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Alberto Trentini parla dopo la liberazione: “Sono libero, grazie a premier e governo”



Alberto Trentini ha rotto il silenzio dopo la sua liberazione, avvenuta dopo oltre 400 giorni di detenzione nelle carceri venezuelane. In un’intervista al Tg1, ha dichiarato: “Sono Alberto Trentini. Sono qui nella residenza dell’ambasciata italiana a Caracas. Sono libero. Desidero ringraziare la presidente del Consiglio, il governo, il ministro degli Esteri Tajani, il corpo diplomatico che si è attivato ed ha portato a termine la liberazione mia e di Mario (Burlò, ndr).”



Anche Mario Burlò ha espresso la sua gratitudine: “Sono finalmente libero dopo 14 mesi trascorsi in un carcere venezuelano ingiustamente; voglio ringraziare il governo, l’ambasciatore, l’arcivescovo e tutte le autorità che hanno portato me e Alberto in libertà. Vi ringrazio moltissimo e non vedo l’ora di tornare in Italia e riabbracciare la mia famiglia.”

Ora per i due italiani si apre la fase del rientro. Il piano prevede un volo verso Roma, seguito dall’immediato trasferimento di Trentini nella sua città d’origine, Venezia. Fonti vicine alla famiglia hanno confermato: “Lo vogliamo riportare subito a casa,” lasciando intendere che, una volta atterrato in Italia, non è previsto un interrogatorio immediato da parte delle autorità. Attualmente, a Piazzale Clodio, non risultano procedimenti aperti riguardanti la sua vicenda.

I genitori di Trentini, attraverso la loro legale, l’avvocata Alessandra Ballerini, hanno sottolineato che “verrà il tempo per raccontare i fatti e accertare le responsabilità.” Per Trentini, 46 anni, sarà fondamentale ricostruire ogni passaggio della sua storia, a partire dall’arrivo in Venezuela il 17 ottobre 2024 per una missione umanitaria con le ONG Humanity e Inclusion, impegnate nel sostegno alle persone con disabilità.

Questo percorso dovrà chiarire anche chi possa averlo “venduto” alle autorità di Caracas, che lo accusavano di terrorismo con capi di imputazione considerati generici sin dall’inizio. L’arresto di Trentini risale al 15 novembre 2024, avvenuto a un posto di blocco: insieme all’autista delle ONG, fu condotto in una struttura di detenzione. Per settimane, non si seppe nulla della sua sorte, ma i familiari capirono subito che il suo caso avrebbe potuto diventare una “pedina di scambio” nelle mani del regime venezuelano.

Il lungo periodo di detenzione ha sollevato interrogativi sulla sicurezza e i diritti umani in Venezuela, nonché sul ruolo del governo italiano nel garantire la liberazione dei suoi cittadini. La comunità italiana ha seguito con attenzione gli sviluppi della situazione, sperando in un esito positivo per Trentini e Burlò.



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