​​


Beatrice Venezi: scontro con La Fenice, accuse di nepotismo e attacco ai vertici



Beatrice Venezi replica dopo il caso Fenice, contesta le accuse, cita presunti legami familiari nell’orchestra e attacca gestione, sindacati e politica.



La vicenda che coinvolge Beatrice Venezi e la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia continua ad alimentare il dibattito nel mondo musicale. La direttrice d’orchestra, 36 anni, è tornata a parlare dopo le polemiche nate intorno al suo incarico e alle dichiarazioni rilasciate al quotidiano argentino La Nacion, nelle quali aveva denunciato dinamiche interne considerate vicine al nepotismo.

In una nuova intervista al Corriere della Sera, Beatrice Venezi ha respinto l’idea di aver formulato accuse generiche contro l’intero teatro, ma ha rivendicato il diritto di segnalare ciò che ritiene una disparità di trattamento. La direttrice, attualmente impegnata anche al Teatro Colón di Buenos Aires come direttore principale ospite, ha criticato duramente il comportamento della Fondazione e del sovrintendente Nicola Colabianchi.

Secondo Venezi, la gestione della crisi avrebbe permesso un clima ostile nei suoi confronti. La musicista ha dichiarato: “Vogliamo dire della disparità di trattamento da parte della fondazione nei miei confronti? Colabianchi ha concesso all’orchestra di fare una campagna di odio contro di me, con spillette e lancio di volantini, dando al mondo un’immagine scadente della Fenice. Hanno messo in discussione la mia competenza, il mio talento, il mio percorso. Sono arrivati a dire che il Colòn di Buenos Aires è un teatro di provincia. Per dire del savoir faire, le rivelo che ho saputo dell’annullamento dall’Ansa. Il sovrintendente mi ha spedito una mail senza farmi prima una telefonata”.

Sul tema del nepotismo, Beatrice Venezi ha precisato di non aver mai sostenuto che i ruoli orchestrali vengano automaticamente ereditati dai familiari. Ha spiegato che il suo riferimento riguardava un meccanismo più ampio presente nell’ambiente musicale, dove l’appartenenza a famiglie già inserite può rappresentare un vantaggio.

La direttrice ha affermato: “Mai detto che i posti di orchestrali si tramandano di padre in figlio. Il mio era un paragone tra la mia situazione e quella presente nel nostro mondo. Io non vengo da una genealogia di musicisti, mi sono fatta da sola e nessuno ha avuto per me il minimo rispetto, umano prima che artistico”.

Nel corso dell’intervista, Venezi ha poi citato alcuni nomi, indicando Marco Trentin e Anna Trentin, attualmente in organico, come parenti dello storico oboista della Fenice Giorgio Trentin. Le sue parole sono state: “Ad esempio Marco e Anna Trentin, attualmente in organico, parenti dello storico oboista della Fenice, Giorgio. Magari sono i migliori sulla piazza, oppure no. Ma è evidente che ci sia una facilità. Al momento di scegliere, l’appartenenza a una famiglia di musicisti gioca un ruolo. Un vantaggio competitivo che io non ho mai avuto”.

Un altro punto centrale riguarda il presunto sostegno politico alla sua nomina. Beatrice Venezi ha negato di essere stata scelta per indicazione del governo o di Fratelli d’Italia. La direttrice ha sostenuto che la decisione fosse stata presa dal sovrintendente e ha aggiunto: “Eh no! Io sono stata scelta dal sovrintendente. Fossi stata scelta da Giorgia Meloni sarei ancora alla Fenice. Non ho sentito nessuno di FdI”.

Nell’intervista, la direttrice ha richiamato anche le polemiche degli ultimi anni, a partire dalla partecipazione al Festival di Sanremo nel 2021 e dalle discussioni successive sulla sua figura pubblica. Ha chiamato in causa Corrado Augias e Laura Boldrini, sostenendo che il dibattito intorno al suo profilo sia progressivamente diventato politico.

Venezi ha dichiarato: “Prima di salire sul palco di Sanremo nel 2021 ero stata osannata persino da Augias, che definì ‘prezioso’ il mio libro, salvo poi, dopo il 2022, affermare in tv che non ero diplomata. Poi c’è stata la polemica sull’uso del termine maestro o maestra, la Boldrini mi ha attaccata e tutto ha preso una dinamica politica. Non ho mai avuto una tessera di partito, non devo niente a Roma, non ho mai fatto politica in vita mia. Mio malgrado sono diventata un simbolo di cambiamento. Questa destra aveva bisogno della mia faccia pulita e mi ha utilizzata e poi buttata via. Non sono stata difesa perché non sono organica al partito”.

La parte più dura delle dichiarazioni riguarda ancora Nicola Colabianchi, accusato dalla direttrice di aver scelto una linea di compromesso con le rappresentanze interne. Beatrice Venezi ha detto: “Si è trasformato nel perfetto cavallo di Troia a favore dei sindacati e della sinistra. Era più facile farmi fuori per mantenere il quieto vivere e tenersi il doppio stipendio, sovrintendente e direttore artistico. E l’orchestra mi ha così osteggiata per paura del nuovo, paura di uscire da una struttura consolidata in cui si è sempre fatto così. Meglio venti Traviata all’anno piuttosto che sperimentare repertori nuovi. Il sindacato non voleva abdicare al controllo artistico. La Fenice è un grande teatro, storico e prestigioso, ma come orchestra non figura nemmeno tra le prime cento. Ho trovato penoso che si siano paragonati ai Berliner”.

Il caso resta quindi aperto su più fronti: artistico, istituzionale e politico. Da una parte la posizione di Beatrice Venezi, che rivendica il proprio percorso professionale e denuncia un trattamento ostile; dall’altra il clima interno alla Fondazione La Fenice, segnato da tensioni con l’orchestra e con le rappresentanze sindacali. Le sue nuove dichiarazioni confermano che la frattura non è ricomposta e che il confronto potrebbe proseguire anche fuori dal perimetro strettamente musicale.

Visualizzazioni: 141


Add comment