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Vertice sulla sicurezza convocato da Mattarella: cosa significa e cosa succede ora



Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha disposto la convocazione del Consiglio supremo di difesa al Palazzo del Quirinale. La riunione è fissata per venerdì 13 marzo 2026, con inizio alle ore 10. Secondo quanto indicato, all’incontro parteciperanno la presidente del Consiglio, il Capo di Stato maggiore della Difesa e gli altri ministri che compongono l’organismo.



La decisione viene descritta come una convocazione straordinaria, collegata agli sviluppi internazionali delle ultime settimane e alla necessità di un esame puntuale della situazione. In via ordinaria, infatti, il Consiglio supremo di difesa si riunisce due volte l’anno, ma può essere convocato ogni volta che il Capo dello Stato ritenga opportuno procedere a un approfondimento su dossier considerati urgenti. In questo caso, sul tavolo ci sono la guerra in Iran e le ricadute della crisi in Medio Oriente.

Il Consiglio supremo di difesa è un organismo che svolge una funzione di raccordo tra diverse componenti istituzionali: la Presidenza della Repubblica, il governo e i vertici militari. Il presidente della Repubblica, oltre a presiederlo, è anche il comandante delle Forze armate, e il Consiglio rappresenta una sede in cui vengono valutati indirizzi e possibili scelte in materia di sicurezza e difesa nazionale, soprattutto quando il contesto internazionale presenta elementi di criticità. L’attività non riguarda soltanto l’analisi delle crisi, ma comprende anche la valutazione di problemi, criteri e modalità organizzative connesse alla difesa.

La composizione dell’organo è definita e comprende, oltre al Capo dello Stato, il presidente del Consiglio e una serie di ministri con deleghe considerate centrali per la materia: Esteri, Interno, Economia, Difesa e Imprese, oltre al sottosegretario di Stato e al Capo di Stato Maggiore della Difesa. È, quindi, un tavolo in cui si incontrano responsabilità politiche e militari e in cui vengono delineate le linee d’azione del Paese nelle questioni di sicurezza. Nello stesso contesto, il presidente della Repubblica esercita la propria funzione di garanzia, potendo richiamare l’attenzione sul rispetto dei vincoli e dei principi costituzionali.

L’attuale scenario internazionale contribuisce a spiegare il carattere straordinario della convocazione. Pur non essendo direttamente coinvolta nel conflitto in Iran, l’Italia è inserita in un quadro regionale caratterizzato da tensioni diplomatiche ed economiche, con possibili effetti indiretti anche sul piano della sicurezza e della gestione di impegni internazionali. Nel testo si ricorda che, nei giorni scorsi, il governo ha autorizzato l’invio di aiuti ai Paesi del Golfo, un passaggio che rientra tra le misure adottate nel contesto della crisi.

Resta inoltre aperta una questione specifica che negli ultimi anni torna ciclicamente nel dibattito politico e istituzionale quando si intensificano crisi internazionali: l’eventuale utilizzo delle basi militari statunitensi presenti sul territorio italiano. Il tema, secondo quanto riportato, è stato affrontato anche in Parlamento. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha spiegato che, allo stato, la questione non si pone perché gli Stati Uniti non avrebbero avanzato richieste in tal senso. La posizione indicata è che il governo valuterà la situazione qualora dovesse arrivare un’eventuale richiesta, precisando che l’impiego delle basi avverrebbe per attività di supporto logistico, in linea con gli accordi internazionali vigenti.

È in questa cornice — segnata da incertezza e da una fase di forte pressione geopolitica — che Mattarella ha ritenuto necessario riunire il Consiglio supremo di difesa. La convocazione del 13 marzo, pur essendo straordinaria rispetto al calendario ordinario, si inserisce in una prassi già sperimentata durante il mandato presidenziale. Nel testo si riferisce che Sergio Mattarella ha convocato il Consiglio “una ventina di volte” nel corso del suo incarico.



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