Adesso che non lavoro più, mi occupo dei bambini tutto il giorno.
Era questa la scelta che avevamo fatto insieme.
Cambiare look però costa.
E per farlo devo rivolgermi a mio marito.
Strano come certe cose piccole ti facciano sentire fuori posto nella tua stessa vita.
Mi chiamo Giorgia, ho trentanove anni.
Dieci anni fa lavoravo nel settore vendite. Stipendio fisso, macchina aziendale, vestiti eleganti sempre pronti. E soprattutto: indipendenza.
Poi è arrivato il secondo figlio.
Abbiamo fatto i conti:
le rette degli asili, nessuna nonna disponibile, il suo stipendio più alto del mio.
La decisione sembrò naturale, quasi poetica:
«Tu resta a casa con loro. Io porto lo stipendio. Insieme funzioniamo meglio».
Accettai senza esitare.
Mi sentivo fortunata.
Quel foglio firmato ha seppellito qualcosa dentro di me.
Ora, mentre i bambini sono a scuola fino al pomeriggio, io muovo ogni cosa tra queste mura.
Pulisco, cucino, stiro, organizzo.
Le ore scorrono piene.
Solo che nessun bonifico arriva mai.
La carta è intestata a me.
Ma ogni movimento fa vibrare il telefono di mio marito.
All’inizio erano frasi leggere.
«Ottanta euro al supermercato? Hai preso qualcosa di strano?»
«Ho visto un prelievo… serviva davvero?»
Ridevo. Spiegavo.
Ora il cuore accelera ogni volta che apro il portafoglio.
Una crema non economica resta sullo scaffale.
Un desiderio diventa un calcolo.
Il parrucchiere va annunciato con anticipo.
«Giovedì faccio il colore. Spenderò sessanta euro. Va bene?»
E lui risponde:
«Certo amore… purché sia necessario».
Quella frase mi spezza.
Non è un diritto.
È un favore.
Non mi tratta male.
La casa è piena. Il frigorifero anche.
Solo che i soldi danno controllo.
E qui dentro, comanda solo lui.
Io racconto giornate che hanno come confine queste pareti.
Gesti ripetuti che non hanno nome.
Lavoro che non esiste perché non entra denaro.
La settimana scorsa, in fondo a un cassetto, ho trovato una vecchia busta paga.
Ho pianto.
Non solo per quella che sono ora.
Ma per quella che ero.
Una donna che pagava una cena senza spiegazioni.
Che decideva.
Che esisteva anche fuori casa.
Ora persino un regalo segreto richiede banconote che non portano il mio nome.
Resto sveglia la notte con una paura precisa:
che un giorno lui sparisca.
E io resti lì, a quarant’anni,
senza risparmi,
senza lavoro recente,
senza sapere più chi sono.
Mi presento: sono Giorgia, ho trentanove anni.
A chi sogna una vita “tranquilla” tra casa e famiglia, lascio questo pensiero:
👉 teniti nascosto un libretto bancario.
L’amore può durare.
Ma camminare con le proprie gambe
ti tiene in piedi
quando tutto crolla.



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