L’aumento dei prezzi del petrolio sta creando preoccupazione a livello globale e in Italia si cerca di trovare una soluzione per mitigare gli effetti sui consumatori. Nelle ultime ore, i principali indici del mercato petrolifero, il Wti e il Brent, hanno registrato un incremento significativo, superando la soglia di 100 dollari al barile. Questo rialzo è strettamente legato agli sviluppi della guerra in Iran, che sta influenzando negativamente le prospettive economiche mondiali.
Il governo guidato da Giorgia Meloni ha annunciato un intervento urgente per affrontare la situazione. Domani, durante il Consiglio dei ministri, verrà discusso un decreto mirato a riattivare il meccanismo delle accise mobili su benzina e gasolio. Tuttavia, secondo gli esperti, l’impatto di questa misura potrebbe essere limitato e non risolvere del tutto il problema dell’aumento dei prezzi alla pompa.
Le accise rappresentano una componente significativa del costo dei carburanti. Dall’inizio del 2023, grazie a un intervento previsto nell’ultima legge di bilancio, le accise sono state uniformate per benzina e diesel, fissandosi a 67 centesimi al litro. A questa somma si aggiunge l’Iva al 22%, calcolata sul prezzo complessivo.
Il meccanismo delle accise mobili, introdotto dal governo Meloni nel corso di quest’anno, si basa proprio sull’Iva. Quando il prezzo dei carburanti aumenta, lo Stato incassa di più grazie a questa tassa. Se i prezzi superano una determinata soglia stabilita in precedenza, una parte degli introiti derivanti dall’Iva può essere utilizzata per ridurre il costo del carburante per gli automobilisti. In concreto, ogni aumento di dieci centesimi genera 2,2 centesimi di margine che potrebbero essere destinati a uno sconto presso i distributori.
Parallelamente al decreto sulle accise mobili, la presidente del Consiglio ha ipotizzato un’ulteriore misura per contrastare le speculazioni nel settore petrolifero. In particolare, Meloni ha minacciato un “aumento delle tasse” sulle aziende ritenute responsabili di comportamenti speculativi. Tuttavia, al momento non ci sono indicazioni precise su come questa misura potrebbe essere implementata. Gli esperti sottolineano che la speculazione sembra riguardare principalmente le compagnie petrolifere, ma non ci sono ancora dettagli ufficiali sul piano del governo.
La norma attuale sulle accise mobili prevede che gli sconti vengano attivati se il prezzo medio del petrolio supera per due mesi consecutivi la soglia indicata nei documenti contabili dell’esecutivo. Per il 2026, tale soglia era stata fissata a 66,1 dollari al barile. Già da fine gennaio, però, questa cifra è stata superata in modo costante, rendendo possibile l’attivazione del meccanismo.
Nonostante ciò, le previsioni sull’efficacia della misura non sono ottimistiche. Gli incrementi del prezzo dei carburanti alla pompa hanno già raggiunto circa venti centesimi al litro e potrebbero aumentare ulteriormente se il conflitto in Iran dovesse prolungarsi o intensificarsi. Gli esperti stimano che l’applicazione delle accise mobili potrebbe ridurre il prezzo di soli cinque-dieci centesimi al litro, un sollievo parziale ma insufficiente per affrontare l’intera portata dell’aumento.
Domani si attende una decisione definitiva da parte del Consiglio dei ministri. Il governo potrebbe optare per una modifica della norma attuale sulle accise mobili per renderla più incisiva e capace di generare un impatto maggiore sui prezzi. In alternativa, potrebbe limitarsi ad attivare il meccanismo nella speranza che gli aumenti non si protraggano nel tempo.



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