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Un vicino ha cercato di rubarmi la corrente — ma la sua richiesta successiva mi ha lasciato senza parole



La scorsa settimana sono tornato a casa un paio di volte e ho notato qualcosa che non mi tornava.
Dal garage del mio vicino partiva una prolunga arancione, impossibile da non vedere, collegata dritta alla presa elettrica sul retro della mia casa.



La prima volta l’ho semplicemente staccata, pensando fosse un errore.
Magari aveva confuso le prese, o era di fretta. Ho voluto concedergli il beneficio del dubbio.

Ma la seconda volta l’ho beccato sul fatto.
«Ehi, quella è la mia corrente,» gli ho detto, cercando di restare calmo. «Va tutto sul mio contatore.»

Lui non si è scusato. Non sembrava nemmeno in imbarazzo.
Anzi, ha riso. «Ma dai, sono solo pochi centesimi!»

Pensavo che con quella battuta la cosa finisse lì.
E invece no.

Due giorni dopo, mentre ero fuori, l’ha fatto di nuovo.
Senza chiedere, senza vergogna. Come se casa mia fosse la sua stazione di ricarica personale.

A quel punto ne avevo abbastanza.
Ho comprato una copertura con lucchetto per la presa esterna e l’ho installata.
Non per essere drammatico, ma per proteggere ciò che è mio.

Stamattina, però, la situazione è peggiorata.
Ho trovato una lettera nella buca delle lettere — scritta a mano, con un tono così arrogante da farmi gelare il sangue.

Diceva che, siccome avevo “bloccato la presa comunitaria” (sì, l’ha chiamata così!), adesso avrebbe dovuto ricaricare la sua bici elettrica dentro casa mia quando piove.
E, come se non bastasse, mi chiedeva pure di lasciare aperto il cancello sabato, così poteva entrare liberamente.

Sono rimasto lì, nel corridoio, con il foglio in mano, completamente senza parole.

Non voglio creare una guerra di vicinato.
Ho perfino cercato di essere ragionevole: gli ho proposto di dividere le spese per installare una presa elettrica nel suo muro.
Lui ha rifiutato. Senza esitazione.

Ora scopro pure che va in giro a dire agli altri vicini che sono tirchio, che sto facendo una tragedia per “un po’ di elettricità”.
Ma non riesco a scrollarmi di dosso questa sensazione: non si tratta di soldi.
Si tratta di rispetto, di confini, di qualcuno convinto di poter calpestare i miei come se non esistessero.

Mi chiedo: ho davvero esagerato a mettere un lucchetto alla mia presa —
o è lui a essere incredibilmente, assuramente maleducato?



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