Vincenzo Schettini, docente di fisica, è al centro di polemiche per il suo metodo di insegnamento, che includeva video per YouTube e voti in più tramite emoji.
La controversia attorno a Vincenzo Schettini, noto come il “professore influencer”, continua a infiammare il dibattito pubblico, nonostante un recente video di risposta che ha tentato di chiarire la situazione. Un ex studente ha contattato MOW per raccontare come si svolgevano le lezioni di fisica tenute da Schettini tra il 2018 e il 2019, rivelando pratiche poco convenzionali.
Secondo il racconto dell’ex alunno, Schettini realizzava video per il suo canale YouTube durante le ore di lezione, coinvolgendo gli studenti nel processo di registrazione. Gli alunni erano spesso incaricati di riprendere le sue spiegazioni, utilizzando telefoni e attrezzature varie. Inoltre, il docente prometteva voti in più agli studenti che partecipavano alle sue dirette social pomeridiane, creando una dinamica di scambio tra prestazioni in aula e interazioni online.
Il sistema di valutazione era inusuale: gli studenti dovevano compilare un report che registrava le reazioni di Schettini ai loro commenti sui social, dove un pollice in su valeva 0,25 punti e un cuore mezzo punto. Questo meccanismo, secondo l’ex studente, influenzava direttamente il voto dell’interrogazione successiva. Se un alunno non capiva un argomento, Schettini lo rimandava ai suoi video su YouTube, piuttosto che spiegare in classe.
L’ex studente ha sottolineato che molti compagni non parlano della situazione per paura di ritorsioni da parte del fandom di Schettini, che conta oltre 3,5 milioni di follower su Instagram. “Voglio dire a tutti gli studenti di distinguere l’insegnamento dalla finzione,” ha affermato, esprimendo il desiderio di far conoscere la sua esperienza.
Le lezioni di Schettini, come descritto dall’ex alunno, non seguivano le tradizionali modalità didattiche. Il docente si presentava in aula con l’intento di trasformare ogni lezione in un video di massimo dieci minuti. All’inizio dell’ora, chiedeva a uno studente di reggere il telefono per filmarlo, mentre un altro si occupava dell’attrezzatura necessaria per le riprese. Questo approccio, unico nel suo genere, ha suscitato diverse reazioni tra gli studenti.
Quando gli è stato chiesto se altri insegnanti adottassero metodi simili, l’ex studente ha risposto negativamente, sottolineando che Schettini era l’unico a utilizzare tali pratiche. La classe, già definita “digitale” grazie all’uso di iPad per prendere appunti e scaricare libri, si trovava a vivere un’esperienza didattica completamente diversa.
Nonostante il metodo poco ortodosso, l’ex studente ha notato che le lezioni di Schettini tendevano a durare più a lungo del previsto, poiché il docente si fermava e ripartiva ogni volta che non era soddisfatto della sua spiegazione o della qualità del video. Questo comportamento, sebbene creasse ritardi, non sembrava suscitare preoccupazioni tra i dirigenti scolastici.
Quando gli è stato chiesto perché la scuola non intervenisse, l’ex studente ha spiegato: “Credo che alla scuola facesse piacere avere un insegnante così innovativo, aperto ai social e ai giovani.” Questo approccio, pur criticabile, portava visibilità all’istituto e aumentava le iscrizioni. Tuttavia, molti studenti si sentivano insoddisfatti, poiché ritenevano di non apprendere adeguatamente.
Riguardo alla promessa di voti in più, l’ex studente ha confermato che Schettini incentivava gli alunni a seguire le sue dirette pomeridiane. “Ci diceva di commentare le sue lezioni per ottenere punti extra,” ha spiegato, evidenziando come questo sistema di valutazione influenzasse il loro impegno. Gli studenti dovevano anche presentare un report delle reazioni del docente per dimostrare la loro partecipazione.
Questo metodo di insegnamento ha sollevato interrogativi su etica e professionalità, ma l’ex studente ha ammesso di aver avuto paura di contestare la situazione. “Non potevo farlo da solo, temevo di essere emarginato,” ha dichiarato, evidenziando la pressione sociale a cui erano sottoposti gli studenti. Alla fine, molti di loro preferivano accettare questa dinamica piuttosto che rischiare di perdere il supporto dei compagni.



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