Secondo la giornalista Rula Jebreal, l’intervento militare degli Stati Uniti contro l’Iran, deciso dal presidente Donald Trump con il sostegno del premier israeliano Benjamin Netanyahu, non trova alcuna giustificazione legata alla sicurezza nazionale. Durante un’intervista rilasciata a Fanpage.it, Jebreal ha descritto l’operazione come “illegale e criminale”, sottolineando che non ci fossero segnali di un’imminente minaccia da parte di Teheran verso gli Stati Uniti prima dell’inizio delle ostilità.
La giornalista ha evidenziato come alcuni funzionari dell’amministrazione americana avessero informato il Congresso che l’Iran non rappresentava un pericolo immediato. Anche la CIA, sei mesi prima dell’attacco, aveva escluso che il Paese potesse costituire una minaccia per gli Stati Uniti. Inoltre, i generali statunitensi si erano dichiarati contrari all’azione militare, contraddicendo le dichiarazioni del presidente. Nonostante ciò, Trump ha deciso di procedere.
Secondo Jebreal, questa decisione sarebbe stata influenzata dalla pressione esercitata da Netanyahu, che da anni cerca di convincere i presidenti americani ad agire contro l’Iran. “Trump è stato l’unico presidente abbastanza ingenuo da lasciarsi convincere”, ha dichiarato la giornalista. Inoltre, ha ipotizzato che il capo della Casa Bianca abbia voluto distogliere l’attenzione pubblica dallo scandalo legato a Jeffrey Epstein, il noto pedofilo seriale con presunti legami con il Mossad israeliano. Secondo quanto riportato in alcuni documenti dell’FBI, “Israele ha compromesso Trump”. Questo solleva dubbi su possibili pressioni esercitate da Netanyahu per spingere gli Stati Uniti a entrare in conflitto con l’Iran.
Trump ha giustificato l’attacco affermando di voler proteggere gli americani da una minaccia iraniana. Tuttavia, secondo Jebreal, questa motivazione non regge: “Il presidente americano ha mentito e continua a mentire, è un bugiardo seriale”. La giornalista ritiene che il vero scopo dell’operazione sia garantire a Israele il controllo e l’egemonia sull’intera regione del Medio Oriente. “Non si tratta di sicurezza nazionale”, ha spiegato, “ma di una strategia per dominare una regione abitata da 450 milioni di persone”.
L’attacco all’Iran non è stato accolto positivamente nemmeno dagli alleati degli Stati Uniti. La reazione di Teheran non si è fatta attendere: diverse basi militari situate nei Paesi del Golfo sono state colpite in risposta all’azione americana. Questo ha portato ad un’escalation che potrebbe trasformarsi in un conflitto regionale su larga scala, con ripercussioni non solo in Medio Oriente ma anche in Europa.
Jebreal ha espresso preoccupazione per le conseguenze umanitarie e geopolitiche del conflitto: “Trump si è già impantanato in una nuova guerra, che rischia di diventare lunga e logorante”. Ha anche sottolineato l’ipocrisia delle dichiarazioni ufficiali: “Dicono di voler liberare le donne iraniane, ma la prima cosa che ha fatto Israele è stata bombardare una scuola nel sud dell’Iran, uccidendo 160 bambine. Vogliono trasformare l’Iran in un’altra Gaza”.
Infine, la giornalista ha ricordato i precedenti storici di interventi militari simili nella regione, come quelli in Iraq, Libia, Siria e Afghanistan, sottolineando come tali azioni abbiano spesso portato a instabilità e sofferenze prolungate per le popolazioni locali. Secondo lei, il cambio di regime auspicato da Trump e Netanyahu in Iran non solo è improbabile, ma non rappresenta nemmeno il vero obiettivo delle loro azioni.
L’intervista di Rula Jebreal offre uno spunto di riflessione su una questione complessa e controversa, sollevando interrogativi sulle reali motivazioni dietro l’intervento americano in Iran e sulle sue possibili conseguenze a livello globale.



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