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Fakir, qual è stata la causa della sua morte? La compressione toracica, lo spray urticante e la posizione del corpo: quei 38 minuti di panico



La morte di Abderrahim Fakir a Bologna solleva interrogativi sulla dinamica dell’evento e sulle procedure di emergenza adottate dalle forze dell’ordine.



Il decesso di Abderrahim Fakir, un uomo di 42 anni di origine marocchina, avvenuto a Bologna, ha suscitato un acceso dibattito sulle circostanze che hanno portato alla sua tragica fine. Gli eventi si sono svolti in un arco di tempo di circa 38 minuti, durante i quali molteplici fattori si sono intrecciati, portando alla sua morte. In attesa dell’autopsia, prevista per domani, esperti e familiari cercano di fare chiarezza su quanto accaduto.

Secondo quanto dichiarato da Mario Balzanelli, presidente della Società italiana Sistema 118 (Sis 118), esiste un allerta riguardo le “morti da contenzione”. Balzanelli ha affermato che “la posizione prona può uccidere”, sottolineando i rischi associati alla contenzione fisica prolungata in questa posizione. In particolare, il peso degli operatori sul torace e la compressione della nuca possono avere conseguenze fatali. Nel caso di Fakir, si ipotizza che l’uso dello spray al peperoncino, impiegato per immobilizzarlo, possa aver contribuito a una serie di eventi avversi.

Il presidente ha spiegato che la causa del decesso non è quasi mai attribuibile a un semplice soffocamento, ma piuttosto a una combinazione di fattori. La prima causa è legata allo stato di agitazione dell’individuo, che può provocare aritmie maligne e ischemia, condizioni che possono fermare il cuore anche senza contenzione fisica. La seconda causa è la posizione prona stessa: “Schiacciato a terra, con il peso di uno o più operatori sul dorso, il soggetto non riesce più a espandere il torace e il diaframma”, ha aggiunto Balzanelli. Questo impedisce la ventilazione necessaria per smaltire l’anidride carbonica in eccesso, causando un accumulo di CO₂ nel sangue e un conseguente abbassamento del pH, che può portare a un arresto cardiaco.

In aggiunta, l’uso dello spray al peperoncino ha complicato ulteriormente la situazione. Balzanelli ha avvertito che “l’oleoresin capsicum può provocare laringospasmo e broncospasmo, con chiusura delle vie aeree”, effetti particolarmente pericolosi per chi soffre di asma. I familiari di Fakir hanno confermato che l’uomo era asmatico e aveva precedenti ricoveri per problemi respiratori. Questo insieme di fattori ha portato a un arresto cardiaco che si è manifestato come “attività elettrica senza polso”, una condizione critica e spesso letale.

Balzanelli ha anche evidenziato l’importanza di una risposta tempestiva in situazioni simili: “La finestra per evitarlo, o per renderlo molto meno probabile, è stretta e coincide con un gesto semplice: togliere subito la persona dalla posizione prona”. Ha fatto appello affinché venga riconosciuta l’agitazione acuta come un’emergenza medica, suggerendo che sia sempre attivato il 118 con un equipaggio medico-infermieristico per una valutazione clinica adeguata e per eventuali sedazioni necessarie.

L’episodio ha sollevato interrogativi sulla formazione delle forze dell’ordine e sulla necessità di protocolli condivisi con i servizi di emergenza. Balzanelli ha sottolineato l’urgenza di costruire una formazione congiunta tra le forze dell’ordine e il Sistema 118 per affrontare situazioni di agitazione acuta in modo più efficace.

In attesa dei risultati dell’autopsia, il caso di Abderrahim Fakir rimane al centro dell’attenzione pubblica e degli esperti, che continuano a interrogarsi sulle procedure adottate durante l’intervento delle forze dell’ordine e sulla salute dei cittadini in situazioni critiche. Le indagini continueranno a cercare risposte a domande cruciali su come migliorare la sicurezza e la salute in tali circostanze.

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