Due donne disabili denunciano di essere state lasciate fuori dal concerto di Achille Lauro al Palazzo dello Sport di Roma nella serata di venerdì 6 marzo. Il loro racconto, diffuso sui social con un video registrato mentre erano ancora all’esterno della struttura, riferisce di un accesso negato nonostante l’arrivo con largo anticipo e, a quanto sostengono, la presenza di comunicazioni di conferma relative al posto nell’area riservata.
Nel filmato, realizzato con il cellulare mentre sono sedute in carrozzina, le due donne descrivono quanto sarebbe accaduto nei minuti precedenti l’inizio dello spettacolo. La loro denuncia si apre con parole nette: “Non ci hanno fatte entrare, ci hanno sbattuto il cancello in faccia. Se non fossimo state disabili saremmo state dentro. Questa è la vera discriminazione”. Spiegano di aver cercato chiarimenti sul posto e di non essere riuscite a parlare con i responsabili.
Secondo quanto riportato nel video, l’inizio del concerto era previsto per le 21, ma loro sarebbero arrivate oltre due ore prima. Una parte del racconto viene attribuita a un contenuto condiviso su TikTok dal profilo di Graziella Saverino, indicata come presidente di Entusiasmabili aps. Le due donne affermano di aver atteso a lungo all’esterno e di essersi presentate con le indicazioni ricevute in precedenza. Nel loro resoconto, una delle due dichiara: “Siamo due persone disabili. Aspettiamo qui dalle sette meno un quarto – raccontano in un video condiviso su TikTok dal profilo di Graziella Saverino, presidente di Entusiasmabili aps – Lei ha l’email di conferma, a me hanno detto di presentarmi qui, come già successo altre volte, mi sono fidata. Siamo qui dalle 19, non ci hanno fatto entrare. Ci hanno sbattuto il cancello in faccia. I responsabili non sono venuti a parlarci, ci hanno detto che non c’è posto e se ne sono andati”.
Le due donne sostengono di aver già pagato il biglietto e di aver organizzato la logistica in base alle comunicazioni ricevute. Nel video, una di loro insiste sulla discrepanza tra le conferme e quanto accaduto poi ai cancelli, parlando di una situazione che definisce difficile da comprendere. In quel passaggio, la donna riferisce: “Se conoscessimo qualcuno e fossimo famose avremmo già chiamato e saremmo dentro. Ma non mi potete mandare un’email alle 10 di mattina confermandomi il posto – spiega l’altra – Io ho prenotato un trasporto disabili per arrivare, prima delle sette. Poi alle 20.58 mi è stato detto di attendere e alle 21.10 mi è stata chiusa la finestrella in faccia senza neanche darmi una spiegazione”.
Nel loro racconto, l’accesso sarebbe stato negato perché l’area destinata alle persone con disabilità risultava piena. Le donne riferiscono di aver ricevuto questa motivazione in un secondo momento, dopo aver insistito per ottenere spiegazioni. Al tempo stesso, riportano di aver ascoltato versioni non coincidenti da parte di altri interlocutori presenti sul posto. Nel video, una delle due afferma: “Si sono giustificati spiegando che i vigili del fuoco avevano detto che l’area disabili era piena – continua ancora – Ma poi quando lo abbiamo chiesto ad uno di loro ci ha detto che non ne sapeva niente. Siamo state anche rimproverate perché non avremmo dovuto parlare con loro. E nemmeno con le forze dell’ordine: noi avevamo provato a chiamare i militari fuori dal palazzetto per fare un esposto”.
Le due donne aggiungono di essersi sentite trattate in modo ingiusto rispetto ad altri spettatori. Sostengono, in particolare, che l’ingresso sarebbe stato consentito anche ad alcune persone arrivate più tardi, mentre loro sarebbero rimaste fuori nonostante l’attesa e le richieste di chiarimento. Ribadiscono inoltre che non sarebbe stata concessa nemmeno la possibilità di entrare brevemente per usare i servizi. Nella parte finale del racconto, esprimono amarezza e chiedono un cambio di gestione per situazioni simili, affermando: “Non è giusto che le persone normodotate siano entrate anche dopo un’ora. Devono cambiare le cose. Non ci hanno neanche permesso di entrare soltanto per andare in bagno. Poi fanno le raccolte fondi, ma quando si trovano una persona con una necessità dal vivo, non l’aiutano. E anzi, trattano peggio del peggio”.



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