. Questo sistema coinvolge i quattro ormoni – i messaggeri – e un sistema di retroazione continua che porta i messaggi a cervello, intestino, pancreas e fegato. Ecco come funziona.

A digiuno. Quando la glicemia scende dopo il picco susseguito all’ultimo cibo mangiato, il pancreas rilascia una minore quantità di insulina. Allo stesso tempo, calano altri due ormoni: l’amilina e il peptide 1 glucagone-simile (GLP-1), i quali aiutano ad immagazzinare ed utilizzare il glucosio. Un quarto ormone, il glucagone, dà un’ulteriore spinta al sistema per offrire un flusso costante di glucosio. Il glucagone invia messaggi a fegato e muscoli per produrre glucosio dall’energia immagazzinata.

Dopo il pasto. Il cibo alza il livello di glucosio nel sangue e invia messaggi all’intestino affinché questo rilasci il GLP-1, che apre il rubinetto di amilina ed insulina. Questi ormoni aiutano le cellule ad utilizzare il glucosio contenuto negli alimenti e fare il pieno per l’organismo. Il “rubinetto” del glucagone si chiude quando c’è una scarsa richiesta di glucosio da parte di fegato e muscoli, ossia quando il cibo è disponibile. L’impatto degli alimenti sulla glicemia, anche per un pasto abbondante e ricco di grassi, dura meno di 6 ore. In condizioni di diabete di tipo 2 questo equilibrio ormonale viene a mancare ed è difficile ribaltarlo del tutto, ma una combinazione di varie azioni può risolvere il problema dei picchi glicemici a digiuno. Con la guida e l’aiuto del tuo diabetologo prova a sperimentare. Ecco alcune cose che puoi fare e che possono migliorare, di molto, i tuoi valori al risveglio:

Utilizza, cambia o aggiungi farmaci. Molte persone dovrebbero iniziare, al momento della diagnosi, una terapia farmacologica per abbassare la propria glicemia, contrastare l’insulino-resistenza e lo squilibrio ormonale. Il farmaco più comune, in prima battuta, è la metformina, che dà un taglio alla sovrapproduzione di glucosio. Marisa, 46 anni e con diabete di tipo 2, prende la metformina, così come fa Pietro. Entrambi affermano però, che questo è stato solo uno dei fattori, fra i vari cambiamenti dello stile di vita, ad aiutarli ad abbassare i livelli di glicemia a digiuno. Oggi, quando i valori glicemici non sono negli obiettivi, vengono prescritti farmaci più nuovi sia per iniziare che come integrazione. Gli inibitori della dipeptidil-peptidasi IV (DPP-4), sitagliptin e saxagliptin, fanno in modo che circoli più ormone GLP-1. I più potenti antagonisti del GLP-1, l’exenatide (da iniettare due volte al giorno) e il liraglutide (una volta al giorno), aumentano la quantità di GLP-1 disponibile. Alcune persone notano anche una certa perdita di peso durante l’assunzione di questi farmaci. Man mano che il diabete di tipo 2 avanza, molte persone hanno bisogno di assumere insulina per controllare i livelli glicemici nei vari momenti del la giornata. Per chi è ancora in fase iniziale, sono suggerite le insuline ad azione lenta Lantus e Levemir.

Perdi peso. Perdere i chili di troppo, specie subito dopo la diagnosi di diabete di tipo 2, può aiutare contro i disturbi ormonali, aumentare la sensibilità all’insulina e ridurre i livelli di glucosio nel sangue. L’approccio migliore alla malattia è quello di cambiare stile di vita, scegliere cibi più sani, dare un taglio alle porzioni degli alimenti meno salutari e fare dell’attività fisica. In questo modo, man mano che i chili spariranno si noterà una riduzione del glucosio. “Perdere peso ha portato la mia Hb1Ac da 6,9 a 5,8, e la media glicemica a digiuno da 140 a 100”, afferma Marisa, che ha perso 15 kg semplicemente riducendo drasticamente i cibi lavorati, gli zuccheri aggiunti e restando fedele al conteggio dei carboidrati. Anche Pietro, che pesa circa 100 kg, si è dato da fare, e si è concentrato su un obiettivo realistico, ossia non prendere ulteriore peso. Per le persone che hanno il diabete di tipo 2 da molti anni, la sola perdita ponderale non basta a correggere i picchi glicemici al risveglio, e i farmaci sono necessari.

Mangia qualcosa prima di coricarti. Un piccolo snack prima di mettersi a letto, che non contenga oltre 20 grammi di carboidrati, può aiutarti ad avere, al risveglio, una glicemia migliore. Uno snack serale, infatti, riduce il lasso di tempo in cui il fegato sta sovrapproducendo glucosio. Pietro racconta che questo è uno dei trucchi che lui usa e che meglio funzionano per la sua glicemia.

Fai attività fisica. Non importa che tipo di attività aerobica hai scelto di praticare, o in quale orario del giorno tu lo faccia: muoverti di più migliora la risposta dell’organismo all’insulina. Essere inattivi, per contro, fa male. Meglio muoversi poco piuttosto che affatto. L’ideale, tuttavia, sarebbe fare moto con costanza e frequenza.

Lavora col team diabetologico. Lo scopo è quello di cercare soluzioni, fare esperimenti e tentare di migliorare i vari aspetti del controllo della malattia. Prendi in considerazione la glicemia, i valori di Hb1Ac, lo stile di vita, il programma, i farmaci e ogni altro aspetto. Controllati con regolarità per valutare l’efficacia dei cambiamenti apportati. La glicemia a digiuno ti dirà come è andata la notte, ma dei controlli durante le fasi del sonno potranno fare luce su ciò che accade realmente durante le ore notturne. Sii pronto a cambiare degli aspetti della terapia e della gestione quotidiana del diabete se non raggiungi subito gli obiettivi, e man mano che gli anni di convivenza col diabete aumentano.


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