C’è qualcosa di profondamente inquietante in questa foto.
Un viso rotondo, un sorriso luminoso, uno sguardo da bambino come ce ne sono milioni.
Il genere di scatto che si trova in qualsiasi album di famiglia.
Eppure, questo bambino diventerà uno dei serial killer più terrificanti della storia americana.
Il nostro cervello associa spontaneamente l’infanzia all’innocenza. È proprio questo scarto che rende questo racconto così agghiacciante:
Foto d’infanzia in bianco e nero di un giovane bambino sorridente
Un’infanzia quasi banale
Uomo seduto in un’auto guarda una sagoma scura fuori con un’espressione di paura intensa.
Il bambino nasce un giorno di maggio del 1960, a Milwaukee, nel Wisconsin. I suoi genitori sono giovani: un padre studente di chimica, una madre istruttrice. Il neonato è vivace, curioso, socievole. Nulla lascia presagire il seguito.
Eppure, una svolta discreta avviene prima dei suoi quattro anni. Dopo un intervento chirurgico per una doppia ernia, il suo comportamento cambia radicalmente. Lui che era gioioso e loquace diventa silenzioso, chiuso, quasi assente.

A sei anni manifesta già una profonda gelosia verso il fratellino. A scuola, il suo atteggiamento timido e rigido incuriosisce gli insegnanti. Ma il contesto familiare dice molto: una madre fragile, spesso depressa, un padre assorbito dagli studi e raramente presente, una casa minata da litigi. Il bambino cresce in un clima instabile, fatto di non detti e tensioni.
I segnali che nessuno ha voluto vedere
Foto di famiglia vintage con un uomo e due bambini, un bambino cerchiato in rosso
L’adolescenza accentua le disfunzioni. Inizia a bere di nascosto, nascondendo bottiglie nella giacca. A 15 anni, un gesto sinistro rivela una deriva inquietante: decapita un cane e fissa il corpo a un albero.
Al liceo, i compagni oscillano tra divertimento e disagio di fronte ai suoi comportamenti strani. Imita i versi degli animali, caricatura persone disabili, appare all’improvviso nei corridoi. Sotto queste buffonate si nascondono segnali di una personalità molto più oscura di quanto nessuno prenda sul serio.
La sua capacità di nascondere le pulsioni dietro una facciata di normalità è già temibile. Con il senno di poi, è un caso da manuale per riconoscere un bugiardo – ma all’epoca nessuno diffida.
La discesa nell’orrore
Il 18 giugno 1978, appena diplomato al liceo, dà un passaggio a un giovane. Poche ore dopo, commette il suo primo omicidio.
Il bambino sorridente si chiama Jeffrey Lionel Dahmer. Sarà soprannominato il Cannibale di Milwaukee.
Per tredici anni assassinerà 17 giovani uomini. I suoi metodi sono di una violenza estrema: sedazione, strangolamento, mutilazioni, necrofilia e perfino macabri tentativi di “lobotomia chimica” iniettando sostanze nel cranio delle sue vittime. Un universo di orrore accuratamente nascosto dietro una facciata di banalità.
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La caduta
Due poliziotti esaminano un documento davanti a un frigorifero aperto in una stanza buia durante un’indagine.
Tutto cambia il 22 luglio 1991. Una delle sue potenziali vittime riesce a fuggire e avvisa la polizia. Nell’appartamento di Dahmer, gli investigatori scoprono l’impensabile: fotografie di corpi smembrati, resti umani conservati, teste nel frigorifero.
Condannato all’ergastolo, Jeffrey Dahmer muore il 28 novembre 1994, picchiato a morte da un altro detenuto. Alcuni familiari delle vittime vi vedono un sollievo. Altri, un crudele promemoria di ferite impossibili da rimarginare.
Ciò che questa storia ci insegna
Casa antica isolata nella nebbia notturna con luci accese che creano un’atmosfera inquietante e silenziosa.
La storia di Dahmer rimane un brutale avvertimento: l’orrore può nascondersi dietro le apparenze più ordinarie. I segnali premonitori c’erano – l’isolamento, i comportamenti strani, la fascinazione per la morte – ma nessuno li ha presi sul serio.
Suo padre, Lionel Dahmer, ha trascorso il resto della sua vita a cercare risposte. Nelle sue memorie Mio figlio è Jeffrey Dahmer, esamina metodicamente tutti i fattori che potrebbero aver contribuito alla follia del figlio. Una testimonianza straziante, quella di un padre che deve affrontare la verità più triste che un essere umano possa conoscere.
Perché dietro ogni sorriso di bambino si nasconde un mondo interiore, a volte fragile, che vale la pena ascoltare.
A voi la parola…
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