​​


Ultim’ora – Medio Oriente, attacco degli Emirati contro l’Iran



Nel pieno di una fase di tensione nel Golfo, un alto funzionario degli Emirati Arabi Uniti ha illustrato in un briefing con Euronews e altri media la linea del Paese: difesa del territorio, coordinamento con partner internazionali e impegno per evitare un allargamento del conflitto. L’incontro si è svolto ad Abu Dhabi, dove le autorità hanno ribadito che la preparazione a scenari di instabilità era stata avviata molto prima dell’ultima escalation.



Secondo quanto riferito, mentre droni e missili iraniani prendono di mira aree della regione, gli Emirati Arabi Uniti sostengono di essere impegnati a proteggere popolazione e infrastrutture, con l’obiettivo dichiarato di contenere la crisi. Nel briefing i funzionari hanno spiegato che la pianificazione per situazioni d’emergenza rientra in una strategia di lungo periodo basata sull’analisi dell’andamento geopolitico dell’area.

Un esponente locale, citato durante l’incontro, ha descritto l’approccio adottato negli ultimi anni: “Ci siamo preparati. Non ci aspettiamo una guerra, ma ci stiamo preparando per una sorta di emergenza, come quella che stiamo affrontando oggi. Gli Emirati Arabi Uniti sono un Paese che si prepara, e noi ci stiamo preparando da molto tempo grazie alla nostra lettura della situazione nella regione. Ci siamo preparati in termini di scorte alimentari, strutture e così via”, ha dichiarato. Le dichiarazioni vengono presentate come un’indicazione della volontà di mantenere operativi i servizi essenziali anche in caso di peggioramento del contesto di sicurezza.

Nella ricostruzione dei funzionari, la preparazione non sarebbe stata incompatibile con un canale diplomatico aperto con Teheran. In questo quadro è stata richiamata l’attività congiunta con altri Paesi della regione: “Abbiamo agito in modo molto, diciamo, costruttivo con l’Iran, insieme ad altri Paesi del Golfo”, ha aggiunto il funzionario.

Nonostante questo, nel briefing è stato sottolineato che la portata delle azioni militari osservate nelle ultime settimane avrebbe sorpreso le autorità emiratine. “Quello che abbiamo visto è qualcosa che non ci aspettavamo. Il tempo ha dimostrato che eravamo pronti, ma sicuramente non ce lo aspettavamo. Non pensavamo che l’Iran avrebbe messo a rischio le relazioni di tutti i suoi vicini”, ha detto. Nel contesto degli attacchi, l’attenzione del Paese – secondo la stessa fonte – resta sulla protezione del territorio e sulla tenuta delle infrastrutture strategiche.

Nel resoconto ufficiale, l’obiettivo immediato è fermare gli attacchi contro gli Stati del Golfo. “Gli Emirati vogliono che l’aggressione iraniana contro gli Stati non combattenti, gli Stati del Golfo, finisca immediatamente”, ha dichiarato il funzionario. Parallelamente, i sistemi di difesa aerea sarebbero stati impiegati per intercettare le minacce in arrivo non solo negli Emirati Arabi Uniti, ma anche in altri Stati limitrofi. Nel testo di riferimento vengono citati episodi documentati sul territorio emiratino, come il fumo visibile nell’area industriale di Sharjah e le misure di sicurezza a Dubai dopo l’impatto di un drone in prossimità di un’area esterna a un complesso diplomatico.

Sempre nel briefing, l’analisi attribuita alla parte emiratina indica che Teheran punterebbe a destabilizzare il quadro regionale, senza prevedere l’efficacia dell’apparato difensivo nel Golfo. “La strategia iraniana è quella di cercare di creare scompiglio a livello regionale”, ma “non si aspettavano che le difese aeree nel Golfo si comportassero così bene. La nostra difesa aerea ha fatto un ottimo lavoro. Abbiamo un sistema a più livelli”, ha spiegato il funzionario.

Un altro elemento evidenziato riguarda il sostegno di partner internazionali nelle attività di pattugliamento e intercettazione. In particolare, il funzionario ha citato il contributo francese: “Devo dire che il supporto francese è stato stellare. I loro Rafale sono entrati in azione fin dal primo giorno, hanno dato il via al loro accordo con noi fin dal primo giorno. Fanno parte dei nostri continui pattugliamenti aerei, abbattono missili e soprattutto droni. Questo è un aspetto che i francesi hanno dimostrato quando gli Houthi hanno attaccato nel 2021. E anche questa volta è entrato in azione”.

Sul piano interno, le autorità emiratine sostengono di voler garantire continuità alla vita quotidiana e all’economia, pur in un contesto di rischio. “Continueremo a difendere il Paese, a difendere tutti i presenti e ad assicurarci che lentamente si torni alla normalità. Stiamo vedendo più voli in partenza. Non sono ancora vicini al numero di voli che si stavano effettuando. Stiamo ancora vedendo alcuni porti muoversi”, ha detto il funzionario. Nel testo collegato all’articolo vengono inoltre richiamati sviluppi operativi, tra cui la gestione di un allarme vicino all’aeroporto di Dubai e il racconto della giornalista Lilly Douse.

Guardando oltre l’emergenza, i funzionari sostengono che le conseguenze politiche potrebbero essere durature, anche sul fronte negoziale. “Qualsiasi nuovo accordo negoziale con l’Iran non sarà più limitato all’aspetto nucleare. I missili sono ora al centro della scena, perché i missili non sono più visti come autodifesa”, ha affermato la fonte. Pur ribadendo la necessità di deterrenza, l’obiettivo dichiarato rimane evitare un’estensione del conflitto: “In una regione di conflitti, abbiamo spesso visto che il conflitto non risolve realmente le questioni, le questioni critiche” e “Qualsiasi tipo di escalation è preoccupante. Vogliamo contenere la guerra. Non vogliamo che la guerra si espanda. Vogliamo iniziare con gli iraniani, rendendoci conto che non si stanno aiutando da soli attaccando tutto il loro vicinato, e fermarci lì e renderci conto di questo. E questo, a mio avviso, aprirà altre strade verso una mediazione attiva”.

Nel briefing è stata inoltre indicata una distinzione tra autorità e popolazione iraniana: “Abbiamo una definizione molto chiara tra il regime iraniano e i singoli iraniani”. Tuttavia, il funzionario ha avvertito che la frattura di fiducia potrebbe pesare a lungo: “Non dico che le relazioni tra gli Stati del Golfo e l’Iran non torneranno, perché in fin dei conti siete vicini, ma questo crea un enorme vuoto di fiducia che, a mio parere, durerà per decenni”.

Infine, le autorità emiratine hanno sostenuto che, una volta superata la fase più acuta, i fattori economici e sociali del Paese resterebbero solidi: “Penso che gli Emirati Arabi Uniti siano forti sui fondamentali. In ultima analisi, alla fine della giornata, questa guerra finirà, e la mia lettura è che ci sarà il rischio che finisca prima piuttosto che dopo. Ma la fine formale della guerra potrebbe richiedere un po’ più di tempo. Ma credo che a quel punto i fondamentali entreranno in gioco. Gli Emirati sono una società attraente, stabile, un’economia dinamica, un’economia di opportunità. Il regime fiscale degli Emirati rimane uno dei più interessanti. L’ambiente imprenditoriale, la sorta di premessa sociale ed economica degli Emirati, rimane uno dei più attraenti della regione, e così via. Quindi, da questo punto di vista, credo che i fondamentali ci siano e che si faranno sentire”.



Add comment