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Denunce inventate di violenza sessuale, 19 innocenti arrestati: “Non mi scopriranno mai”



Per anni avrebbe cercato uomini su siti e app di incontri, li avrebbe contattati e poi avrebbe presentato denunce di violenza sessuale rivelatesi false, in alcuni casi con conseguenze immediate come arresti o misure cautelari. Con questa accusa una cittadina britannica di 31 anni, Stacey Sharples, è stata incriminata e rischia una condanna a diversi anni di carcere per intralcio alla giustizia. Gli episodi finiti sotto la lente degli investigatori sarebbero almeno 19, anche se l’impianto accusatorio che arriverà in tribunale riguarda dieci casi ritenuti “conclamati”, per i quali la donna ha anche ammesso le proprie responsabilità.



Secondo la ricostruzione dell’accusa, Stacey Sharples avrebbe rivolto accuse di stupro e aggressione sessuale contro uomini ritenuti completamente estranei ai fatti contestati. In più occasioni, sempre secondo quanto sostenuto in aula, avrebbe descritto dettagli e dinamiche poi risultate incoerenti o non supportate da riscontri. Nessuno degli uomini indicati come aggressori è stato incriminato, ma alcuni avrebbero comunque attraversato fasi investigative complesse, tra interrogatori, controlli e periodi di restrizioni, prima che i procedimenti venissero archiviati o che le posizioni venissero definitivamente chiarite.

Dagli atti emerge che in alcune situazioni la donna avrebbe effettivamente avuto rapporti sessuali con gli uomini poi denunciati, mentre in altri casi il contatto sarebbe stato molto più limitato: con qualcuno, viene riferito, avrebbe soltanto conversato. Nonostante ciò, sempre secondo l’accusa, dopo gli incontri o i contatti avrebbe chiamato la polizia sostenendo di essere stata violentata o aggredita.

La prima segnalazione contestata risale al 2013. In quell’occasione, riferisce l’accusa, Sharples si sarebbe recata a casa di quello che viene indicato come la prima “vittima” del presunto schema e avrebbe poi telefonato al fratello dicendo di essere in pericolo e di essere stata costretta a compiere un atto sessuale. Da quell’episodio, secondo gli inquirenti, sarebbe iniziata una sequenza di denunce ripetute e distribuite negli anni successivi.

Alcuni degli uomini accusati avrebbero subito conseguenze pesanti pur in assenza di incriminazioni: un caso citato parla di una persona rimasta per 18 mesi in libertà vigilata prima di essere scagionata; un’altra avrebbe vissuto sei mesi sotto inchiesta. L’accusa colloca ulteriori episodi nel 2017 (tre dichiarazioni ritenute false), nel 2018 (quattro) e nel 2019 (undici), delineando un picco proprio nell’ultimo anno indicato.

Tra le vicende considerate più rilevanti dagli investigatori viene citato il caso di un uomo incontrato fuori da un negozio: secondo quanto riferito, Stacey Sharples gli avrebbe chiesto aiuto per vendere un televisore e, in seguito, avrebbe contattato la polizia sostenendo di essere stata aggredita sessualmente. In un altro episodio, sempre secondo la contestazione, un uomo sarebbe stato accusato falsamente di averla “ferita, morsa e strangolata”.

L’impianto accusatorio include anche un passaggio che avrebbe caratterizzato l’atteggiamento della donna nei confronti delle eventuali reazioni delle persone coinvolte. In uno degli ultimi casi, racconta l’accusa, quando un uomo le avrebbe detto che l’avrebbe denunciata, la 31enne avrebbe risposto: “Inutile fare denuncia. L’ho fatta sempre franca”. La frase viene riportata come indicativa della consapevolezza di poter evitare conseguenze, almeno fino all’avvio dell’indagine che ha portato all’incriminazione.

Dopo l’arresto, Stacey Sharples ha dichiarato di soffrire di un disturbo di personalità. Nel frattempo, il mese scorso ha ammesso dieci casi, che sono quelli su cui si concentra la contestazione principale destinata al tribunale. Il fascicolo, pur facendo riferimento a un numero più ampio di episodi presi in esame, distingue quindi tra gli accertamenti complessivi (almeno 19) e le specifiche accuse formalizzate (dieci).

In aula è intervenuto anche il pubblico ministero Mark Monaghan, che ha descritto un presunto movente ricorrente dietro le denunce: secondo la sua ricostruzione, Sharples avrebbe denunciato lo stupro quando si sentiva respinta, quando l’uomo non voleva proseguire la relazione o persino in circostanze più banali, come un rifiuto a darle un passaggio. Nel suo intervento, il magistrato ha rimarcato l’impatto sulle persone coinvolte, affermando: “Ognuno di questi uomini è completamente innocente. Le loro vite sono state rovinate dalle sue accuse”.



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