Beppe Fiorello ricorda la morte del padre e le conseguenze


Giuseppe Fiorello ricorda il padre

Giuseppe Fiorello, nato a Modugno, si ricorda come “un bambino timido, introverso, chiuso, che si nutriva esclusivamente di pane”. Si è ispirato all’idea di un padre che cresce un figlio che, crescendo, diventa un attore che interpreta suo padre. Lo spettacolo, che è soprattutto un omaggio al padre scomparso, parla di “un incrocio di destini”. Era un padre comprensivo, anche se la simpatia è spesso considerata una caratteristica minore. Lo colpivano la sua positività e il suo entusiasmo per la vita. La possibilità era il suo istinto primario, tutto era fattibile. Sognava molto per sé e per noi. Cantavamo le canzoni di Modugou e gli assomigliavamo anche fisicamente”.

“Avevo 20 anni ed ero ancora un ragazzo quando mio padre è morto. Mi trovavo in un momento cruciale della mia vita, in cui dovevo prendere una decisione. Pensavo che mio padre mi avrebbe aiutato. La scomparsa di mio padre, tuttavia, mi costrinse a maturare rapidamente e a superare il mio lato chiuso e inibito. Ho iniziato a muovermi, a essere curioso, a viaggiare, a capire me stesso e a incontrare persone. ”

I fratelli Rosario, Anna e Catena

Alla luce di quanto visto, Giuseppe ricorda i suoi fratelli da bambini: “Tutti immaginavano cosa avrebbe fatto Rosario appena nato. La gente diceva: “Questo bambino dovrebbe andare subito in televisione””. Secondo Giuseppe, suo padre e suo fratello tenevano alto l’umore della famiglia. Anna e Giuseppe concordano sul fatto che il fratello era più “tranquillo”. Rosario e Catena erano sempre più aperti e disinibiti. La nostra famiglia era sempre di buon umore, con tutti gli alti e bassi che ognuno vive. Ci riunivamo a tavola, dove mangiavamo, ridevamo, parlavamo e cantavamo per ore e ore”.

Rosario Fiorello nello spettacolo ‘Penso che un sogno così’

Un sogno come questo” vedrà la partecipazione di molti ospiti, tra cui Serena Rossi, Francesca Chillemi, Pierfrancesco Favino, Paola Turci, Eleonora Abbagnato e, infine, il fratello Rosario: “Lavorare con lui è sempre emozionante, perché sei sempre sull’orlo di un precipizio. Hai paura che possa cambiare le regole del gioco, quindi stai lì, spaventato ed eccitato, ma lui ti tiene sempre la mano”.

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