L’attacco della deputata della Lega, Simonetta Matone, nei confronti del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, segna un momento di forte tensione all’interno del governo Meloni, a meno di un mese dal referendum sulla giustizia previsto per il 22 e 23 marzo. Durante un intervento remoto al consiglio direttivo del partito a Reggio Calabria, Matone ha espresso preoccupazione per le dichiarazioni del ministro, definendole “folli” e sottolineando come queste abbiano contribuito a far pareggiare il No nei sondaggi.
Quando il sottosegretario Durigon ha ricordato che l’evento era seguito dalla stampa, Matone ha cercato di smussare il suo attacco, affermando: “Io ho la massima stima di Nordio, con cui ho un eccellente rapporto, però bisogna stare molto molto attenti nelle nostre dichiarazioni.” La deputata ha chiarito che non era in disaccordo con il contenuto delle affermazioni di Nordio, ma piuttosto con il fatto che certe cose non dovrebbero essere dette in pubblico.
Fino a questo momento, Carlo Nordio è stato uno dei pochi membri del governo a sostenere apertamente il Sì al referendum, insieme a Matteo Salvini e Antonio Tajani, che hanno espresso le loro opinioni come leader di partito. Le sue recenti affermazioni, in particolare quella in cui ha descritto le correnti della magistratura come un “sistema para-mafioso”, hanno suscitato reazioni forti, inclusa una risposta del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha presieduto il Csm per difendere l’organo di garanzia dei magistrati.
Nelle ultime settimane, la politicizzazione del referendum ha portato a un significativo aumento del sostegno per il No. Matone ha dichiarato: “Se prima grazie all’involontario endorsement di Gratteri noi eravamo dieci a zero, oggi grazie all’improvvida iniziativa con dichiarazioni folli di Nordio siamo purtroppo dieci a dieci.” La sua affermazione ha sorpreso Durigon, che ha alzato le sopracciglia per il tono diretto della collega.
Matone ha poi spiegato che le affermazioni di Nordio non sono sbagliate in sé, ma che c’è una distinzione tra ciò che si può dire in privato e ciò che deve rimanere riservato. Dalla platea leghista è partito un brusio, mentre Matone ha continuato: “Tutti noi pensiamo le cose che lui ha detto, ma sono cose che non si possono dire pubblicamente, perché abbiamo dato il la a una ripresa del fronte del No.”
A questo punto, Durigon ha riacceso il microfono per ricordare alla parlamentare che “c’è anche la stampa che ti ascolta.” Nonostante l’osservazione, Matone non ha mostrato segni di turbamento e ha ribadito il suo rispetto per Nordio, sottolineando la necessità di essere cauti nelle dichiarazioni pubbliche. Ha anche confermato che c’era stata una riunione tra il governo e i principali esponenti dei partiti all’inizio della campagna referendaria, in cui era stato deciso di mantenere toni bassi e di evitare una politicizzazione eccessiva dell’evento.
Tuttavia, Matone ha osservato che, contrariamente a quanto stabilito, la situazione si è evoluta in modo diverso: “È accaduto l’esatto contrario. Non certo per il fronte del Sì, ma a causa della disperazione che regnava sovrana nel fronte del No, capeggiato dai miei ex colleghi magistrati. Si sono letteralmente scatenati.” Per cercare di ammorbidire il suo attacco, Matone ha invitato tutti a leggere il nuovo libro di Nordio sulla riforma della giustizia, suggerendo che fosse importante conoscerlo a menadito per poter rispondere adeguatamente nei dibattiti.
Poco dopo, il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha rilanciato un video dell’evento, scrivendo sui social che “non è altro che la conferma che stanno provando a nascondere ai cittadini i veri obiettivi della riforma.” Conte ha aggiunto che le affermazioni di Nordio rivelano che la riforma non serve a migliorare la giustizia per i cittadini, ma piuttosto a proteggere i politici dalle inchieste della magistratura.



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