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Meloni scaricata da Trump, si scatena il delirio tra maggioranza e opposizione



Si è verificato un significativo scossone politico. In sintesi, alla vigilia, Donald Trump ha criticato Papa Leone, suscitando la difesa del Pontefice da parte di Giorgia Meloni. Oggi, martedì 14 aprile, si è aperto un nuovo capitolo: Trump ha rivolto critiche a Meloni. Interpellato dal Corriere della Sera, il Presidente degli Stati Uniti ha espresso “sconcerto per il premier” e ha affermato che “non intende fornire assistenza nella guerra”. Ha inoltre aggiunto: “È molto diversa da come la immaginavo”.



Si tratta, dunque, di una frattura, almeno per il momento.  Questo importante caso politico mette in luce, in modo paradossale, l’ennesima, profonda, divisione all’interno dell’inesistente campo largo, composto da Partito Democratico (PD) e Movimento 5 Stelle (M5S).  Si tratta di alleati di facciata. Già a caldo, era evidente la divergenza negli ordini di scuderia: il PD si è schierato in difesa di Meloni, mentre il M5S ha optato per un attacco. La difesa del premier, apprezzata da Fratelli d’Italia (FdI), si concentrava non solo sulla sua persona, ma anche sull’Italia e sulle sue istituzioni (anche se è prevedibile che il PD utilizzerà il caso in futuro come strumento di critica contro il governo).  L’attacco del M5S, invece, è stato incondizionato, in linea con la costante opposizione a Meloni.

Passiamo ora alle dichiarazioni dei due leader, alle quali hanno fatto seguito repliche più o meno simili da parte degli altri esponenti dei rispettivi partiti.  Elly Schlein ha dichiarato: “Nessun leader straniero può permettersi di insultare e minacciare il nostro Paese e il nostro governo. Chiediamo una condanna unanime su questo tema”.

La leader del Partito Democratico ha espresso la più ferma condanna, che si prevede sarà condivisa all’unanimità in quest’aula, per l’attacco del Presidente americano Donald Trump alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la quale aveva giustamente espresso solidarietà al Papa in merito alle gravi parole rivoltegli da Trump.  L’Italia è una nazione libera e sovrana, e la nostra Costituzione è chiara: l’Italia ripudia la guerra.  Nessun capo di Stato straniero può rivolgersi al nostro Paese e al nostro Governo con tale mancanza di rispetto. Pur essendo avversari politici, siamo tutti cittadini italiani e rappresentanti degli italiani, e non accettiamo attacchi né minacce da governi di altri Paesi, ha concluso la Schlein.

Giuseppe Conte, invece, ha espresso un punto di vista differente: “L’attacco di Meloni a Trump? Era prevedibile, non mi sorprende. In questo contesto, avevo cercato di avvertire che almeno la linearità e la chiarezza possono offrire una certa protezione. Invece, l’ambiguità, a un certo punto, come tutti i nodi, viene al pettine”.  Ha proseguito: “Ma attenzione – ha ripreso il leader del Movimento 5 Stelle – proprio in questo contesto, avevo cercato di avvertire che almeno la linearità e la chiarezza possono offrire una certa protezione, piuttosto che certe ambiguità che a un certo punto, come tutti i nodi, vengono al pettine”, ha concluso il presunto avvocato del popolo.  Evidentemente, anche nel campo largo, non esiste un’identità di visione.

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